IL RICAMBIO GENERAZIONALE AVVIENE VERAMENTE?

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giovane-agricoltoreUnioncamere sostiene che ci sono difficoltà di ricambio generazionale in agricoltura: rispetto al 2006 (pre-crisi), nel 2014 le imprese registrate presso le Camere di Commercio si sono ridotte di 84.327 unità (-1,38%). Il Centro Studi di Confagricoltura invece osserva come dietro la sostanziale stabilità del numero di imprese iscritte vi sia un notevole fenomeno di ricambio: ogni anno si sono iscritte mediamente circa 400 mila nuove imprese e hanno cessato la propria attività poco più di 404 mila. Dal 2007 al 2014, le imprese agricole iscritte al Registro Imprese sono diminuite di 163.869 unità (-17,61%). Si tratta di una tendenza coerente con la diminuzione della totalità delle aziende agricole (-32,36%) registrata dal Censimento dell’Agricoltura Istat del 2010 rispetto a quello del 2000. Abbiamo chiesto a due giovani risicoltori cosa ne pensano. Il primo è il milanese cesare Fedeli: «nella mia famiglia – racconta – i padri hanno comiciato a lavorare prima che a camminare e hanno dedicato la loro vita all’agricoltura, quindi è anche legittimo che, avvicinandosi l’età della “pensione”, si sentano in diritto di tirare il fiato e abbiano dunque cominciato ad inserire noi figli nella gestione operativa e strategica dell’azienda. E’ un percorso graduale che nel giro di 5/7 anni porterà all’inversione dei ruoli: il figlio avrà la responsabilità dell’azienda mentre il padre sarà di supporto. Vale però sempre e comunque la sacra legge: “finché moeru mi, i danee i a molu no!“. Sulle decisioni più importanti l’ultima parola spetta sempre al più vecchio». Ecco cosa pensa invece il novarese Giovanni Chiò:«In questi anni, purtroppo, ho constatato quanto non sia giovane la nostra risicoltura. Dato che si allinea perfettamente con la media nazionale dove solo il 3% degli U35 gestiscono aziende agricole italiane, contro una media europea che supera 8%, ancora più preoccupante rilevare che più del 50% sono ancora aziende dirette da over65. Agricoltori si nasce e si muore, ogni anziano agricoltore che abbia conosciuto ha sempre prestato la propria passione ed energie fino alla fine, manca però un ricambio generazionale degno di un evoluzione, non solo agricola, che ormai viaggia alla massima velocità. Alcuni sono gli strumenti che agevolano subentro o primostrumenti che agevolano subentro o primo insediamento, ma non basta, non può bastare. Se l’agricoltura italiana è fortemente in ritardo rispetto ad una media europea quasi tre volte superiore, significa che qualcosa manca. Molte volte “giovane” è sinonimo di evoluzione, miglioramento, innovazione, ci troviamo nella maggior parte dei casi a dover subire questo titolo anziché vederlo riconosciuto.Chiediamo strumenti migliori ed efficienti per poter “correre” più velocemente, per un accesso al credito formato giovani imprese, per offrire le alternative di cui l’agricoltura necessità e poter essere concorrenziali con chi coltiva prodotti di qualità nel mondo. Chiediamo di essere ascoltati e formati, perché siamo giovani mica piccoli e perché sicuramente i futuri dirigenti del nostro settore saremo noi giovani». (29.04.15)

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Risicoltura
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