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NON C’È’ ACQUA PER IRRIGARE 

da | 24 Gen 2023 | NEWS

Baraggia
«Stante l’attuale situazione delle nostre dighe, potremmo essere costretti a non aprire l’irrigazione». C’è preoccupazione tra i vertici del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese sulla carenza di precipitazioni sul territorio delle due province. (Come gestire le semine di riso)

I TRE INVASI

I tre principali invasi Ostola, Ingagna e Ravasanella hanno un riempimento che oscilla tra il 22 e il 28%: se le condizioni non dovessero mutare, ha sottolineato il presidente Leonardo Gili, quasi 4.000 ettari di campi coltivati a mais e riso potrebbero rimanere a secco. Anche perché la poca acqua attualmente presente dovrà servire per l’idropotabile, e quindi assicurare l’acqua da bere ad una fascia di 39 comuni e 50.000 abitanti da Borgosesia fino a Crescentino. Dalla sede di via Fratelli Bandiera comunicano una serie di numeri che fotografano la situazione attuale nei tre invasi. Ad oggi l’Ingagna ha un riempimento al 25,33%, cioè 1,7 milioni di metri cubi d’acqua. L’Ostola ha un riempimento al 22,3%, con 1,2 milioni di metri cubi attualmente presenti. Infine la Ravasanella ha un riempimento al 28,15%, con 1,3 metri cubo. Due anni fa, quando non c’erano condizioni di siccità, le dighe avevano rispettivamente un riempimento di 6 milioni di metri cubi d’acqua (Ingagna) e 5,5 milioni (Ostola e Ravasanella).
L’invaso dell’Ingagna serve circa 1.600 ettari coltivati a mais nei comuni biellesi di Verrone, Salussola, Mottalciata, Cerrone, Cossato, Benna, Borriana e Benna. Il sistema di invasi dell’Ostola e Ravasanella coinvolge comuni di Masserano, Roasio, Brusnengo e Castelletto Cervo, serve circa 1.800 ettari coltivati prevalentemente a riso.

IL COMMENTO DI LEONARDO GILI

«Le condizioni attuali – commenta il presidente del Consorzio, Leonardo Gili, con il direttore Alessandro Iacopino – non ci permetterebbero ad oggi di usare le scorte per l’irrigazione, e quindi un uso diverso dell’acqua se non l’idropotabile. I nostri invasi non sono alpini, ma si basano sulle piogge, principalmente quelle estive che cadono copiosamente e in un breve periodo». (La novità)
Dal Consorzio evidenziano nuovamente la necessità di realizzare nuovi invasi e nuovi sistemi per la raccolta dell’acqua, prima su tutti la diga sul Sessera, che si attende da 17 anni. Il progetto è ora aggiornato e integrato con un ulteriore punto di prelievo prima delle diga, che permetterebbe, tramite canalizzazione, di avere 7 milioni di metri cubi d’acqua in più, in aggiunta ai 2,5 milioni di metri cubi per l’idropotabile di Biella e comuni limitrofi, e 4,5 milioni di metri cubi per la Valsessera, Baraggia e Bassa Valsesia, già previsti nei progetti attuali.
«Siamo in questa situazione perché ai tempi non sono state realizzate le opere – conclude Gili -; senza due dighe, 39 comuni e 50.000 persone rimarrebbero senz’acqua e dovrebbero essere serviti tramite autobotti, che non ci sarebbero neanche. Nel corso di quest’anno sta succedendo ciò che è successo già l’anno scorso, cioè lo svuotamento delle dighe per garantire l’approvvigionamento dell’acqua potabile ai cittadini. Ma se non saremo in grado di riempire gli invasi, non so cosa succederà nel 2024”. Sul rapporto con i consorzi irrigui, dal Consorzio di Bonifica commentano: “Con loro collaboriamo, anche se hanno competenze diverse dalle nostre, perché noi abbiamo competenza sui bacini. Con Est Sesia non abbiamo avuto momenti di tensione ma momenti di confronto». Autore: Roberto Maggio

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