I MEDIA SI APPASSIONANO ALL’ANTI-BASMATI

Sis e Gallo lanciano il Giglio. Primi dati sulla nuova varietà

TONELLO-COLDIRETTISis e Gallo stanno lanciando il riso Giglio sulla stampa nazionale. La campagna d’autunno, in vista delle semine, sarà quindi trainata da questa varietà profumata, in campo da poco tempo, che nelle intenzioni di chi lo produce deve diventare l’anti-Basmati. E il marketing inizia a calare gli assi. Dopo la presentazione estiva del progetto è la volta di un reportage di Repubblica, a firma Jenner Meletti, che il 22 agosto è stato a Ferrera Erbognone (Pavia) ad ascoltare il profumo delle risaie gigliate. «Alessandro Bellone, assieme al padre Luigi, è uno dei risicoltori – leggiamo sul quotidiano – che per la prima volta in Italia sta coltivando un riso basmati, che non si può chiamare basmati per questione di brevetti ma che – assicura chi lo ha “inventato” e chi lo produce – «è meglio dell’ originale, ancor più profumato e soprattutto più controllato, dalla risaia alla tavola». Per ora, i Bellone hanno seminato 10 dei 200 ettari della loro azienda ma fra Lombardia e Piemonte».

L’inviato intervista anche il presidente della Sis: «Da Oriente, soprattutto da Vietnam, Cambogia e Myanmar, ormai da decenni – racconta Mauro Tonello, vice presidente nazionale della Coldiretti e presidente della Società italiana sementi (foto piccola) – arriva riso di ogni tipo. Nel 2015 ne sono arrivati 219 milioni di chili e nei primi tre mesi di quest’ anno c’ è stato un altro aumento del 74%. Prima arrivava il risone, ancora da lavorare.
Adesso è in parte già confezionato e pronto al consumo, così è sparito il lavoro delle risiere italiane. Dalle ricerche di mercato abbiamo visto che il riso profumato è molto richiesto. E allora lo abbiamo preparato noi».
Ci sono già risi aromatici prodotti in Italia. «Ma noi abbiamo costruito una vera filiera – sottolinea Tonello -. I coltivatori seminano e raccolgono, poi consegnano il risone alla risiera Gallo che lo lavora e lo confeziona. Il nome commerciale sarà Aroma, varietà Giglio. Su ogni pacco ci sarà il nome del produttore e della risiera e ci sarà la firma del Fai (Firmato agricoltori italiani) della Coldiretti. Un made in Italy vero, con tutti i controlli che per il riso straniero sono quanto meno diversi». L’articolo riferisce che per il Giglio sono stati necessari dieci anni di lavoro e spiega che con l’ accordo di filiera il risicoltore ha un contratto che ci permette di conoscere il prezzo di acquisto da parte della Gallo, partner nell’impresa, ancora prima di seminare: 37,50 euro al quintale. Con un ettaro di Giglio, scrive sempre Repubblica, si fanno 70 quintali.

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