OXADIAZON NEL MIRINO DEGLI ISPETTORI

Piemonte e Lombardia confermano le prescrizioni per evitare che la sostanza attiva inquini le acque
La Regione Piemonte conferma i limiti e le precauzioni per l’uso di oxadiazon: “È ancora una sostanza inquinante che monitoriamo: gli agricoltori che scelgono di usarla devono applicare tutte le precauzioni di legge per evitare di inquinare le acque” dichiara Elena Anselmetti, dirigente dell’assessorato all’Ambiente, che coordina le misure di mitigazione dell’inquinamento. Il Piemonte ha imposto all’oxadiazon una serie di restrizioni nel 2016: hanno funzionato, visto che nel 2017 le tracce di questo principio attivo nelle acque piemontesi erano calate. «Non possiamo dire che il problema sia risolto – osserva Anselmetti -: non a caso, l’oxadiazon è una delle sostanze candidate alla sostituzione e i risultati del nostro lavoro avranno un impatto anche nelle decisioni dei governi». Di più non ci dice ma è chito che l’oxadiazon resta nel mirino degli ispettori e che anche quest’anno bisognerà attenersi – particolarmente nelle risaie piemontesi – alle regole dettate dalla Regione: per il riso coltivato in sommersione (sia con semina in acqua, sia con semina interrata seguita da sommersione)  la dose massima utilizzabile di questa sostanza attiva da questa primavera è 0,8 l/ha (che non genera resistenze), ma bisogna anche effettuare un unico trattamento, entro 7 giorni prima della semina in acqua, e non bisogna scaricare l’acqua nei canali nei primi 5 giorni dopo il trattamento Nel caso del riso coltivato in asciutta (con semina interrata e irrigazione turnata) la dose massima utilizzabile è di 1,5 l/ha e bisogna effettuare un unico trattamento, in pre-emergenza. Non dimentichiamo che anche la Lombardia ha confermato i limiti imposti a questa sostanza attiva e le prescrizioni volte a mitigarne l’impatto ambientale (leggi l’articolo). Insomma, oxadiazon ancora nel mirino nelle risaie padane.  AVVISO: ti sei premunito contro l’heteranthera?
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