«SALVIAMO I MOLTIPLICATORI DI SEME»

Un piccolo moltiplicatore di Balocco ci racconta gli effetti della crisi nelle aziende che lavorano sulla qualità della semente

Tutto inizia quando tutto finisce. Anno 2012, l’Unione Europea cancella per sempre l’aiuto al seme di riso. Nel susseguire degli anni fino al 2016 sono spariti 5.000 ettari coltivati. Fino ad allora percepivano, oltre al premio, un aiuto pari all’incirca a 15 euro a quintale, che diventavano 17 se lavoravano con le varietà indica, di cui l’Europa era – ed è – deficitaria. A ricostruire questo scenario è Giuliano Compagnin, moltiplicatore in quel di Balocco, nel Vercellese, che sta lavorando per ricostituire una rappresentanza della categoria, dopo la chiusura, un anno e mezzo fa, del Moser (moltiplicatori sementi risone) il quale rappresenta il settore specifico dei moltiplicatori da seme.

Perché sostiene che oggi non conviene fare il moltiplicatore?

Perché non è assolutamente compensato lo sforzo, particolarmente quello di chi produce prebase per base, che è il primo stadio e impone procedure molto stringenti, un’epurazione attenta e un livello di grana rossa, diciamo, di tre pannocchie ad ettaro. Prima si prendeva anche l’aiuto di 15 o 17 euro, oggi ci si deve accontentare del premio, che veniva riconosciuto anche prima, che va a sommarsi a un valore medio del risone su cui è meglio stendere un velo pietoso.

A quanto ammonta il premio oggi?

Si va dai 15 euro dei superfini ai 9/5 per le cultivar comuni. E più in basso.

Cosa viene a mancare?

Al settore sementiero sono venuti a mancare sette milioni di euro, il valore dell’aiuto ante 2012.

Perché è successo?

Perché si parla di qualità ma non si è disposti a pagarla.

Siamo sicuri che non convegna più fare il moltiplicatore?

La perdita economica è storia. Inconfutabile. E poi c’è una dinamica di mercato che espone chi produce seme, a tutti i livelli, a tempi di pagamento più lunghi, che significano una pericolosa esposizione finanziaria. Senza contare che moltiplicare prebase per base implica un costo aggiuntivo di qualche decine di euro al quintale riguardanti il gruppo superfini e fini, in media.

Perchè ha chiuso il Moser?

Per motivi non politici o economici, si è trattato di una congiuntura di eventi negativi. Personalmente votai contro e vorrei che le 290 aziende agricole che moltiplicano il seme di riso avessero nuovamente una rappresentanza.

Ci sta lavorando?

Sto facendo delle ipotesi, sto dialogando con i consorzi del mondo risicolo per verificare se sia possibile assorbire il premio della certificazione nella Pac o comunque trovar modo di valorizzare la qualità che rendiamo possibile con il nostro lavoro.

Perché dialoga con i consorzi?

Credo che, diversamente dal vecchio Moser serva una forma consortile per difendere gli interessi dei moltiplicatori.

Obiettivi?

C’é la speranza d’avere più dialogo tra tutti i moltiplicatori  così che si possa ottenere un’aggregazione della  categoria entro l’anno.

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Risicoltura
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