«SULLA CAMBOGIA UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’»

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La nuova richiesta di adozione della clausola di salvaguardia contro le importazioni cambogiane esenti da dazio «è stata presentata venerdì dal governo e adesso la Commissione europea ha un mese di tempo per verificare se esistano i presupposti». La conferma arriva dal viceministro delle politiche agricole Andrea Olivero (foto piccola), intervistato in esclusiva da Risoitaliano.eu. Il quale aggiunge: «Ovviamente prima di gioire dobbiamo attendere la risposta di Bruxelles, ma credo che sia già un grande successo aver portato a termine un lavoro corale, che ha unito le energie del Mipaaf, del Mise – che ha formalmente presentato la richiesta – e dell’Ente Nazionale Risi». Entrando nel merito, Olivero sottolinea che «il nuovo documento mette in grande evidenza il calo dell’ettarato e i rischi connessi all’abbandono della risicoltura in Italia» ma è anche importante, sottolinea il viceministro ricordando le proprie origini nel terzo settore, «l’aver portato in luce che la direttiva Eba nel caso del riso non sta affatto combattendo la povertà«, in quanto, come si evince dal documento pubblicato in esclusiva da Risoitaliano.eu, «se si analizza l’evoluzione dei prezzi in dollari ottenuti dai produttori agricoli cambogiani dal 2008 (anno che ha preceduto la completa liberalizzazione delle importazioni dalla Cambogia) al 2012 (ultimo anno disponibile nella banca dati della FAO), si rileva un incremento poco significativo del prezzo medio ottenuto dai produttori agricoli cambogiani (+$20), nonostante l’incremento esponenziale delle esportazioni cambogiane verso l’Unione europea, dimostrando, di fatto, che viene disatteso lo spirito del regolamento UE n.978/2012 che si proponeva l’obiettivo di ridurre la povertà e di promuovere lo sviluppo sostenibile, nonché il buon governo nei Paesi meno sviluppati. Al contrario, si rileva che, nello stesso arco temporale, il prezzo medio ottenuto dai produttori agricoli italiani ha subito una riduzione sensibile (-$223)». Una realtà che Olivero commenta così: «Effettivamente, sarebbe sgradevole muovere guerra alla cooperazione ma in questo caso, i contadini poveri non si avvantaggiano affatto dell’esenzione daziaria». Anche sul piano internazionale, la partita ha una motivazione inattaccabile: «L’Italia è un grande esportatore di riso e quindi non stiamo battendoci per reintrodurre i dazi ma per difendere l’equità contro la speculazione. Questa è una battaglia nell’interesse dei lavoratori». (29.11.14)

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Risicoltura
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