L’IMPORTANZA DI CHIAMARLO “CLASSICO”

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailContro le importazioni dai Paesi Meno Avanzati arriva la ricetta della Coldiretti. L’ha presentata il presidente della confederazione dell’Emilia Romagna Mauro Tonello (foto piccola) nei giorni scorsi alla stampa...

TONELLO-COLDIRETTIContro le importazioni dai Paesi Meno Avanzati arriva la ricetta della Coldiretti. L’ha presentata il presidente della confederazione dell’Emilia Romagna Mauro Tonello (foto piccola) nei giorni scorsi alla stampa locale. L’analisi dell’organizzazione parte dalla peculiarità di questa campagna risicola, in cui i prezzi tengono grazie a un raccolto fiacco, particolarmente nel Delta emiliano, dove si è registrata una minor resa di lavorazione (-20% rispetto al 2014 in Emilia-Romagna nonostante gli ettari coltivati siano passati da 7.436 a 7.705) . «Che cosa succederà in annate cosiddette ‘normali’ quando si conteranno sovrapproduzioni delle varietà Japonica da consumo interno quali Arborio e Carnaroli?», si chiede Tonello, evocando lo spettro della Cambogia e di Myanmar, cui ora si aggiunge il Vietnam. Un flusso che ha “dopato” la coltivazione di Japonica. Adesso, però, bisogna valorizzare quel che si produce e allora, spiega Tonello, «le varietà di riferimento devono diventare dei veri nomi commerciali (Carnaroli Classico, Arborio Classico, etc) con produzione esclusiva in Italia. Qui, sono vietati per legge fitofarmaci che potrebbero lasciare residui sull’alimento, cosa che non avviene affatto altrove dove si eseguono annualmente circa 18-20 trattamenti annui con prodotti da noi banditi». La terminologia (“Classico”) rinvia alla bozza di riforma della legge mercato interno, che attende solo il via libera alla delega contenuta nel collegato agricolo per rimpiazzare la normativa degli anni Cinquanta, tuttora vigente. Coldiretti appoggia quella riforma e Tonello, anzi, la utilizza per disegnare nuovi scenari.

Ma non è tutto. L’Emilia produce oggi 422mila quintali di risone concentrati nella provincia di Ferrara sta portando avanti un accordo di filiera che permette ad agricoltori e industriali (Grandi Riso), che è incentrato sul Consorzio di tutela del riso del Delta del Po Igp: «ai soci viene garantito un prezzo minimo (45 euro al quintale per il Carnaroli e l’Arborio; 40 euro al quintale per il Baldo nel 2015) e 7 euro al quintale in più della media dei valori massimi di listino fissati dalla Borsa Merci da novembre a luglio. Così il produttore non dovrà preoccuparsi della volatilità dei prezzi» ha detto alla stampa Giampaolo Cenacchi, vice-presidente nazionale della sezione Riso di Confagricoltura e consigliere del Consorzio, sottolineando la crescita dell’export e del fatturato industriale e sostenendo la necessità di modifica del disciplinare, a partire dalla revisione dei parametri produttivi e dall’introduzione di «altre varietà similari dal punto di vista organolettico», una posizione che non è condivisa da Coldiretti, la quale, ha detto sempre Tonello, «sta valutando una possibile entrata nel Consorzio (attraverso Bonifiche Ferraresi e Sis-Società italiana sementi) per modificare alcune regole e strategie». (20.12.2015)

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