«DOVE SONO FINITI I BIO CHE NON VOGLIONO I CONTROLLI ?»

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Mirko_Busto_bigIl 30 novembre a Vercelli il Movimento 5 Stelle ha organizzato un dibattito pubblico sulla risicoltura, con un focus sul tema del biologico. Il deputato vercellese pentastellato Mirko Busto sintetizza in quest’articolo l’appuntamento e il punto di vista del suo movimento. «Dopo il servizio di Report sul finto riso bio, seguito dall’interessamento al problema di numerosi agricoltori ed esperti di settore è emerso in modo tangibile il problema dell’inadeguatezza dei controlli alle produzioni biologiche, relativamente alla normativa di riferimento ed in merito alla garanzia che quanto dichiarato corrisponda sempre al vero. Il M5S Piemonte ha deciso di coinvolgere gli agricoltori per parlare di cosa voglia dire fare agricoltura in Italia, le difficoltà economiche e la burocrazia, per raccogliere le esperienze di chi segue le regole e cerca di migliorare ogni giorno il suo lavoro con rispetto all’ambiente. L’incontro si è tenuto a due passi dalla Borsa Risi, dove hanno partecipato un nutrito numero di operatori del settore come agricoltori, agronomi e rappresentanti di categoria.

convegno5sAprendo la discussione, ho illustrato brevemente l’attuale quadro legato al cambiamento climatico in corso –   a dicembre dovrò partecipare ai lavori del convegno mondiale sul clima a Parigi – e le sue implicazioni sull’agricoltura: l’aumento delle temperature, le cui previsioni sono allarmanti, ci sta portando da una sostanziale stabilità climatica su cui storicamente si è basato e regolato lo sviluppo dell’agricoltura, ad una instabilità climatica dominata da eventi metereologici estremi che avranno conseguenze sempre più negative sulla resa dei raccolti. In questa situazione, se da un lato l’agricoltura è uno dei principali responsabili per l’emissione dei gas serra (25-30% sul totale), potrebbe, dall’altro, diventare un importante “assorbitore” di CO2.  In seguito, ho spiegato come la diffusione di un nuovo approccio alla coltivazione che riduca gli input chimici e sia rispettoso degli equilibri dell’ecosistema agricolo potrebbe investire l’agricoltura di questo importate ruolo: è necessario un passaggio da un modello di coltivazione che ha indebolito e semplificato l’ecosistema agricolo, non più capace di rispondere naturalmente alle emergenze, ad uno che sia capace di affrontare il cambiamento in corso, che restituisca e preservi la naturale fertilità del suolo, che sappia produrre cibo più sano, che tuteli la salute degli agricoltori, degli abitanti e consumatori e dell’ambiente. Questo modello si chiama “agroecologia” e reputo molto necessario fare sistema tra chi s’interroga sul futuro dell’agricoltura, in politica e in azienda, perché possiamo contribuire a ridurre il cambiamento climatico impostando le basi di un’agricoltura che guardi più al locale che al globale. Una riconversione biologica non solo è auspicabile, ma anche possibile su vasta scala e sostenibile economicamente. Al momento iniziative in tal senso sono legate all’intraprendenza dei singoli e per questo come M5S ci proponiamo di fare rete tra le esperienze del territorio. Solo con uno spirito di approccio integrato di filiera che interessi tutte le parti si potrà pensare di rispondere in modo concreto a quelle che sono le responsabilità che ognuno di noi è chiamato ad assumersi in termini di cambiamento climatico, di buone pratiche di correttezza etica e trasparenza. Questi concetti sono stati condivisi e ripresi dal consigliere regionale del movimento, Paolo Andrissi, il quale è entrato nel dettaglio delle regolamentazioni: “Le attuali norme che regolano il biologico non garantiscono il consumatore. Agricoltori e cittadini sono la parte debole di un sistema che stritola a esclusivo beneficio di distribuzione e agroindustria. In regione Piemonte siamo invece in prima linea per vigilare sui disciplinari che regolamentano l’elenco dei produttori biologici e stasera agricoltura e politica si sono sedute senza preconcetti intorno ad un tavolo per ragionare su nuovi modelli di sviluppo, che da un lato tutelino l’agricoltore come imprenditore e dall’altro restituiscano alla collettività sicurezza alimentare e sanitaria”.

Credo che sia particolarmente importante anche la risposta del pubblico, composto prevalentemente di agricoltori in cerca del giusto riconoscimento e di regole certe per il lavoro svolto nel settore. Tra questi mi ha colpito l’intervento di un risicoltore vercellese che ha illustrato la sua esperienza nel bio, con un focus sull’aspetto della autoproduzione di sementi, pratica che spesso garantisce una qualità superiore della semente acquistata e certificata e, in aggiunta, una tracciabilità imbattibile e garantita che non ha eguali. Un altro ha presentato il proprio lavoro nella risicoltura a basso impatto ambientale e ad elevato ritorno ecologico: riduzione dei costi fissi e variabili sono una componente fondamentale dell’agricoltura conservativa che garantisce ottimi risultati in questi tempi. Quindi, il rappresentante di una storica azienda vercellese ha descritto l’esperienza condotta in risicoltura con il metodo del Professor Mario Pianesi, nota come policoltura MaPi, diverso e più rigoroso dalla tecnica che conduce alla certificazione bio. La policoltura MaPi grazie al sapiente uso dal metodo del sovescio ha dimostrato che è possibile coltivare riso senza concimi e diserbanti. Cito questi interventi soprattutto per rilevarne la volontà di uscire dal circolo vizioso “+produzione +chimica +costi –ambiente -salute di operatori e cittadini” che ha ridotto l’agricoltore ad un burocrate e mero esecutore di ricette che poco gli lasciano in termini di libertà e di giustizia per il lavoro svolto nella produzione del cibo. Questi agricoltori, come molti altri, sono invece dei testimoni appassionati di nuovi modi di pensare e praticare l’agricoltura, dimostrandoci che è possibile sostituire alla crescita quantitativa a tutti i costi, una crescita qualitativa che favorisca la libertà dell’agricoltore di mettere in campo la sua propria conoscenza al servizio della collettività intera.

Risultato della serata è stato un primo passo verso una nuova presa di consapevolezza dei problemi esistenti con l’intento di affrontarli e risolverli mediante un approccio integrato, serio e trasparente”, creando un canale di comunicazione diretto verso le istituzioni. Tra il pubblico erano presenti e sono intervenuti al dibattito anche il rappresentante di una importante sigla sindacale di Vercelli e  i rappresentanti di associazioni cittadine attive nella tutela ambientale. Un peccato, invece, la mancata presenza dei produttori facenti parte di quel grande gruppo, che rappresenta circa il 99%, dei produttori di riso biologico censiti come tali ma che non sono iscritti come beneficiari di contributi pubblici spettanti a chi produce secondo questo metodo, un gruppo che sfugge ai controlli pubblici. In ogni caso consideriamo il dibattito sul riso appena all’inizio e ci aspettiamo di ascoltare anche la voce di coloro che producono riso biologico ma non chiedono di accedere ai contributi erogati dai Psr. Sarebbe un contributo alla chiarezza». Autore: Mirko Busto, deputato del Movimento Cinque Stelle, Vercelli. (foto piccole: Mirko Busto e il convegno vercellese) (04.11.2015)

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Risicoltura
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