FERMARE L’ACCORDO COL MERCOSUR

Discussione serrata sull'accordo commerciale con il Sudamerica. Il parere dell'Ente Risi
Accordo Ue e Mercosur
Accordo Ue e Mercosur

Il consiglio agricolo UE è scettico sulla possibilità di procedere alla ratifica finale dell’accordo commerciale tra l’Unione e i Paesi dell’area Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), come dichiarato dalla presidente di turno del Consiglio, la ministra tedesca Julia Klöckner.

L’accordo prevede la liberalizzazione del 91% dei beni esportati dalla UE nel Mercosur e del 92% di quelli esportati dal Mercosur alla UE, ovvero l’eliminazione totale dei dazi, la cui entrata in vigore non avverrà prima di 2 – 3 anni, secondo la tempistica prevista per le procedure di approvazione dell’accordo, che dovrà ricevere il benestare del Consiglio dell’Ue, del Parlamento europeo e dei singoli Parlamenti nazionali.

La trattativa tra UE e Mercosur

La trattativa, iniziata nel 2000, ha subito numerosi rallentamenti nel corso degli anni ed ha trovato nuovo impulso nell’ultimo quinquennio, in risposta al protezionismo ed alle guerre doganali portate avanti da grandi potenze dell’economia mondiale come gli Stati Uniti. L’accordo commerciale assume quindi rilevanza politica e strategica per Bruxelles che lo impugna al fine di stringere alleanze commerciali alternative agli Stati Uniti, in aggiunta alle intese realizzate con altri 19 Paesi quali Messico, Vietnam, Canada e Giappone. In questo panorama strategico, il settore agroalimentare rischia di essere penalizzato a favore di altri comparti, come il farmaceutico e l’automotive, rilevanti soprattutto per l’export tedesco e interessati al quinto maggior mercato fuori dai confini comunitari, con 260 milioni di consumatori latino-americani.

Il dibattito europeo sull’etichettatura dei prodotti alimentari si riflette anche sulle trattative d’Oltreoceano: l’accordo tra UE e Mercosur è infatti molto restrittivo per quanto riguarda la tutela dei marchi agroalimentari ed intende vietare, a seguito di un periodo di transizione, l’uso di termini legati a DOP e IGP per prodotti che non possono essere definiti tali, nonché simboli, bandiere o immagini fuorvianti rispetto all’origine geografica del prodotto.

Cosa cambia per il settore risicolo nel Mercosur?

Abbiamo chiesto delucidazioni sul tema a Paolo Carrà, presidente di Ente Risi: «Nella campagna 2019/2020 l’Italia ha esportato circa 6.000 tonnellate nel Mercosur, quasi tutte in Brasile. Questo accordo si aggiunge ai tanti accordi già operativi che fanno in modo che il 70% del riso venga importato nell’Ue senza il pagamento del dazio.

Il settore risicolo è quindi direttamente coinvolto: l’accordo prevede infatti che gradualmente, dopo 6 anni dall’entrata in vigore, gli operatori dei Paesi del Mercosur potranno esportare ogni anno 60.000 tonnellate di prodotto verso l’Unione europea in esenzione totale dai dazi. La Commissione non applica il principio del prodotto “sensibile”, che prevede un trattamento particolare per prodotti come il riso che subiscono la concorrenza delle importazioni a dazio zero, né ha considerato i problemi che sta attraversando la risicoltura europea. Le importazioni a dazio zero non sostituiranno il traffico già esistente di importazione dal Mercosur, pari a circa 100.000 tonnellate annue, per lo più di riso semigreggio, ma andranno a sommarsi ai tanti altri contingenti di importazione già operativi, finendo per saturare il mercato dell’Unione europea e riducendo lo spazio commerciale per il riso europeo. Chiaramente quindi l’accordo con il Mercosur finirà per togliere spazio al riso coltivato nell’Ue, in particolare a quello italiano».

Sindacati in allarme

In allarme anche Confagricoltura che invita a tenere conto della reciprocità delle regole e dell’esigenza di evitare distorsioni di concorrenza: i mercati aperti e il libero scambio sono interessi strategici per l’agroalimentare italiano ma occorre assicurare la reciprocità nel rispetto delle regole in materia di protezione dell’ambiente, tutela del lavoro e delle risorse naturali. Coldiretti lancia l’allarme sicurezza a tavola ed evidenzia la necessità del rispetto dei criteri e dei percorsi di qualità riguardanti l’ambiente, il lavoro e la salute, dato che su alcuni Paesi del Mercosur gravano pesanti accuse connesse ai rischi alimentari ed allo sfruttamento del lavoro minorile.

Inoltre, per prodotti quali riso, zucchero ed agrumi provenienti dal Sud America, si temono problemi fitosanitari e di contaminazione da Black – spot o Macchia Nera, una malattia non ancora presente in Europa ma a rischio diffusione, con possibili effetti disastrosi. Allo stesso modo, anche CIA – Agricoltori Italiani, che guarda da sempre con favore agli accordi commerciali internazionali, auspica che in questo caso siano tutelate dal trattato le produzioni zootecniche e cerealicole, esprimendo a sua volta preoccupazione dato che nell’Ue vigono alti standard in termini di sicurezza alimentare, ambiente, salute e benessere degli animali che garantiscono il successo dei prodotti agroalimentari europei nel mondo ma che rischiano di essere vanificati dalla concorrenza di prodotti che non rispettano il principio di reciprocità delle regole comunitarie. Autore: Milena Zarbà

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Risicoltura
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