ECCO COME GLI AIUTI PAC INFLUENZANO IL VALORE FONDIARIO

Effetti della Pac e modelli d'impresa al convegno del 19 settembre

Un corposo lavoro sugli “Effetti Ambientali ed Economici della Pac 2015-2020” è stato presentato al convegno del 19 settembre sulle prospettive della Pac all’Università di Milano in via Celoria 2. Autori del lavoro: Alessandro Olper (professore ordinario), Danilo Bertoni e Daniele Cavicchioli (Ricercatori confermati di Economia ed Estimo Rurale), Daniele Valenti e Davide Fugazza (assegnisti ricercatori), presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali.

Pagamenti diretti e valori fondiari

«Il nostro studio – hanno spiegato – si occupa di analizzare l’impatto dei pagamenti diretti (PD) sui valori fondiari italiani: variazioni dei valori fondiari hanno implicazioni dirette sul bilancio e sulla capacità di generare reddito delle imprese agricole. Di particolare interesse risulta l’effetto della riforma Fisher 2003 (Pagamento Unico Aziendale (PUA) sul valore fondiario. Il PUA prevede il disaccoppiamento degli aiuti economici rispetto al tipo di specializzazione produttiva. Tuttavia gli aiuti disaccoppiati rimangono collegati al valore della terra. La relazione tra aiuti PAC e valore fondiario è garantita nel caso in cui il possesso dei titoli previsti del PUA (metodo storico) sia direttamente collegato alla superficie di terra eleggibile.

Il grado di capitalizzazione dei pagamenti disaccoppiati sui valori fondiari può dipendere da una serie di fattori, quali: il numero di titoli di pagamento rispetto alla superficie di terra eleggibile; grado di competizione del mercato fondiario (Graubner 2018).

I nostri principali risultati mostrano che gli aiuti accoppiati sono capitalizzati sui valori fondiari. Inoltre, gli aiuti disaccoppiati risultano bassi e fortemente influenzabili dal livello di competizione del mercato fondiario.

I dati del telerilevamento

Gli effetti delle politiche di greening sulla qualità dei suoli lombardi – osservati attraverso il telerilevamento – sembrano al momento ridotti. In futuro, useremo il telerilevamento per valutare altri effetti del greening, es. sulla diversificazione del paesaggio. Inoltre dall’analisi dell’impatto delle Misure Agro-ambientali (AEMs) è emerso che gli agricoltori sono stati compensati per politiche agricole che avrebbero implementato anche in assenza di AEMs, tra cui la diversificazione produttiva, il mantenimento dei prati pascoli e il Bio». 

Il futuro delle piccole imprese

Il “Ruolo e prospettive delle piccole imprese nella Pac post 2020” (a cura di: Roberto Pretolani, professore di Economia ed Estimo Rurale presso l’Università degli Studi di Milano e Diana Caporale, assegnista di ricerca del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali presso Università degli Studi di Milano) ha messo invece in luce i margini di crescita delle piccole imprese. «L’immagine e la qualità del prodotto a forte identità territoriale – hanno detto i ricercatori – sono legate alle caratteristiche dei processi produttivi e del territorio. Questo modello competitivo è fortemente compatibile con un tessuto diffuso di aziende agricole e di trasformazione di piccole e medie dimensioni e con la valorizzazione dei territori collinari e montani, ma è oggi fonte di ispirazione delle strategie competitive anche delle aziende medio-grandi. Questo modello è ad esempio dominante nel settore del vino, nel quale le numerose imprese multinazionali che lo popolano hanno adottato forme organizzative che preservano l’identità aziendale delle singole “tenute” e il loro legame con il territorio, coordinandone l’attività commerciale in relazione alle catene globali del valore. Lo sviluppo di forme distribuzione organizzata specializzate su un’ampia gamma di produzioni di alta qualità e il commercio elettronico lasciano prospettare importanti margini di crescita. Il modello sottinteso dal primo pilastro, al contrario, è quello delle commodity, merci indifferenziate che competono su mercati globali per il prezzo e sono soggetti alla speculazione finanziaria e allo squilibrio di potere a sfavore dei produttori agricoli. In termini numerici e di superficie le small farms prevalenti sono quelle della tipologia “destrutturale”; considerando invece l’apporto di lavoro, prevalgono nettamente le aziende “professionali/multifunzionali”: i ricavi medi delle small farms sono < 10.000 euro di cui 84% da prodotti, 3% da attività complementari e 13% Pac. Non è possibile prevedere un supporto Pac per ogni tipologia di small farm a causa dei vincoli di budget. Il supporto Pac dovrebbe essere focalizzato sulle small farms nelle aree marginali dove l’uscita delle aziende agricole comporterebbe l’abbandono ed il degrado del territorio». Autore: Martina Fasani 

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