SE I GIGANTI LITIGANO…

Le aste tailandesi danneggiano il Vietnam, che vede calare le esportazioni e rivede i suoi programmi: Europa nel mirino?

RISAIE-TERRAZZE-CAMBOGIA-VIETNAMLe esportazioni risicole del Vietnam sono diminuite del 13,5% in volume e del 10% in valore nei primi otto mesi di quest’anno: lo conferma il sito http://english.vietnamnet.vn,  riportando i risultati di un incontro dell’Associazione agricola vietnamita che si è svolto qualche giorno fa. Complessivamente sono stati venduti all’estero 3,3 milioni di tonnellante nei primo otto mesi del 2016, per un valore di 1,43 miliardi di dollari. Sono disponibili sul mercato un altro milione di tonnellate, per cui sono già stati siglati i contratti, mentre ci sono scorte per altri 1,2 milioni di tonnellate. Nel 2015 il Vietnam aveva esportato riso per 2,68 miliardi di dollari, con un calo in valore del 3,9%, sebbene i volumi siano stati leggermente superiori all’anno precedente.

Gli operatori del settore lamentano il fatto che i prezzi delle scorte vietnamite si attestano su livelli più elevati rispetto alla media internazionale, che mostra un trend in diminuzione: questo sta causando non pochi problemi per piazzare il prodotto disponibile. A trainare in basso le quotazioni sono sia il riso tailandese, sia quello pakistano. In particolare le mega aste indette dal governo di Bangkok stanno penalizzando il mercato a livello globale: gli scambi mondiali si attestano ogni anno intorno ai 40 milioni di tonnellate, e qualsiasi incremento anomalo di disponibilità  da uno dei fornitori va a ridurre la quota di mercato di un concorrente. Per quest’anno l’associazione dei produttori vietnamiti si era posta come obiettivo l’export di 6,5 milioni di tonnellate, ma gli attuali scenari del mercato internazionale hanno consigliato di riposizionare il target intorno a 4,9 milioni di tonnellate.

Un obiettivo che sarà comunque difficile da raggiungere, visto che proprio mentre veniva si ricalcolavano questi programmi di lavoro, il Comitato per la gestione del riso tailandese ha approvato – il 29 e il 30 agosto – la vendita di  755.012 tonnellate su un totale di un milione 9 mila 368 tonnellate messe all’asta, di cui 753.572 tonnellate di riso bianco 5% destinato all’alimentazione e 255.572 tonnellate di cereale non commestibile. La nuova asta è stata comunicata dal Dipartimento di Stato americano per l’agricoltura: sarebbero passate di mano, dal Governo ai buyer internazionali, 702.615 tonnellate di riso bianco 5% per alimentazione, mentre la restante quota era rappresentata da rotture di riso per mangime animale. I prezzi medi si sono assestati intorno a 9.840 baht la tonnellata, pari a 285 dollari per la tipologia più pregiata, e a 5.480 baht la tonnellata, pari a 159 dollari la tonnellata, per le rotture di riso. Questo ha fatto registrare una contrazione del prezzo medio di esportazione del riso tailandese dell’1%, ma si scende rispettivamente del 10% e del 20% se comparati con i rispettivi prezzi di mercato. A partire da gennaio, il governo di Bangkok ha venduto circa 3,9 milioni di tonnellate su un’offerta totale di 9,3 milioni di tonnellate. Le vendite sono costituite da 3,5 milioni di tonnellate di riso per uso alimentare, e da 0,4 milioni di tonnellate per altri usi.  Attualmente, il governo è ancora in possesso di scorte di riso per circa 8,4 milioni di tonnellate. Aumentando ancor di più lo sconforto dei produttori vietnamiti, anche il mercato cinese, sbocco importante per il riso vietnamita, quest’anno ha segnalato una contrazione del 13,3%. La guerra dei giganti del riso mondiale potrebbe avere dei riflessi anche in Europa, poiché l’Ue ha appena stipulato un accordo bilaterale con Hanoi che abbatte le barriere daziarie e i vietnamiti hanno già iniziato a lavorare per aumentare le esportazioni verso il Vecchio Mondo. Per approfondire leggi QUI.

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