LA CARICA DEI SIMILARI

Gregori e Oryzon analizzano i dati di semina e di certificazione focalizzando l'attenzione sulle varietà

Ad una prima analisi i dati relativi alle stime di semina di riso italiano nel 2019 potrebbero indicare una scarsa attenzione degli agricoltori nel valutare e poi scegliere le varietà più idonee per affrontare la nuova campagna. Ma confrontando i dati, purtroppo, per ora solo generici forniti dall’ENR con i dati forniti dal CREA (suddivisi per varietà) possiamo dare un’interpretazione più analitica della situazione.

Gruppo Arborio:

Secondo la stima dell’ENR l’aumento di superficie nel 2019 rispetto al 2018 è pari al 21,4%. Aumento considerevole se preso nel suo complesso. Analizzando le varietà appartenenti al gruppo vale la pena fare alcune considerazioni.

  1. Arborio: la disponibilità vendibile nel 2018 rappresentava nel 2018 il 7,86% del totale del gruppo omonimo. Il seme certificato dal CREA per le semine 2019 di Arborio rappresentano il 6,97% del totale certificato del gruppo. Vero che non si possono conteggiare, ad oggi, le risemine aziendali, ma si presuppone una ripartizione più o meno equa delle varietà. La prima considerazione è palese. A fronte di un aumento importante di superficie, la varietà storica che dà il nome al gruppo varietale di appartenenza sembra arrancare. Questa situazione può essere la cartina tornasole per le certificazioni “riso classico” e per i progetti futuri delle varie certificazioni in cantiere, vedi IGP.
  2. L’aumento più consistente all’interno del gruppo, sempre basandosi sui dati CREA, appartengono alle varietà CL388 e Telemaco, mentre il Volano dovrebbe (il condizionale è d’obbligo soprattutto per la varietà che ha il più alto riutilizzo aziendale di seme nel gruppo) subire un forte calo di superficie. In questo caso le considerazioni sono più tecniche e, soprattutto, legate al mercato. Prima considerazione. Il CL388 è una varietà inserita ultimamente nel gruppo Arborio. Pur non essendo particolarmente apprezzata dall’industria (a metà luglio era stato trasferito appena l’11% della disponibilità vendibile) per le dimensioni più piccole rispetto alle altre varietà del gruppo, la varietà ha registrato il maggior incremento di seme certificato. Raffrontando le percentuali nel 2018, il CL388 rappresentava solo lo 0,59% della disponibilità vendibile del totale del gruppo di appartenenza; mentre nel 2019 il quantitativo di seme certificato, sempre secondo i dati CREA, rappresenta il 18,93% del totale del quantitativo di seme certificato del gruppo. Il successo della varietà, soprattutto nel pavese-milanese, è dovuto al suo utilizzo nella lotta contro le infestanti (riso crodo in primis), ma mina i vari processi di valorizzazione della varietà regina del gruppo. Per contro se, effettivamente, le riserie dovessero snobbare il CL388, dovremmo ridimensionare l’aumento della disponibilità vendibile del gruppo. Quindi attenzione al possibile doppio effetto. Chi userà l’aumento della disponibilità (compreso CL388), svalutando il valore delCL388 per le imperfette caratteristiche biometriche, cercherà di abbassare il valore di tutte le varietà del gruppo (chi ha buona memoria ricorderà il caso “Ulisse”). Per contro l’effettiva disponibilità di varietà che rappresentano al meglio le caratteristiche biometriche del gruppo potrebbero riproporre un mercato su valori più congeniali al mondo agricolo.

Gruppo Carnaroli:

Quasi identica alla situazione del gruppo Arborio con valori più contenuti. L’aumento della superficie è quasi completamente appannaggio del Caravaggio e Leonidas, mentre il Carnaroli sembra andare in controtendenza. Come per l’Arborio vale lo stesso discorso per il Carnaroli. Se si intende procedere alla sola valorizzazione delle varietà classiche, senza tenere in considerazione le potenzialità delle nuove generazioni di risi, è probabile che il “libero mercato” darà poco spazio alla risicoltura italiana.

Gruppo Baldo e Gruppo Roma:

In questi due gruppi possiamo dire che è andato tutto secondo copione. Cammeo e Barone CL, pur non essendo le varietà storiche dei rispettivi gruppi, sono ormai le varietà regine del mercato. Naturalmente occorre anche una azione di promozione delle sopracitate varietà onde evitare pessime performance sui mercati, come avvenuto un paio di stagioni fa per il Barone. Autore: Gregori & Oryzon

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Risicoltura
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