ENTE RISI: TROPPA SEMINA IN ASCIUTTA

Il 22 novembre le conclusioni del progetto Watpad a Castello d'Agogna
La distrubuzione dell'acqua dal Canale Cavour al territorio circostante. Un vortice porta l'acqua nella chiusa da cui nasce un canale secondario che andrà ad irrigare le risaie.

La coltivazione del riso in asciutta crea una situazione insostenibile secondo l’Ente Nazionale Risi. Il giudizio è tecnico e  proviene da Marco Romani, il quale, intervistato da Pagina 99, spiega che questa soluzione crea uno squilibrio idrico:  «La situazione non è sostenibile», dice infatti Romani al settimanale. Secondo il ricercatore dell’Ente Nazionale Risi, «la semina in asciutta non sfrutta l’abbondanza di acqua disponibile in primavera, concentrando la richiesta a giugno, quando la rete idrica è già gravata dalla bagnatura del mais» ed è in costante espansione. «A partire dal 2004, i grafici dell’Ente Risi sulla diffusione della semina interrata mostrano una linea retta che cresce a 45 gradi. Tanto che oggi quasi la metà del riso  italiano è coltivato così» osserva il giornale, riferendo che il sistema viene dagli Stati Uniti ed è stato messo apunto negli anni Ottanta per risparmiare manodopera e mezzi nella gestione di irrigazione, semina e trattamenti.

Secondo Romani, il vantaggio è economico e pratico, perché permette una più comoda gestione delle macchine, e «moltissimi si stanno convertendo – dichiara -. Permette di usare lo stesso trattore per tutto. Questo si traduce in un risparmio di circa un operaio ogni 100-150 ettari». Il problema è che la rete irrigua è stata costruita – secoli fa – sulla base di esigenze diverse: dal canale Cavour al Regina Elena, le grandi opere irrigue sono tarate per un uso della risorsa idrica dilatato nel tempo mentre con questa “rivoluzione” si sovrappone la domanda della risaia a quella del mais, visto che entrambi, se si pratica la semina in asciutta, richiedono di essere bagnati nello stesso periodo. Eppoi, come riferisce l’Est Sesia nello stesso articolo, «nelle ultime due stagioni siamo riusciti a governare la scarsità solo grazie a temporali improvvisi che hanno permesso interventi di soccorso. Ma non possiamo sperare che ognianno si ripetano questi fenomeni fortuiti. E con la siccità autunnale che stiamo vivendo quest’anno il pericolo per il raccolto dell’anno prossimo diventa ancora più alto».

L’articolo si conclude con un invito alla consapevolezza e al rispetto del sistema idrico da parte dell’Ente Risi, che sta studiando la miglior gestione della risorsa irrigua nell’ambito di un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo, che si chiama Watpad. Le conclusioni sono presentate oggi, 22 novembre, al centro ricerche dell’Ente Risi.

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