UNA “CARTA” PER IL DISERBO IN PIEMONTE

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IMG_0734Incontrando i risicoltori a Torino, venerdì mattina, i funzionari del dipartimento ambiente della Regione Piemonte hanno usato i guanti di velluto: l’hanno detto e ridetto che non c’è alcuna volontà persecutoria nei confronti dell’agrochimica e della risicoltura convenzionale, che vede dipendere dal diserbo primaverile la propria sopravvivenza. Si sono dati anche uno slogan – ne usiamo un po’ di meno e un po’ meglio oggi per poterne usare anche in futuro – per chiarire ciò che ormai è chiaro a tutti: se permarranno le attuali concentrazioni di sostanze chimiche utilizzate in agricoltura nelle acque superficiali e in quelle di falda, l’Unione europea vieterà i prodotti corrispondenti. 

Non è bastato a rasserenare gli animi, ma forse adesso è chiaro che senza un cambiamento di registro nell’utilizzo dei pesticidi si rischia grosso: “Su alcuni principi attivi è già in corso una riflessione” ha detto un funzionario riferendosi al triciclazolo e al quinclorac, il cui uso eccezionale è autorizzato di anno in anno, anche se del primo è in corso una nuova registrazione. 

L’incontro tecnico della Regione Piemonte – cui è stato invitato anche Risoitaliano.eu e al quale si riferisce la foto piccola – era diretto a illustrare ai risicoltori, alle aziende agrochimiche e ai loro rivenditori, i nuovi limiti che l’Amministrazione introdurrà da quest’anno nel piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po per diminuire drasticamente i residui nelle acque e raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale imposti dalla Comunità europea. Le misure sono state individuate collegialmente dalla Commissione Riso, istituita in seno al Gruppo di Lavoro regionale per l’attuazione del Piano Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) e interessano tutto il territorio risicolo piemontese, cioè una superficie pari a 115.069,50 ha, dove operano 1.916 aziende agricole. in base alle rilevazioni dell’Arpa sono diverse le sostanze presenti nei fossi e in falda, ma alcune preoccupano più di altre e su queste ultime si è deciso di imporre dei limiti di utilizzo più restrittivi di quelli attuati nel resto del Paese: sono ozadiazon, azoxistrobina, quinclorac e triciclazolo. La strategia di contenimento si basa solo parzialmente sulla dose di utilizzo: punta soprattutto a inculcare negli agricoltori nuove abitudini, diciamo più risparmiose, che investono le pratiche agronomiche ma anche il funzionamento dei macchinari. Inoltre, prevede un rafforzamento dei controlli. Il complesso di norme e consigli prenderà la forma di una “carta d’intenti” che la Regione intende condividere con la filiera risicola. Domani diffonderemo le schede delle nuove istruzioni della Regione Piemonte per l’utilizzo delle sostanze citate, così come sono state presentate durante l’incontro tecnico di Torino. (16.01.2016)

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Risicoltura
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