RISAIE RIEMPITE DI CEMENTO

Secondo l'Ispra l'impermeabilizzazione del suolo avanza di 2 metri quadrati al secondo. Anche nelle terre del riso

Nel 2019, in base alle rilevazioni dell’Ispra (leggi le Schede Ispra) si sono “persi” (ossia coperti da suolo artificiale) 2.139.786 ettari (ha) sul territorio totale italiano (7,1% del disponibile). Questo significa che nel nostro Paese ogni giorno il suolo impermeabilizzato aumenta di 2 metri quadrati al secondo. In particolare in Piemonte il consumo di suolo complessivo è di circa 170.000 ha, pari quindi al 6,7% della superficie totale regionale che è di 2.540.000 ha. In termini assoluti la provincia di Torino, con oltre 58.500 ettari di superficie consumata (8,58% del totale), è la provincia con il valore più alto, ma anche le province risicole mostrano valori importanti: Novara con 14.835 ha e Vercelli con 10.458 ha, che corrispondono all’11,06% (percentuale più alta in Piemonte) e al 5,02% della superficie totale, mostrano un consumo elevato, considerando che circa il 70% delle aree consumate insistono su suoli agricoli.

In Lombardia la situazione è ancora più critica. Il dato generale afferma 287.740 ha di suolo consumato (12,05%), le province più problematiche sono ovviamente quelle di Milano e Monza Brianza (rispettivamente 31,55% e 40,56% di suolo consumato sul totale), ma anche Pavia, provincia su cui si estende la maggior parte della superficie italiana a riso, vede consumarsi 28.104 ha, pari al 9,46%.

Questa situazione si protrae da molti anni ormai, nonostante vi sia stato più volte l’appello unanime da parte dei sindacati agricoli alla tutela dei suoli ed alla riduzione del consumo sempre crescente. Nel dicembre 2019, la Coldiretti affermava in un comunicato stampa che negli ultimi 25 anni i gestori dei suoli nazionali si sono resi responsabili della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata (-28%), per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato, che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari. Il concetto venne ribadito nuovamente nell’estate scorsa, in occasione della Giornata mondiale della desertificazione e della siccità, istituita dalla Nazioni Unite per il 17 di giugno, e della conclusione di un accordo tra Coldiretti e Italia Nostra (associazione ambientalista), siglato il 15 luglio con il fine di salvare la sovranità alimentare del Paese, in un momento in cui l’emergenza Coronavirus aveva messo in luce tutta la strategicità del cibo. In questi comunicati erano sempre presenti le dichiarazioni di Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale, che abbiamo riassunto così in un’unica dichiarazione:«La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico. Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con una decisa tendenza al surriscaldamento, con il moltiplicarsi di eventi estremi, con manifestazioni violente, sfasamenti stagionali ed il rapido passaggio dal maltempo alla siccità che compromettono le coltivazioni nei campi […]. È indispensabile difendere il patrimonio agricolo e forestale presente, incentivando, per esempio, la riconversione dei terreni abbandonati. La continua espansione di superfici artificiali, a lungo andare, rischia di avere pesanti conseguenze su più fronti, oltreché maggiore dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento alimentare […]. Occorre, quindi, accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio».

Anche Confagricoltura si è dimostrata interessata al tema. Il Presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia, in un comunicato stampa dello scorso mese affermava: «Edificazioni civili, opere pubbliche e nuovi insediamenti produttivi in trent’anni hanno eliminato il 20% della superficie agricola utilizzata per l’espansione delle città e delle infrastrutture, per il degrado delle aree periurbane e per l’abbandono dei territori collinari e montani.›› Nello stesso documento Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemonte, riportando i dati del sopracitato studio Ispra, ha reso ancor più chiara la dimensione dell’evento, affermando: ‹‹[..]Nel 2019 in Piemonte abbiamo consumato una superficie pari a 311 nuovi campi da calcio». In accordo con i temi proposti dagli altri sindacati, anche Cia-Agricoltori Italiani lo scorso luglio riportava in un comunicato stampa: «L’Italia perde ancora terreno e l’agricoltura del Paese rischia di arretrare all’avanzare di una cementificazione forsennata e pericolosa che danneggia produzioni e paesaggio. Così Cia-Agricoltori Italiani rilancia sull’urgenza di un intervento serio del Parlamento, nuovamente sollecitato anche dai dati diffusi dall’Ispra: nel 2019 sono andati persi altri 57 chilometri quadrati di territorio nazionale, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. […] Nel dettaglio sono stati “cancellati” 2 milioni e mezzo di quintali di prodotti da seminativi […]. E da anni che Cia chiede una legge contro il consumo di suolo. [..] Serve per Cia un provvedimento basato su scelte consapevoli e di lungo respiro che guardano, oggi più di ieri, all’impatto sui cambiamenti climatici e al ruolo strategico riconosciuto all’agricoltura anche a livello europeo». Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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