PAC, UN ALTRO RINVIO

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Si è conclusa ieri sera con un rinvio la riunione tra il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e gli  assessori regionali all’Agricoltura in merito all’attuazione della Politica agricola comune, i cui termini per presentare le osizioni dell’Italia sulla riforma a Bruxelles scadranno il 31 luglio. Lo fa sapere, in una nota, il ministero, precisando che la Conferenza Stato Regioni, si pronuncerà giovedì 12 giugno. Un incontro, quello tra ministro e assessori, che ha creato fermento tra le organizzazioni agricole. Alla Cia non è piaciuta la costituzione a latere di riunioni e contro riunioni sulla Pac, di un Comitato scientifico che dovrebbe occuparsi del tema della gestione del rischi in agricoltura, composto da dirigenti ministeriali e da una serie di personalità  rappresentative degli interessi di una sola organizzazione agricola. La Cia, considerando che alcune decisioni non stanno prendendo nella dovuta considerazione le istanze delle diverse agricolture nazionali, teme infatti l’impostazione sul modello del Pensiero Unico, da scongiurare per il bene di tutta l’agricoltura italiana e di chi da essa trae il proprio reddito. La Copagri si dice soddisfatta, invece, della nuova posizione assunta in merito all’agricoltore attivo. “Oggi – commenta il presidente Franco Verrasciana – sarebbe stato deciso di limare le posizioni relative alla definizione di ’agricoltore attivo’ percettore di titoli Pac, inserendovi tutti i possessori di partita Iva agricola e la dichiarazione annuale senza alcuna soglia, consentendo di accedere ai benefici Pac a centinaia di migliaia di produttori che viceversa sarebbero rimasti fuori; nella maggior parte dei casi ciò avrebbe comportato l’abbandono delle colture e dei terreni, con costi enormi per la collettività  e con aggravi rispetto al deficit produttivo in agricoltura”. Va detto che l’accordo raggiunto dal Mipaaf e dalle regioni per regolare la distribuzione per i prossimi sette anni dei circa 4 miliardi annui di aiuti diretti alle imprese a cui si aggiungono altri 2 miliardi (cofinanziamento nazionale incluso) riservati ai programmi di sviluppo rurale (in totale oltre 50 miliardi) è giudicato criticamente da diverse organizzazioni, tra cui Confagricoltura. Il cuore del provvedimento – spiega Agrisole – è rappresentato dalla scelta del cosiddetto modello irlandese che rinvia al 2019 la (parziale) convergenza dei pagamenti graduale. L’Italia, come noto, sarà considerata ai fini della regionalizzazione una «regione unica», ma questo non potrà evitare il travaso di fondi a danno delle regioni tradizionalmente più produttive (Lombardia e Puglia su tutte, ma anche Emilia Romagna), parzialmente compensate dai poco più di 426 milioni di aiuti accoppiati che saranno destinati soprattutto alla zootecnia e all’olivicoltura. Proprio sul capitolo degli aiuti accoppiati si è consumato l’ultimo braccio di ferro con (e tra) gli assessori, ma francamente è difficile capire il perché della rinuncia al massimale del 15% del monte aiuti totale da destinare ai settori in crisi di mercato (definizione che abbraccia potenzialmente tutti i comparti). Alla fine il compromesso destina ai piani di settore l’11% del plafond, premiando anche riso e colture proteiche, barbabietole e pomodoro da industria. Per le imprese il nuovo sistema sarà una vera rivoluzione: i nuovi aiuti, spalmati su 12,8 milioni di ettari invece degli attuali 10,8, saranno inferiori al passato, ma l’accordo garantisce che nel graduale (e parziale) processo di convergenza nessuno potrà vedersi tagliato l’assegno più del 30 per cento. Inoltre, la definizione della figura di agricoltore attivo cui riservare i premi garantisce che questi andranno solo agli imprenditori agricoli professionali, coltivatori diretti e imprese con partita Iva oltre i 7mila euro, escludendo tanti agricoltori della domenica che ancora affollano la lista nazionale dei beneficiari. L’allargamento della «black list» poi, dopo gli scandali del passato, escluderà anche banche, società finanziarie, assicurative e immobiliari. I giovani agricoltori potranno contare su un bonus del 25% per i primi cinque anni di attività. I pagamenti diretti superiori a 150mila euro saranno ridotti del 50% e del 100% quelli oltre i 500mila, tenendo però conto del costo del lavoro (manodopera, salari, stipendi e contributi versati a qualsiasi titolo per l’esercizio dell’attività agricola) che sarà esentato dal taglio. Dalle prime simulazioni però i «big» degli aiuti Ue hanno poco da temere. (06.06.14)

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Risicoltura
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