DOPPIA ETICHETTA PER CONFAGRICOLTURA?

Il decreto sull'etichettatura obbligatoria del riso divide l'organizzazione agricola: lomellini critici, vercellesi speranzosi

Doppia etichetta per Confagricoltura: l’organizzazione agricola in alcune realtà è favorevole all’etichetta d’origine nazionale del riso italiano, mentre in altre la considera insufficiente, perché ritiene che si debba puntare sull’etichettatura europea. La questione è complicata, non tanto perché Coldiretti è risolutamente pro etichetta italiana, e neanche perché l’Ue non ci pensa neppur lontanamente a concederci, nell’immediato, l’etichettatura comunitaria, ma perché le divisioni all’interno del sindacato si potrebbero riflettere su altri piani. Non è un mistero per nessuno, infatti, che la Coldiretti abbia richiesto una «profonda rivisitazione» dell’Ente Risi, il che nel gergo sindacal-politichese significa un cambio di presidenza e di statuto. E non è un mistero per i naviganti che in talune province, come Vercelli, i rapporti tra Coldiretti e Confagricoltura siano migliori di quelli che ufficialmente vengono presentati a livello nazionale. Ecco perché le sfumature contano.

Quelle lomelline, ad esempio, ci presentano una Confagricoltura convinta che l’accordo di Roma produrrà scarso effetto, convinta com’è che l’etichetta debba essere europea per produrre effetti. Pollice verso, insomma, nei confronti del tavolo di concertazione del 13 aprile come pure del decreto sull’etichettatura “sbandierato” dal Ministro Martina sotto le finestre del Ministero, dove il titolare di via XX settembre ha partecipato alla manifestazione di Coldiretti prima di salire ad incontrare i sindacati agricoli. Per contro, l’Unione agricoltori di Vercelli, nei giorni scorsi, ha sentito l’esigenza di diffondere un comunicato stampa per evidenziare che «dopo il latte per il riso la strada è aperta».

«È una svolta storica che permetterà di inaugurare un rapporto più trasparente e sicuro tra allevatori, produttori e consumatori – commenta il testo di Confagricoltura Vercelli e Biella -. Ma l’interesse dell’Organizzazione agricola che rappresenta il 60 % della superficie a riso del Vercellese e Biellese, è ora sull’etichettatura “obbligatoria” di origine per il riso, dopo le sollecitazioni in questo senso maturate a Roma al Tavolo della filiera con il Ministro Maurizio Martina. Anche se per avere i migliori risultati attesi il provvedimento deve essere preso a livello europeo, dall’Unione europea. E le parole di Martina ci danno speranza». L’Unione vercellese è l’unica ad aver preso posizione in modo ufficiale e positivo nei confronti del decreto sull’etichettatura del riso. (Foto grande: il presidente dell’Unione di Vercelli, Giovanni Perinotti)

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Risicoltura
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