RISO PER LA PATRIA

Alla Consulta risicola l'industria chiede agli agricoltori di seminare di più, ma i prezzi restano bassi

Secondo alcuni potrebbe essere l’ultimo anno di crescita della produzione di risone, ma il bilancio di collocamento presentato dall’Ente Nazionale Risi stamane parla di 1.080.000 tonnellate di riso lavorato contro il 1.025.000 dell’anno scorso (SCARICA IL BILANCIO 2018 e SCARICA IL BILANCIO 2017). Sono i dati forniti da agricoltori e industriali che riflettono l’incremento dell’indica e la tenuta del riso japonica, a fronte di una flessione del tondo e del medio. In calo anche la resa, il che dimostra il peso avuto da un clima meno propizio delle attese, malgrado ci abbia risparmiato gli attacchi di brusone. Importanti gli stock finali – meno del previsto, ma pur sempre più di 200mila tonnellate… Un quadro che in altri tempi avrebbe indotto a ben sperare, mentre oggi la sensazione prevalente, visti i prezzi, è che si balli sul Titanic. Tra le componenti agricole non c’è unità: Confagricoltura e Cia difendono la richiesta del governo di attivare la clausola di salvaguardia (e lo stesso fa #ildazioètratto) per salvare la produzione di tutte le tipologie di riso, mentre Coldiretti scommette sulla riduzione dell’ettarato e sulla specializzazione della risicoltura per il mercato nazionale. L’industria risiera è molto preoccupata: se il trend fosse quello di una contrazione della risaia da 230.000 a 150.000 ettari, alcuni operatori delocalizzerebbero e altri chiuderebbero. Perciò, alla Consulta, l’Airi ha presentato un documento (che non è condiviso dalle rappresentanze agricole) secondo cui esistono degli spazi da occupare nel mercato del riso indica: «I dati evidenziano, nelle ultime 6 campagne, un aumento di consumo in Italia di oltre il 25 % e nell’UE di oltre il 10%. Anche l’export italiano al di fuori dell’UE evidenzia un interessante trend in aumento – scrive la nota di Mario Francese (foto grande) -. L’aumento dei consumi sia nel mercato domestico che nell’Unione Europea è stato influenzato da diversi fattori, quali: l’aumento di intolleranze alimentari, in particolare al glutine, che modificano le diete dei consumatori che ne soffrono; la maggior attenzione dei consumatori a diete equilibrate e salubri; l’invecchiamento della popolazione; la crisi economica che spinge a soddisfare il fabbisogno alimentare con una minor spesa; il flusso migratorio, con l’aumento nell’UE di etnie forti consumatrici di riso; l’aumento dei consumi di prodotti derivati del riso; l’aumento dell’utilizzo del riso come ingrediente nei processi industriali». L’Airi rivendica il merito dell’industria in questo successo e chiede risone ai risicoltori italiani. Malgrado i prezzi depressi oltre ogni umana sopportazione, insomma, si chiede più riso per la patria: nel dettaglio, il fabbisogno per la campagna 2018/2019  porta ad indicare – secondo l’Airi – la necessità di seminare circa 237 mila ettari a riso così suddivisi (tabella fornita da Airi):

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Risicoltura
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