AVOLIO, TERRA E LIBERTA’

Dieci anni fa scompariva Giuseppe Avolio, fondatore della Cia

“Terra e Libertà. Giuseppe Avolio, una vita socialista”. Ricordi e testimonianze dell’uomo, del politico e del sindacalista – storico presidente prima della Confcoltivatori e poi della Cia – sono state al centro della giornata di commemorazione del decennale della scomparsa che si è tenuta oggi a Roma, all’Auditorium della Confederazione che porta il suo nome. Per ripercorre la vita e le azioni di Avolio, che guidò l’evoluzione e lo sviluppo della vita nei campi in Italia, accompagnando il processo di trasformazione degli agricoltori da contadini a imprenditori, si sono dati appuntamento, oltre ai familiari, amici e colleghi che hanno condiviso il percorso politico e umano del sindacalista campano: dall’attuale ministro della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti a politici di spicco come Emanuele Macaluso, Giorgio Benvenuto, Fabio Fabbri, agli ex presidenti di Coldiretti e Confagricoltura Arcangelo Lobianco e Augusto Bocchini. 

Avolio (foto piccola), nato ad Afragola (Napoli) nel 1924 e scomparso nel 2006, esattamente dieci anni fa, è stato descritto in modo appassionato nelle parole dell’attuale presidente della Cia Dino Scanavino, che ne ha sottolineato le grandi intuizioni e il pensiero lungimirante, in particolare sulle tematiche agricole: «Sono quattro i caposaldi su cui poggiava il pensiero avoliano -ha detto-. In primis l’agricoltore quale imprenditore a pieno titolo con un nuovo ruolo all’interno della società; l’autonomia della rappresentanza degli agricoltori verso i partiti; produrre meno ma produrre meglio per vincere le sfide dei mercati sulla qualità e l’Ue come occasione di sviluppo internazionale ma eccessivamente burocratica». Il pensiero di Giuseppe Avolio, hanno concordato gli ospiti in tutti gli interventi che si sono succeduti dal palco, è ancora di straordinaria attualità. Trasversalmente stimato, è stato un uomo di grande cultura e generosità, a cui viene riconosciuto il ruolo di “padre dell’agricoltura moderna”. Anche il neo ministro Claudio De Vincenti, nonostante i concomitanti impegni in Parlamento, non ha voluto mancare all’iniziativa per rendere omaggio all’uomo politico, che ha definito un maestro: «Nonostante le differenze di età e di idee -ha dichiarato- Giuseppe Avolio, pur avendo posizioni diverse dalle mie e una storia diversa di appartenenza politica, superava le diversità, rispettoso, per mettersi al servizio delle ragioni dei più deboli e per il bene comune. E’ stato uno dei maggiori meridionalisti che la storia repubblicana può annoverare».

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