«NON STANDARDIZZIAMOCI»

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BILONI2E’ la vicenda  più scottante di questa fredda estate, tant’è vero che, malgrado siano giorni tradizionalmente dedicati agli ultimi diserbi e a pregustare il raccolto, quest’anno nelle piazze del riso non si parla d’altro. La prossima riunione del tavolo di filiera del riso dirà se la legge di riforma del mercato interno può fare o meno dei passi in avanti. Vi abbiamo riferito ampiamente le posizioni in campo, svelandovi la bozza in discussione. Vi abbiamo ragguagliati su chi vuole fortissimamente questa riforma e chi ha meno fretta di cambiare la legge del ’58. Pensavamo che il mese di agosto sarebbe trascorso nell’attesa del prossimo match. Invece no. Prima Massimo Biloni (nelle foto), responsabile del gruppo riso, poi l’intera Assosementi intervengono pubblicamente per mettere i puntini sulle i, in vista di quell’appuntamento. Ecco il documento arrivato poche ore fa in redazione. E’ stato inviato oggi da Assosementi agli altri membri del tavolo di filiera: «Alla luce delle posizioni emerse nel corso e successivamente all’ultima riunione del Tavolo di filiera riso (22 luglio 2014), ASSOSEMENTI desidera condividere – vi si legge – la propria visione sul progetto di revisione della legge sul mercato interno del riso al fine di stimolare ulteriori riflessioni in merito a determinati aspetti chiave sui quali è senz’altro opportuno riavviare il confronto.

ASSOSEMENTI è favorevole alla revisione della disciplina del mercato interno del riso. La nuova legge non deve tuttavia scivolare nella trappola di una eccessiva standardizzazione, diventando così una copia della classificazione europea che consente di vendere riso solo in base alla sua tipologia: tondo, medio o lungo. L’Italia è l’unico paese dotato di una legge che assicura grande trasparenza e qualità al consumatore, facendo dell’identificazione varietale un vero valore aggiunto.

ASSOSEMENTI ritiene dunque indispensabile mantenere questa prerogativa, valorizzandola ancora di più attraverso lo strumento della tracciabilità, a tutela però non solo delle varietà tradizionali, ma anche di tutte le altre varietà che siano vendute col proprio nome. E’ questa una questione di chiarezza nei confronti del consumatore e di opportunità per tutti gli operatori, tra cui i sementieri, che desiderino valorizzare la propria attività e l’identità delle proprie produzioni.

Entrando nello specifico, la proposta di nuova legge in esame prevede che le denominazioni di vendita delle varietà tradizionali (art. 3) incorporino il nome di tutte le varietà corrispondenti della griglia. E’ inverosimile come una tale formulazione riesca a calpestare palesemente la libertà di impresa, la libera concorrenza sul mercato e la trasparenza nei confronti del consumatore. Occorre ripristinare quanto previsto dall’attuale legge e cioè che le partite di risone derivanti da varietà inserite in griglia possano godere della facoltà di essere commercializzate con il nome della varietà capofila, senza che tale opzione si tramuti in un obbligo.

Appoggiamo la proposta di Confagricoltura di reinserire nella griglia i gruppi Ribe, Thaibonnet ed Originario, in modo che essi ritornino ad integrare le attuali cinque denominazioni. Questi gruppi rappresentano tipologie di riso ben note al consumatore e di cui non comprendiamo la volontà di cancellazione. Circa la possibilità di valorizzare le produzioni attraverso la dicitura “classico”, la bozza in discussione limita questo importante strumento alle varietà tradizionali capofila attualmente previste (Arborio, Roma/Baldo, Carnaroli, Vialone nano, S. Andrea).

Chiediamo che l’appellativo “classico” possa invece essere utilizzato su tutte le confezioni la cui denominazione corrisponda alla varietà in esse contenuta. Ad esempio “Riso Carnaroli classico” conterrà il 100% di riso della varietà Carnaroli, “Riso Carnise classico” conterrà il 100% di riso della varietà “Carnise”. La scritta “Riso Baldo classico” deve essere invece ammessa per il solo contenuto di Baldo e non
alternativamente di Baldo o Roma. In altre parole, la dicitura “classico” sarà l’equivalente di “tracciato”. E’ a nostro giudizio strategico cogliere l’opportunità di collegare la valorizzazione delle varietà ad una completa tracciabilità del prodotto: oltre che per le varietà tradizionali, anche per quanto riguarda le varietà “fuori griglia” (art. 2 della legge) il nome della varietà di riso greggio da cui il riso è ottenuto deve poter essere utilizzato solo per le produzioni derivanti dall’impiego di seme ufficialmente certificato (a garanzia di identità).

Riprendendo l’esempio sopra indicato, l’etichettatura “Riso Lungo Ulisse” dovrà significare che la confezione contiene il 100% di riso della varietà Ulisse e ciò sarà possibile solo se saranno disponibili i documenti che attestino l’impiego di semente certificata di Ulisse e la tracciabilità del risone ottenuto. Se la parola d’ordine nella filiera alimentare è sempre più spesso “tracciabilità” non si potrà non convenire che le partite che richiamano il nome della varietà debbano essere commercializzate solo e soltanto garantendone l’origine.

Miscele varietali. Su questo punto le aziende del Gruppo riso di ASSOSEMENTI sono sempre state decisamente contrarie. L’attuale formulazione della proposta di legge apre ad uno scenario desolante, consentendo di commercializzare miscele di risone derivanti di fatto dalle produzioni di oltre 3/4 della superficie nazionale coltivata a riso. Se la nuova legge dovrà continuare ad assicurare la tutela, ma anche la differenziazione delle nostre produzioni, siamo fortemente convinti dell’opportunità di ritornare al divieto
contenuto nella legge 325 del 1958.

Parametri di qualità. Le aziende del Gruppo riso di ASSOSEMENTI ritengono che questo argomento debba essere discusso tenendo soprattutto conto delle esigenze dell’industria. Ciò nonostante, chiediamo che non si abbassi la guardia sul livello di qualità del riso italiano, affinché i parametri che saranno decisi possano essere davvero un ottimo biglietto da visita e costituire un mezzo di lotta alla concorrenza, ben più forte di qualsiasi dazio.

Crediamo infatti che per vendere più riso italiano ci siano due strade: o blocchiamo l’arrivo di riso dai concorrenti esteri, oppure riusciamo a fare scegliere al consumatore il nostro riso, perché di maggiore qualità. Noi puntiamo sulla seconda strada, che riteniamo quella vincente!» (06.08.14)

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