QUELLA VOGLIA DI CLAUSOLA

Ormai l'adozione del provvedimento è certa, ma dai sindacati traspare impazienza. Anche perché il mercato ha già preso un'altra direzione

C’è tanta voglia di clausola nella filiera del riso italiano. Talmente tanta che da una settimana siamo bersagliati da comunicati stampa con cui i sindacati agricoli esultano per l’avvenuta adozione che permetterà di reintrodurre i dazi sul riso d’importazione da Cambogia e Myanmar. Peccato che per avere realmente quest’adozione bisognerà attendere almeno il 17 gennaio, se è vero che quel giorno, non essendo maturare novità in seno al consiglio dei commissari europei cui era demandata la decisione finale, la clausola sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea. «La misura avrà una durata di tre anni prorogabile, con dazi pari a 175 euro la tonnellata nel primo anno, 150 nel secondo e 125 nel terzo» informa la Cia, esultante. Le fa eco Coldiretti: «sono previsti dazi solo sul riso indica lavorato e semilavorato per un periodo non superiore a tre anni, con un valore scalare dell’importo da 175 euro a tonnellata nel 2019, a 150 euro a tonnellata nel 2020 fino a 125 euro a tonnellata nel 2021 ma è possibile una proroga ove sia giustificata da particolari circostanze». Analoghi toni da Confagricoltura nei giorni scorsi. Restiamo in fiduciosa attesa, confermando il giudizio che abbiamo dato nelle scorse settimane: questa clausola doveva arrivare prima, ed essere accompagnata da un congruo aumento dei prezzi dei risoni Indica, se si voleva che i risicoltori non decidessero di seminare, come sta avvenendo, tanto riso tondo… (Nella foto, la sede della Commissione europea) Autore: Paolo Viana

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