LOTTA AL BRUSONE: PERCHE’ NON IN LOMBARDIA?

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foto FlavioAlla fine di giugno è uscito il bollettino “Il riso”, pubblicato da ERSAF Lombardia con il contributo dei tecnici dell’ Ente Nazionale Risi (si può scaricare il relativo pdf cliccando QUI). Questo bollettino, il primo specificamente dedicato alla difesa a basso apporto di prodotti fitosanitari nella coltura del riso, rientra nella ambito delle iniziative che Regione Lombardia si era impegnata ad attivare al cap.10 della DGR 3233/2015 (il cosiddetto PAR, o PAN lombardo, di cui Risoitaliano.eu e chi scrive hanno già avuto modo di occuparsi diffusamente) e fornisce alcune indicazioni per il diserbo della coltura. Tuttavia, a prescindere dagli aspetti di merito, il bollettino di Regione Lombardia ha il limite di essere stato emesso solo il 19 giugno scorso. Ovvero quando la “campagna diserbo” era agli sgoccioli, o perlomeno gran parte delle scelte “strategiche” erano già state impostate. E’ sperabile che per la “fase 2” relativa alle scelte di protezione integrata del riso, ovvero quella legata agli eventuali trattamenti fungicidi, le indicazioni di Regione Lombardia siano maggiormente tempestive (va detto che su mais ERSAF ha emesso l’8 luglio, quindi con assoluto tempismo, il suo bollettino n°8 relativo alla protezione da piralide e diabrotica).

D’altro canto la protezione della coltura del riso dalle patologie di origine fungina va di fatto impostata su criteri essenzialmente preventivi. Ciò per diversi ordini di ragioni. In generale perché l’elevata pericolosità dei patogeni (non solo nel riso, ma a livello generale) rende spesso impossibile subordinare i trattamenti all’ accertamento delle sintomatologie macroscopiche (dato che, quando esse si evidenziano, l’infezione è generalmente in una fase avanzata anche se magari non clamorosamente manifesta). Inoltre le linee di tendenza su cui vengono oggi impostate le strategie fitoiatriche contro i patogeni fungini prevedono il ricorso ad interventi preventivi, piuttosto che curativi e/o eradicanti, ritenuti maggiormente soggetti al rischio di insorgenza di fenomeni di resistenza. Infine va sottolineato come le più pericolose e dannose manifestazioni di Pirycularia, il principale patogeno della risaia nei nostri ambienti, non sono date tanto dalle forme fogliari (da monitorare comunque con attenzione ed eventualmente trattare specie per varietà sensibili al patogeno anche per limitare il potenziale di inoculo del fungo nell’ ambiente), quanto dagli attacchi al nodo, al colletto della pannocchia (il “mal del collo”, appunto) ed alla pannocchia medesima (con necrosi di una o più rachille). Manifestazioni patologiche che, quando si evidenziano, non possono essere “curate” (la necrosi dei tessuti è evidentemente irreversibile) e che comportano perdite di produzione (sia in termini quantitativi che qualitativi) immediate e sensibili.

Diventa fondamentale in quest’ ottica disporre di strumenti di valutazione previsionale, che possono basarsi su monitoraggi aziendali più o meno empirici (dall’ osservazione di “piante-spia” come alcune infestanti di bordo o lo stesso riso crodo, o sulla semina di alcune piante di varietà suscettibili al patogeno in un angolo di un appezzamento), oppure su monitoraggi di tipo comprensoriale di maggiore affidabilità e valenza scientifica. Da sottolineare a questo proposito l’ encomiabile lavoro legato al progetto “Lotta al brusone” che ha come capofila la Provincia di Vercelli con il supporto scientifico dell’ Università di Pavia e di altri enti. Un lavoro per ora limitato ad un numero relativamente ristretto di punti di osservazione nel vercellese e nel novarese (che tra l’altro nel bollettino del 13 luglio hanno restituito tutti un rischio zero, verosimilmente legato all’andamento termico che non favorisce la germinazione delle spore), che forse sarebbe utile ampliare anche ad altri ambiti territoriali. Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo – flavio.barozzi@odaf.mi.it (18.07.2015)

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