«PROBLEMI DI VIETNAM? DIVENTATE BIOLOGICI»

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BIODa oggi, 1 settembre, al 4, a Milano e in Lomellina si terrà la Conferenza internazionale sul riso biologico ORP II. La conferenza – dicono gli organizzatori – è rivolta a tutti coloro che si occupano di riso: produttori, ricercatori, studenti e docenti, ma anche a tutte le organizzazioni di categoria, alle associazioni dei vari settori, dal commercio al consumo, agli enti territoriali, alle autorità locali. Il comitato organizzatore si augura che la conferenza possa rappresentare un momento importante di incontro, di scambio di conoscenze e di approfondimento delle tematiche che riguardano il mondo del riso biologico, dell’alimentazione e della qualità della vita. L’inaugurazione sarà oggi ad Expo Milano, Parco della Biodiversità. La conferenza proseguirà in Lomellina (Pavia) fino al 4 settembre. Il principale obiettivo – sostengono i promotori – è quello di stimolare lo scambio di informazioni e conoscenze fra ricercatori, produttori e i numerosi componenti del mondo della risicoltura biologica. Con questo scambio culturale e scientifico, focalizzato sulla produzione e consumo del riso biologico nelle diverse regioni del mondo, si vorrebbero raggiungere i seguenti obiettivi: 1) stabilire uno stato dell’arte delle conoscenze e competenze scientifiche e operative sul funzionamento della produzione di sistemi risicoli biologici, del loro rapporto con l’ambiente, il paesaggio, le tradizioni e le risorse naturali; 2) identificare innovazioni su base agro-ecologica che agiscono sullo sviluppo di questi sistemi in diverse regioni del mondo; 3) analizzare l’impatto dei sistemi di produzione di riso biologico sulla dieta e sulla salute e il loro contributo alla costruzione dei pilastri dello sviluppo sostenibile; 4) analizzare i risultati della attuali politiche pubbliche e fornire linee guida coerenti con le aspettative del settore e della società. La conoscenza prodotta – assicurano – verrà “disseminata” attraverso diversi media, così da raggiungere non solo tecnici ed esperti del settore, ma anche consumatori. Certamente il comitato scientifico è di tutto rispetto. Oltre a Stefano Bocchi, agronomo dell’Università di Milano che abbiamo intervistato in esclusiva (http://www.risoitaliano.eu/vi-spiego-cose-veramente-il-riso-biologico/) ci sono Jean-Marc Barbier (Inra – Montpellier), Sylvestre Delmotte (Inra- Montpellier) Jean-Claude Mouret (Inra – Montpellier) Manuel Aguilar (Unità di Ricerca Agronomica / Siviglia), Barry Mamadou Billo (Unità di Ricerca Agronomica / Guinea), una lunga serie di enti istituzionali e la Federbio di Bologna. Dopo il caso del “finto riso bio”, che il nostro sito ha anticipato e che si è sviluppato nel corso di una seguitissima trasmissione di Report, ci si attende che dall’assise escano delle risposte. Come si ricorderà, infatti, l’Anga, l’organizzazione agricola dei giovani di Confagricoltura, aveva messo in evidenza la strana produttività del riso biologico piemontese e lombardo e l’esigenza di controlli più rigidi, una posizione che Confagricoltura ha ascoltato e messo nel cassetto, posto che la riforma della normativa europea di settore non ha sciolto il nodo, il dibattito italiano è stato silenziato e i vertici dell’Anga di Vercelli, da cui era partito l’affondo, sono in fase di radicale rinnovo. Il compito di un quotidiano online è quello di pubblicare notizie e opinioni, senza schierarsi da parte di nessuno se non da quella della verità, ma sul finto riso biologico un po’ di opacità è rimasta e per questo crediamo che la conferenza internazionale una risposta possa e debba darla. Purtroppo, le anticipazioni fornite dall’organizzazione non sono incoraggianti. Anzi, per la precisione ci lasciano molto perplessi le dichiarazioni fatte da Paolo Carnemolla, presidente di Federbio all’Espresso. Dopo essersi lagnato che «solo 254 aziende fanno risicoltura organica: poche, tanto che si ricorre all’importazione» ispira una proposta: convertire al biologico le aziende convenzionali assediate dalle importazioni vietnamite, visto che il riso bio, come sottolinea il giornale, «ha margini di guadagno superiori». Posto che l’esistenza di finto riso bio non è un’invenzione giornalistica ma è stata accreditata da risicoltori, associazioni ed enti istituzionali (non dimentichiamo le clamorose incongruenze statistiche su rese e controlli rinvenute nella documentazione delle Regioni Piemonte e Lombardia), sfruttare la crisi vietnamita per consigliare ai risicoltori convenzionali di convertirsi al bio alle attuali condizioni non è una mossa elegante. E poi, parlare di «margini di guadagno superiori» come fa l’articolista dell’Espresso, significa ammettere che la coltivazione organica, che dovrebbe avere “ricavi” superiori ma anche rese inferiori e costi superiori a quella convenzionale, al contrario assicura “profitti” (e quindi margini di guadagno) maggiori, proprio in quanto, non vi è altra spegazione, dei costi che dovrebbero esserci e che spesso, invece, non ci sono. Non credono i signori di Federbio che un po’ di chiarezza farebbe bene a tutti? Speriamo che la conferenza internazionale faccia chiarezza: è la sede giusta ed è un’occasione che il riso bio non deve sprecare. (01.09.2015)

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