CHI DA’ I NUMERI SUL RISO?

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Le previsioni di semina stanno diventando un giallo da quando l’Istat ha parlato di un crollo delle semine di riso. Secondo l’istituto di statistica, le semine primaverili segneranno un clamoroso meno 4,6%. Come sappiamo, il sondaggio dell’Ente Risi parla quest’anno di un incremento del 0,45%. 1000 ettari in più secondo l’Ente Risi, 10mila meno secondo l’Istat. Non è noto come l’Istat raccolga questi dati. Qualcuno potrebbe pensare che glieli fornisca l’Ente Risi, in quanto è l’unica struttura in grado di effettuare dei sondaggi di questo tipo su tutto il territorio nazionale. Invece no. Le due strutture sono assolutamente disgiunte. L’Istituto nazionale di statistica dispone evidentemente di terminali propri, il che rende la situazione ancor più imbarazzante perchè lo scarto è veramente impressionante per chi mastica questi numeri, le semine sono alle porte e due enti pubblici stanno fornendo dati assolutamente divergenti. Secondo l’Istat è in atto una fuga dalla risaia, secondo l’Ente Risi no. Anzi, quel + 0,45% che l’Ente Risi ha indicato potrebbe addirittura trasformarsi in un +1%. Resta il busillis dei numeri, che potrebbe nascere dal momento in cui vengono raccolti i dati. Del che è arciconvinta Assosementi: “quanto emerge dall’indagine sulle intenzioni di semina svolta dall’Istat risente chiaramente del momento in cui essa viene realizzata, tra novembre e dicembre, quando gli agricoltori hanno di fatto pressoché completato le semine autunnali e stanno invece ancora programmando quelle primaverili, suscettibili poi di spostamenti” sottolinea una nota dell’associazione. Un’ipotesi credibile, perché a novembre molti risicoltori, spaventati dai listini, erano ancora incerti tra riso, mais e soia. L’andamento climatico avrebbe poi convinto molti che non esistono porti davvero sicuri e che non era il caso di abbandonare il riso per la soia o per il mais. Per dovere di cronaca bisogna registrare però che se i dati sul riso hanno risentito del periodo di rilevazione, come osserva Assosementi, è anche vero che in quello stesso periodo la tendenza a ridurre gli investimenti nella soia e nel mais si era già manifestata, tant’è che l’Istat segnala un -3,1 per il primo e un -2,14 per la seconda… Secondo la nota diffusa dall’Istat, le intenzioni di semina dichiarate dai coltivatori, relative all’annata agraria 2013-2014 fanno registrare infatti degli decrementi generalizzati delle superfici destinate alla coltivazione dei cereali, con l’eccezione del frumento duro (+0,1%). Le flessioni interessano frumento tenero (-2,5%), orzo (-0,3%), avena (-10%), mais da granella (-3,1), sorgo (-9,6%), riso (-4,6%) e “altri cereali” (-1,5%). I semi oleosi registrano un decremento complessivo delle superfici investite a girasole (-3%) e soia (-2,4%), e un aumento per colza e ravizzone (+3,9%). Inoltre, si registra – 0,8% per il mais da foraggio e -1% per le “altre foraggere temporanee”. Significativo l’aumento delle superfici dichiarate a riposo (+18,7%). Di fronte a quest’analisi, Assosementi ha replicato con una nota che recita così: “Assosementi non condivide tutte le indicazioni sulle intenzioni di semina degli agricoltori per l’annata agraria 2013-2014, che ISTAT ha diffuso nella giornata di ieri. Mentre si può concordare sulla sostanziale tenuta delle superfici dei cereali autunno-vernini quali frumento tenero, duro e orzo, è invece da considerarsi eccessivamente pessimistico l’orientamento di una contrazione degli investimenti per quasi tutte le colture a semina primaverile. I segnali dalle reti vendite seme lasciano infatti intravedere un aumento delle semine di sorgo da granella (per Istat in calo, – 9,6%), di barbabietola da zucchero (+15.000 ha) e soprattutto della soia, ben sostenuta in questo momento dalle quotazioni di mercato. Buone aspettative poi anche per il pomodoro da industria, ma soprattutto per l’erba medica, una coltura poliennale, probabilmente in vista dell’erogazione dal 2015 dell’aiuto Pac previsto per le colture proteiche. Eccessiva anche la contrazione (- 4,6%) rilevata da Istat per il riso. “Per il mais da granella le nostre stime vanno oltre le indicazioni di Istat (-3,1%) – afferma Giuseppe Carli, presidente della Sezione colture industriali di Assosementi – con una contrazione delle superfici ben superiore, soprattutto nelle zone del nord-est, Friuli, Veneto ed Emilia-Romagna. A beneficiarne dovrebbe essere la soia, per la quale stimiamo un incremento intorno ai 40.000 ha. Dinanzi ad un sensibile aumento della domanda di sementi di soia desideriamo mettere in guardia gli agricoltori sulle possibili offerte sul mercato di seme non ufficialmente certificato, quindi di provenienza illegale, che non ha subito i prescritti controlli qualitativi ed ogm e che manca del requisito della tracciabilità”. (05.02.14)

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Risicoltura
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