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IO, CHE HO PERSO IL MIO RACCOLTO

da | 4 Mag 2023 | NEWS

Lomellina
Mercato ancora pesante nelle prime sedute di maggio. Ciò è principalmente causato da una domanda che continua a dimostrarsi disinteressata all’acquisto, come già proposto da alcune settimane. Ne risultano listini privi di novità, scambi minimi e voci di calo per alcuni gruppi varietali (leggi l’ultima analisi).

«HO PERSO IL 60%»

Nonostante queste nuove tendenze negative, i risicoltori sono in generale soddisfatti dall’andamento delle quotazioni, in molti casi più  preoccupati come è noto sul fronte irriguo. Le piogge di aprile hanno permesso di iniziare la campagna d’irrigazione con minori difficoltà. Il periodo di massima richiesta, tuttavia, non è ancora arrivato ed il rischio che la risorsa non basti per tutti in quel momento e nel resto dell’estate è tutt’altro che scongiurato. Tali preoccupazioni sono ancor maggiori per chi nella passata stagione ha già subito importanti perdite produttive. È il caso di Paolo Arrigone, titolare di un’azienda agricola di circa 80 ha nei comuni di Mortara e Cergnago  (PV).

«Nella scorsa stagione a causa della siccità ho perso il 60% del raccolto tra riso e mais. La mia superficie aziendale è per 1/3 servita da Est Sesia. La restante parte riceva l’acqua attraverso un sistema di fontane proprio con testa a Parona. Questo  raccoglie le acque di colatura e le risorgive delle camere limitrofe. Nella passata stagione è questa la porzione di azienda dove è stato impossibile produrre. Tali terreni si trovano tra Mortara e Cergnago, in un areale caratterizzato da una tessitura sabbiosa. Le risaie circostanti, che avrebbero dovuto permetterci di raccogliere acqua, ne hanno ricevuta pochissima dal consorzio. Per noi dunque è risultato impossibile l’approvvigionamento».

«PERDITE ECONOMICHE IMPORTANTI»

«Questi 2/3 di superficie aziendale non serviti direttamente da Est Sesia non li destino tutti a riso. Essendo terreni leggeri riesco ad alternare con efficacia riso e mais, mantenendo sul totale della superficie aziendale un 75% a riso ed un 25% a mais. Il mais, che avrei voluto portare alla produzione di granella, ho deciso di trinciarlo il 24 giugno, essendo ormai chiaro che bagnare sarebbe stato impossibile. Questo mi ha causato una forte perdita economica, considerando, oltre al minor profitto ottenuto dalla vendita al digestore, che lo sviluppo della pianta in quel momento non era concluso neanche per la trinciatura.

Per quanto riguarda il riso, come detto, sono riuscito a raccogliere solo dalle camere servite da Est Sesia, 30 ha circa, dove avevo seminato del Provisia. Questo riso, fortunatamente, non mi ha dato problemi merceologici al momento della vendita. Ribadisco che i 30 ha serviti da acqua propria, dove avevo seminato Centauro, non mi hanno fruttato nulla. La perdita economica totale considerando i prezzi dell’annata si aggira intorno ai 200.000 € ma i ristori previsti, non ancora ricevuti, mi hanno comunicato essere di 48.000 €. Una bella batosta che mi porta ad essere molto critico nei confronti dei colleghi novaresi, i quali storcono il naso per il regolamento approvato dal consorzio».

«RISAIE TROPPO CONSENTITE ED INCENTIVATE»

«Ritengo che siamo tutti agricoltori alla pari e che sia giusto distribuire la risorsa in modo equo in caso di carenza – continua Arrigone -. Nei terreni che gestisco si coltiva riso da tempo. Nel corso degli anni, inoltre, la semina in asciutta, maggiori guadagni e contributi Pac hanno favorito sempre di più la conversione dei terreni a questo cereale. Anche le camere che alcuni anni fa erano destinate all’arboricoltura, non essendo più sostenute dalla Pac, sono state trasformate in risaia. Va poi considerato che il mais ha una necessità d’acqua ancor più immediata del riso nel momento del bisogno, pur non richiedendo la sommersione, ed anche i pioppi nei primi anni di crescita necessitano di irrigazioni.

Terreni sabbiosi come i nostri sicuramente richiedono più acqua per mantenere la sommersione. Negli anni passati, tuttavia, si è permesso di trasformarli in risaia, essendo anche maggiore la disponibilità idrica, ad agricoltori giustamente spinti dalle maggiori possibilità economiche. Forse se la politica agricola comunitaria non fosse così sbilanciata verso questa coltura ciò non sarebbe accaduto. Considerando anche questo squilibrio, nella prossima stagione ho deciso di mantenere immutata l’impostazione aziendale. Semino il riso a file interrate, come ormai fatto da tutti in queste zone viste le difficoltà di reperire l’acqua e la maggiore convenienza di tale pratica. In autunno molti colleghi qui hanno scelto di dedicarsi al frumento, abbandonando il riso. Io non ho voluto farlo avendo timore che potessero esserci ulteriori carenze in inverno/primavera che avrebbero reso un investimento già di per sé a basso profitto un’ulteriore perdita dopo quella della passata stagione. Confido nella prossima campagna ed in una gestione dell’acqua meno penalizzante». Autore: Ezio Bosso.

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