RINASCONO LE CATTEDRE

Un'iniziativa in Emilia Romagna rinnova i fasti di un percorso che condusse alla Stazione Sperimentale di Risicoltura

L’obiettivo principale degli imprenditori o imprenditrici agricole attuali, non avendo la forza contrattuale di imporre dei prezzi, è quello di portare sul mercato quantità e qualità di prodotti sufficienti a mantenere la sostenibilità economica delle proprie aziende. In questa ottica si trovano ad effettuare continuamente scelte: dai piani colturali, all’approvvigionamento di sementi, macchinari, fertilizzanti, fitofarmaci, con relative tecniche d’impiego, senza tralasciare l’accesso al mercato dei prodotti, che da solo richiederebbe un approccio specialistico. Infine devono saper decifrare un’infinita serie di leggi e regolamenti scritti in burocratese, per cercare di adempiere a tutti gli obblighi imposti all’azienda, e magari riuscire anche ad intercettare i finanziamenti pubblici distribuiti tramite bandi scritti in modo altrettanto ermetico. Questo richiede loro una quantità di competenze che possono in parte aver acquisito tramite gli studi giovanili, ma neanche una laurea magistrale riesce a prepararli ad affrontare tutte le sfide sopraelencate. A differenza delle grandi industrie, che istituiscono al loro interno uffici specializzati per le pratiche burocratiche, le aziende agricole sono di norma di piccole o medie dimensioni, per cui gli imprenditori operano anche direttamente nei campi, attività che nelle stagioni più impegnative richiede orari settimanali di 60 e più ore. (Avviso) La stragrande maggioranza delle aziende agricole delega quindi l’attività burocratica (tenuta registri IVA, pratiche PAC, adesione ai bandi, ecc.) a soggetti esterni, che comunque non le esimono dal comunicare loro tempestivamente i dati da gestire, e dalla compilazione dei registri di campagna, infortuni, e dell’incombente registro dei combustibili. A partire dagli anni ’90 è iniziato il fiorire dei corsi d’aggiornamento, iniziati col patentino per i fitofarmaci, e seguiti da tutti gli altri (pronto soccorso, antincendio, uso di trattrice, carrello elevatore, escavatore, motosega…), obbligatori sia per l’imprenditore sia per i suoi dipendenti, con relativi costi in tempo e denaro a carico delle aziende. Per carità di patria ci asteniamo dal commentare la qualità di alcuni di questi corsi, che assorbono comunque tempo e risorse sottratte all’aggiornamento professionale. In tale contesto sorgono spontanee le domande sulla quantità di tempo che rimane a disposizione dell’imprenditore per dedicarsi all’aggiornamento tecnologico, e sul come fornirgli le relative informazioni in modo rapido ed efficace. L’agricoltore italiano è di solito pronto a migliorare le sue tecnologie, se gli forniscono un vantaggio competitivo sul mercato: più ricavi, più qualità, meno costi. Molto più restìo se non ottiene risultati visibili o misurabili.(Avviso)

La rinascita di uno strumento

Nella neonata Italia unita, in un contesto agricolo ancora molto arretrato, iniziarono a comparire i comizi agrari, e le cattedre ambulanti di agricoltura. Queste ebbero un buon successo, divulgando direttamente le innovazioni idonee ai contesti locali. Si legge che in Emilia Romagna sia stato attualmente avviato un progetto finanziato dalla UE per rinnovare i fasti delle cattedre ambulanti di Agricoltura, che videro docenti come Nazareno Strampelli a Rieti e Novello Novelli in Lomellina. Quest’ultimo fu successivamente nominato direttore della giovane Stazione Sperimentale di Risicoltura di Vercelli, oggi agonizzante, dove trasferì le esperienze acquisite nella direzione della cattedra ambulante. L’attività della Stazione Sperimentale fu intensa, come i contatti con gli agricoltori. Furono banditi concorsi a premi per la costruzione di macchine innovative, giudicate mediante prove operative pubbliche, seguite attentamente da molti osservatori. Vi furono premi per i migliori riproduttori di sementi, ed ai premiati venivano forniti gratuitamente campioni delle nuove varietà costituite, per testarne l’adattamento ai vari tipi di terreni prima di metterle in commercio. L’intensa attività sperimentale, indirizzata da un Consiglio di Amministrazione composto in maggioranza da agricoltori, forniva sempre apprezzabili suggerimenti da divulgare agli agricoltori.  Possiamo estrapolare quindi le principali ragioni dei successi ottenuti, che hanno portato in 30 anni (1908-1938) al raddoppio delle produzioni per ettaro: (Avviso)

  • Sperimentazioni multidisciplinari indirizzate a risolvere i problemi più pressanti delle aziende
  • Interazione continua tra sperimentatori e destinatari dei risultati
  • Sperimentazioni effettuate contemporaneamente su diversi tipi di terreni
  • Dimostrazioni diffuse dei risultati raggiunti
  • Divulgazione su rivista “Il giornale di risicoltura” redatta con linguaggio semplice e molte documentazioni fotografiche

Un attuale modello efficace, che in buona parte ricalca il nostro passato, può essere riconosciuto in quello del Rice-Check australiano. Presso il Centro Ricerche Agricole del New South Wales, nel 1986 è stato iniziato lo sviluppo di una metodologia scientifica di coltivazione del riso. I risultati, dopo trent’anni di applicazione, hanno prodotto miglioramenti continui ed importanti: la produttività media nazionale è passata da 6,3 a 10 t/ha, mentre in Italia nel medesimo periodo 1986-2016 è passata da 6,3 a 6,8 t/ha. Anche l’impatto ambientale della coltivazione è stato significativamente ridotto. ( al link https://www.dpi.nsw.gov.au/data/assets/pdf_file/0007/829330/RGG-accessible-22Aug2018.pdf    il protocollo australiano 2018 per la coltivazione del riso)

I progetti del From Farm to Fork sognano di ottenere in 10 anni una agricoltura sostenibile che produca cibo abbondante ed a buon prezzo per tutti gli Europei riducendo l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti “chimici”. Per realizzarli, verosimilmente in tempi più lunghi, servirà una vasta ed efficiente ricerca ed una altrettanto efficace divulgazione. Il progetto sembra iniziare col passo sbagliato, con le notizie  sul dimezzamento dei finanziamenti PSR , dirottati al recovery fund. Già eseguito invece il trasferimento di 485 milioni di € dai fondi Europei a suo tempo stanziati per gestire le crisi agricole al turco Erdogan affinché rallenti le migrazioni.

https://wikiagri.fr/articles/quand-le-budget-europeen-prevu-pour-gerer-les-crises-agricoles-est-affecte-au-maintien-des-migrants-syriens-en-turquie/20905

In un periodo nel quale i consumatori sognano di tornare all’agricoltura del passato, per gli agricoltori sarà eccessivo sognare di tornare ai modelli di progresso agricolo, ed anche alla mentalità dei ricercatori che nel nostro passato e nel presente di altri hanno avuto successo?  Autore: Giuseppe Sarasso

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