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SCOMMESSA LOMELLINA

da | 28 Mar 2023 | NEWS

Lomellina

Nel corso della scorsa settimana abbiamo visto un calo nella tendenza rialzista registrata nell’ultimo periodo (leggi l’ultima analisi). L’offerta leggermente in crescita si è avvicinata alla domanda, questo potrebbe voler dire stabilità delle quotazioni nel prossimo futuro.

«GIUSTO PRIVILEGIARE L’OTTIMIZZAZIONE DELL’IRRIGAZIONE»

Oltre al prezzo del risone ad occupare i pensieri dei risicoltori in questo frangente vi è la disponibilità idrica per la prossima campagna. Nella scorsa settimana Est Sesia ha reso pubblico la bozza di regolamento che discuterà in assemblea il 4 aprile (leggi). Questa si basa sulle turnazioni, con l’obbiettivo di distribuire la risorsa in modo diverso dalla passata stagione. Analizziamo queste scelte con Alessandra Sartori, risicoltrice di Olevano Lomellina (PV). «Credo che se l’acqua dovesse mancare come nella scorsa estate qualsiasi manovra non possa risolvere la situazione. Chi è a monte ritengo sia giusto abbia l’acqua per primo, secondo il normale deflusso idrogeologico. Tutt’al più penso che vadano privilegiati i territori composti da terreni maggiormente vocati alla risicoltura, con tessitura adatta e che non necessitino di apporti idrici superiori alla media. In questo modo si ottimizzerà la produttività della risorsa idrica».

«SCOMMETTO ANCORA SULLA RISICOLTURA»

«Dico ciò nonostante la mia azienda si trovi in piena Lomellina. Per l’esattezza il suo apporto idrico è basato su un diritto di derivazione dall‘Agogna, coutenza che dalla presa in avanti viene gestita da un consorzio privato tra noi agricoltori che ne usufruiamo. Anche la tessitura dei terreni che gestisco è spesso leggera. Per questi motivi già nella passata stagione abbiamo subito danni ingenti, con perdite di produzione che si sono aggirate intorno al 35%. Nei terreni più complessi avevo già deciso di non coltivare riso, ma anche le colture da asciutta che ho scelto, non potendo essere irrigate nei momenti di necessità, non mi hanno permesso di ottenere un raccolto. Alla luce di queste difficoltà produttive ho deciso di destinare un 10% della superficie aziendale a frumento già dall’autunno.

La maggior parte della superficie, tuttavia, la continuerò a dedicare alla risicoltura. Sono ben conscia delle criticità che dovrò affrontare, a meno di una piovosità eccezionale, che rendono questa scelta quasi una scommessa. Ritengo, però, che questa sia una decisione quasi obbligata. Certo ai tempi di mio nonno nella mia azienda non si produceva solo riso. Con il passare degli anni però la monocoltura riso è diventata una strada impossibile da non intraprendere. I maggiori profitti ottenuti e la disponibilità d’acqua hanno portato a dedicarsi a questa coltivazione. In seguito l’impostazione aziendale, avendo negli anni specializzato il parco macchine e l’infrastruttura contributiva (Pac) su questa coltura, e l’expertise acquisito hanno reso l’abbandono della risicoltura pressoché impossibile. Ribadisco, inoltre, che anche colture richiedenti meno acqua come soia e girasole, se non la possono ricevere nel momento del bisogno come avvenuto nella scorsa campagna, possono risultare improduttive».

«IL PREZZO NON SODDISFA DEL TUTTO»

«Il contesto padano sta cambiando, la colpa non è di nessuno in particolare ma è condivisa da tutti – afferma Sartori -. Porre un freno a questo cambiamento ritengo sia ormai pressoché impossibile. Non ci resta che adattarci, lavorando in condizioni di estrema incertezza e rischiando un po’ di più.

Alla luce di questa situazione ritengo che il prezzo visto nel corso della campagna sia buono ma non del tutto soddisfacente. A preoccuparmi ancor di più è stata la richiesta di controlli merceologici mai fatti nelle scorse campagne di commercializzazione, nonostante non vi sia l’evidenza di nuove contaminazione dall’esterno. Le sostanze ricercate in questa annata nel risone credo che siano sempre state presenti in alcune partite. In questa campagna, forse in seguito a qualche controllo inatteso, si è scelto di indagare sulla la loro presenza anche al fine di abbassare il prezzo di acquisto per le riserie. Questo altrimenti sarebbe potuto crescer ancora di più, soprattutto in certi comparti alla luce delle produzione ottenute l’anno scorso». Autore: Ezio Bosso.

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