MIGLIORARE IL RACCOLTO COSTA SOLO IL 2%

Gentinetta spiega le ricadute del miglioramento genetico

Il miglioramento genetico è utile al risicoltore. Dimostriamolo. Iniziando col ricordare che a partire dall’inizio dell’anno 1990 si è realizzata la sostituzione delle varietà tradizionali con varietà migliorate e si è cominciato a veder avanzare forme di agricoltura più evolute. Questo processo, che è stato realizzato proprio con l’introduzione di varietà migliorate, è ancora molto attivo ed è andato di pari passo con il miglioramento delle tecniche agronomiche, quali la diffusione della semina in asciutto, la difesa fitosanitaria, la resistenza a erbicidi e tutte le forme legate all’agricoltura di precisione. (Segue dopo la videointervista)

Il miglioramento genetico: costi e vantaggi per l’agricoltore

L’adozione di varietà migliorate è ritenuta dalla comunità scientifica internazionale il punto di partenza per lo sviluppo dell’agricoltura. L’interazione di varietà geneticamente migliorate con pratiche agricole altrettanto migliorate, ha portato, non solo nel riso, grandi progressi produttivi. Facciamo qualche esempio. L’introduzione del gene sd1, semi dwarf, che conferisce taglia bassa alle piante di riso, riducendo la lunghezza degli internodi, ma non il numero delle foglie e di conseguenza la superficie fogliare, motore della pianta, ha migliorato l’indice di raccolto da 70-30 a 50-50 e conseguentemente la produttività. E’ il caso del Karnak che, modificando un solo gene sd1 del Carnaroli, ha permesso un miglioramento impensabile. Si tratta del risultato di un esperimento di mutagenesi molto complesso, di cui vado molto orgoglioso. Per le altre cultivar  si è proceduto all’introgressione di questo gene sd1 partendo da varietà nord-americane. Contemporaneamente si sono introdotti altri caratteri a controllo mendeliano quali la resistenza al brusone, la tolleranza a determinati erbicidi (il caso del Clearfield), l’eserzione della pannocchia e caratteri a variabilità continua la cui ereditabilità è più complessa. E’ stato un processo molto lungo e continuo che ha portato nel tempo alla costituzione di varietà importanti per la risicoltura italiana. Oltre al Karnak, si è così arrivati a Augusto, Caravaggio, Keope, Leonidas CL, Nemesi CL per finire con Cammeo, coltivati in Italia, e con Toros e Sultan, diffusi in paesi medioorientali, che hanno dato, danno e daranno grandi soddisfazioni al mondo agricolo.

Costi e benefici

Spesso si dice che tutto ciò costi molto al risicoltore. Non è vero. Il miglioramento varietale, lungi dall’aumentare l’incidenza percentuale del costo del seme sulla produzione lorda vendibile, tende in realtà a farla diminuire, aumentando la produzione o riducendo le spese, nel caso di varietà dotate di determinate resistenze. L’incidenza relativamente bassa del seme sul costo di produzione e il suo effetto sulla produzione stessa dimostrano quanto sia sbagliato risparmiare sul seme e quanto sia importante la capacità di trasferire agli agricoltori i progressi conseguiti nel campo del miglioramento genetico. Per le varietà migliorate ho calcolato che l’incidenza del costo del seme certificato rispetto al seme cosiddetto aziendale è di appena il 2 % massimo, con differenti garanzie di sanità e qualità delle sementi. Autore: Eugenio Gentinetta, Milano Sementi.

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Risicoltura
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