IL PSR ACCELERA, MA NON OVUNQUE

INCHIESTA sulla attuazione dei piani in Lombardia, Piemonte e Sardegna
libellula

Ogni tanto una buona notizia in agricoltura ci vuole, soprattutto quando si parla di fondi europei, che noi italiani siamo specialisti a lasciarci sfuggire. Dopo aver chiuso il 2017 in modo negativo, soprattutto a causa delle difficoltà determinate dalle incertezze sui nuovi obblighi legati alla certificazione antimafia, la spesa dei Piani di Sviluppo Rurale è ripartita. Ed è una fortuna, perché il 2018 rappresenta per l’autorità di gestione dei PSR un momento chiave nella programmazione 2014-2020. Questo è infatti il primo anno in cui scatta la regola del disimpegno automatico delle risorse; gli stanziamenti 2015 devono essere erogati entro il 31 dicembre 2018, altrimenti le risorse tornano a Bruxelles.

Tra le misure del PSR più gettonate dai risicoltori della provincia di Pavia c’è sicuramente la misura 10, che garantisce l’accesso ai pagamenti agro-climatici-ambientali. «Tra i nostri associati – spiegano dal Centro Assistenza agricola (CAA) di Coldiretti Pavia – circa 300 aziende hanno fatto richiesta per accedervi e, sono state tutte finanziate da Regione Lombardia». Tra gli obiettivi di questa misura, che riconosce agli agricoltori un contributo ad ettaro, c’è la conservazione della biodiversità nelle risaie. «Da concretizzarsi – spiegano ancora i tecnici del CAA Coldiretti – con la realizzazione dei cosiddetti “fossetti” e con altri impegni accessori, come la sommersione invernale, la realizzazione di una coltura di copertura o da sovescio e il mantenimento delle stoppie».

Tra le misure più recenti, invece, vannosegnalate la 4.1 e la 4.2 del Piano di Sviluppo rurale, i cui bandi sono stati pubblicati pochi giorni fa da Regione Lombardia. Le due misure si pongono l’obiettivo distimolare la competitività del settore agricolo, garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e contribuire alle azioni per il clima. La 4.1 riguarda gli “Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole”, mentre la 4.2 riguarda il “Sostegno a investimenti a favore della trasformazione, della commercializzazione e/o dello sviluppo dei prodotti agricoli” ed è rivolta ad aziende di grandi dimensioni. «Infine vanno segnalate anche le tre misure del GAL Lomellina : la misura A.4.1.01 riguarderà la competitività e la sostenibilità delle aziende, la M.04.4.02 interesserà il recupero ed il potenziamento dei fontanili come corridoi ecologici d’acqua e la misura B.6.4.01 punterà sulla diversificazione del reddito mediante la fornitura di servizi agrituristici».

«In questo momento, con i prezzi del riso ancora troppo bassi, il sostegno delle istituzioni è fondamentale per riuscire a programmare degli investimenti – spiega Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia e risicoltore di Rosasco – Queste misure sono importanti, perché possono sostenere gli imprenditori che intendono investire per migliorare la propria azienda».

In Lombardia dunque la situazione è positiva, i risultati a fine 2018 sono mediamente buoni e anche Giovanni Daghetta, presidente Cia della Provincia di Pavia, lo conferma: «Abbiamo riscontrato parecchie adesioni a misure già accettate nella vecchia programmazione, molti le hanno continuate con esiti molto buoni, i terreni erano già pronti all’attuazione di misure note; tra queste sicuramente quella che riguarda i“fossetti” per il mantenimento della fauna e della flora autoctone ha riscontrato notevole successo e con essa la misura accessoria del sovescio. Non è stata purtroppo molto considerata la sommersione iemale ( circa 2000 ettari aderenti), utile all’ambiente e alla conservazione delle zone idriche. Nel Pavese, causa terreno prevalentemente sabbioso, la minima lavorazione è la modalità che più viene impiegata: i Psr sarebbero disposti a finanziare a questo proposito le macchine per la semina su sodo, tecnica di agricoltura conservativa e si basa sull’assenza di qualsiasi tipo di lavorazione meccanica del terreno».
Va anche sottolineato il caso in cui i bandi relativi alle misure del Psr non sono del tutto aderenti alle reali esigenze delle imprese agricole e quindi non vengono pienamente sfruttati dalle stesse. Giuseppe Cattaneo, Responsabile CIA Vigevano (PV) , a questo proposito aggiunge: «bisogna considerare che si tratta di misure create per gli agricoltori, vari bandi da PSR sono stati aperti nel 2018 ed altri sono in apertura, con un’accelerazione da parte di Regione Lombardia nell’ultimo periodo. Anche la misura giovani (operazione 6.1.01 – Incentivi per la costituzione di nuove aziende agricole da parte di giovani agricoltori) sembra pensata più per “esterni” che devono accedere al mondo agricolo per favorire il ricambio generazionale all’interno delle imprese esistenti. In molti casi, gli agricoltori non aderiscono ai bandi in quanto ritengonoche gli stessi abbiano “paletti” troppo stretti e sono soggetti ad una burocraziaasfissiante per essere pienamente utilizzati dal mondo agricolo».
L’attuazione della politica di sviluppo rurale inoltre procede con differenze notevolissime tra le varie regioni. I Psr di alcune manifestano ancora un  appesantimento procedurale che gli agricoltori lamentano. E’ il caso del Piemonte. «In alcuni casi purtroppo non si riesce a raggiungere la soglia minima dei punteggi, o se la si supera, si rimane comunque ad un livello basso in graduatoria che no rende possibile l’accoglimento della domanda» ci dichiara Paolo Guttardi, direttore di Confagricoltura nella provincia di Vercelli. Non è molto differente il parere di Attilio Mastino, addetto ufficio stampa Confagricoltura a Oristano, dove addirittura nell’arco del 2018 si sono riscontrate solo prosecuzioni d’impegno. Specifica: «non sono stati aperti nuovi bandi, se non per il Bio, tra quelli partiti nel 2016 i più gettonati rimangono sempre quelli legati all’avvicendamento colturale del suolo. Anche se è stato parecchio difficile ottenere gli applicativi per l’istruttoria e molte domande non sono state ancora liquidate». Autore: Martina Fasani
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Risicoltura
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