SAPETE COS’È LA SOSTENIBILITÀ ?

Le pillole di Sarasso per politici e cittadini affrontano oggi un tema controverso

Tra alcuni mesi si vota. Non vi diremo come votare. Diremo ai politici cosa serve ai risicoltori per lavorare. Lo facciamo perché in giro c’è un’idea dell’agricoltura distorta da luoghi comuni. Abbiamo chiesto all’agronomo Giuseppe Sarasso, Accademico dell’Agricoltura di Torino e dei Georgofili di Firenze, di sintetizzare in alcune “pillole” la storia e le prospettive di alcune questioni calde: le offriamo ai nostri lettori e soprattutto ai politici, come vademecum. Chiunque vorrà, potrà inviare a direzione@risoitaliano.eu un breve testo che integri con una proposta questi scritti: sarà riportato in coda, con i riferimenti dell’autore. Un’ultima cosa: non pretendiamo che queste schede siano la “verità”, ma rappresentano le conoscenze tecniche di chi da generazioni coltiva riso, il cereale più diffuso al mondo e quello in cui l’Italia è leader produttivo in Europa. Vale la pena di tenerne conto, se si ama davvero questo Paese. 

Gli attuali discorsi sull’agricoltura contengono sempre  numerosi accenni alla sostenibilità. Cosa significa questa parola?  Sull’enciclopedia Treccani  compare la definizione data dall’Onu nel 1972:  “condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei fabbisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.  Riferendosi quindi all’agricoltura, potremmo tradurre “condizione di poter sfamare la popolazione esistente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di farlo”: questo era l’obiettivo  che si sono posti circa 12.000 anni fa i nostri progenitori, quando  hanno iniziato a coltivare. Con il numero attuale di persone da sfamare, il problema assume aspetti molto più complessi.

Sostenibilità economica: La terra per produrre alimenti deve essere coltivata, per cui  è indispensabile  il mantenimento in attività di un numero sufficiente di agricoltori, e di assicurarne il ricambio generazionale. Il trend attuale non sembra soddisfare questo requisito: al di là di qualche strombazzato ritorno di privilegiati dalla città alla campagna, per dedicarsi ad una agricoltura di tipo hobbistico, le statistiche indicano un trend di riduzione costante e di invecchiamento degli addetti professionali all’agricoltura. Questo perché i prezzi che l’impresa agricola riesce a percepire sono controllati dalla speculazione della grande finanza, e dalla grande distribuzione organizzata, che hanno poteri contrattuali sproporzionati. La difficoltà di ricavare un reddito soddisfacente  impedisce ai giovani di entrare in agricoltura; altro ostacolo, per chi non è figlio d’arte, è dato dai tempi necessari per l’apprendimento di una attività i cui risultati si verificano dopo anni.

Sostenibilità produttiva: E’ necessario  disporre di sufficiente terreno coltivabile, che viene continuamente ridotto da nuove abitazioni ed infrastrutture; di quello rimasto deve essere conservata la fertilità e la disponibilità di acqua irrigua, affinché possa esplicare buona produttività.  In particolare la fertilità va conservata ripristinando i nutrienti in quantità almeno pari a quelli asportati con il raccolto. Il successo della produttività agricola  comporta una rapida e continua reazione agli eventi climatici; l’attuale continua imposizione di normative operative e burocratiche ne intralcia l’attuazione. I passati tentativi di controllo centralizzato dell’agricoltura (ad esempio Russia Sovietica, Cina Maoista) hanno avuto risultati deludenti, per non dire disastrosi: cattivo presagio per gli attuali indirizzi burocratici europei ed in particolare italiani, che mortificano la professionalità degli agricoltori.

Sostenibilità ecologica: Occorre  disporre di strumenti efficaci per far prevalere le coltivazioni rispetto alle avversità naturali, di origine biotica (parassiti ed infestanti) o fisica (anomalie climatiche). Questi si ottengono mediante la moderna ricerca genetica, per migliorare la resistenza delle piante, e mediante la ricerca di sistemi di difesa sempre più efficaci e non impattanti sull’ambiente, senza distinguere in modo ideologico se l’origine è biologica o di sintesi: anche l’attività biologica si basa su reazioni chimiche, ed a volte produce veleni. Per ottenere fitofarmaci sicuri, è necessario incrementare l’attività di ricerca, purtroppo attualmente nelle mani delle grandi multinazionali, rimaste in poche a colpi di continue fusioni. Ad evitare che  il dominio dell’agricoltura sia appannaggio di ristrettissime oligarchie alla ricerca di sempre maggiori profitti, sarebbe però inutile e controproducente gettare le armi attualmente disponibili contro i parassiti.  L’attività pubblica non può limitarsi ad emettere divieti a posteriori su singoli fitofarmaci, oltretutto lasciando gli agricoltori indifesi davanti alle avversità. Un controllo attento dell’Antitrust, in modo da mantenere una sana concorrenza e, perché no, una ricerca pubblica funzionante sarebbero indispensabili.

Sostenibilità climatica: Riguarda la riduzione dell’impatto dell’attività agricola sui cambiamenti climatici, quali emissioni in atmosfera  di CO2 e di altri gas ad effetto serra. Non è sufficiente mettere sul banco degli imputati  l’attività agricola, dimenticando l’industria del turismo o quella delle vendite on line, con miriadi di aerei in volo e di furgoni in giro per le città a consegnare pacchetti, con costi ambientali enormi. In fin dei conti l’alimentazione è un bisogno irrinunciabile, a differenza di altri. Anche qui, servirebbe una ricerca  pubblica molto attiva, che perfezioni e divulghi gli incoraggianti risultati già ottenuti, da parte di agricoltori innovatori,  nei settori dell’agricoltura conservativa e dall’agricoltura di precisione.   Le emissioni vanno sempre misurate per unità di prodotto alimentare ottenuto, che è lo scopo dell’agricoltura. Si commette un grande errore  se ci si riferisce alle emissioni per unità di superficie. Se riduco del 30% le emissioni per ettaro dimezzando la produttività, faccio un pessimo affare. Sarebbe più conveniente coltivare con le tecniche attuali un solo ettaro su due, con la stessa produzione e con il 50% di riduzione delle emissioni e dei costi di coltivazione.

In conclusione, gli obiettivi sopra elencati vanno perseguiti tutti contemporaneamente, se vogliamo assicurare la sicurezza alimentare alle future generazioni. Basta la mancanza di risultati in uno di questi campi d’azione, che l’obiettivo diventa  irraggiungibile. Autore: Giuseppe Sarasso

 

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