PAN LOMBARDO PASSATO AI RAGGI X

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foto FlavioLe nuove norme in materia fitosanitari introdotte dalla delibera regionale contenente le “Linee guida per l’attuazione in Lombardia del Piano di azione nazionale per l’ uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”, ovvero il cosiddetto PAR, sono state al centro del seminario promosso a Cremona il 21 aprile da Unicaa e FODAF lombarda. L’incontro non è stato solo un momento di presentazione dell’ atto regionale, difeso appassionatamente da Beniamino Cavagna, del servizio fitosanitario regionale, ma anche l’occasione per illustrarne i contenuti tecnici (per i quali rimando alle precedenti note apparse su Riso Italiano). E per cercare di fare il punto della situazione nel contesto ancora piuttosto fluido determinato dall’entrata in vigore delle norme derivanti dalla dir. UE 128/09, che introduce l’obbligatorietà della difesa integrata, come decretato in Italia dal PAN (in vigore a far tempo dall’ 1 gennaio 2014) ed in Lombardia dal PAR. Il concetto di difesa integrata comporta come presupposto l’ implementazione di un sistema complesso, fatto di bollettini fitosanitari dettagliati, di previsioni agrometeo puntuali, di sistemi di monitoraggio, di allerta, di soglie di danno e di intervento in parte già esistente ed in parte da costruire. Da costruire, se mi è consentito, attraverso un coinvolgimento ed un dialogo continuo tra tutti gli operatori, dagli agricoltori, ai tecnici “di campo”, agli istituti di ricerca, fino ai funzionari regionali, in modo da avere strumenti “diagnostici” e decisionali effettivamente aderenti alla realtà.

In campo diagnostico e prescrittivo saranno sicuramente utili tutti gli strumenti che gli enti pubblici, Regione in primis, saranno in grado di mettere a disposizione degli operatori. Corre voce della prossima disponibilità di modelli previsionali molto sofisticati, ma anche di strumenti “high-tech” quali le “App” per gli smartphone, oltre al sistema di allerte basato su sms già in uso da parte di diversi operatori. Una prospettiva molto suggestiva, ma che richiede comunque l’ interpretazione dell’ uomo, di un agricoltore attento o di un consulente qualificato, per essere adattata e declinata sulle effettive realtà di campo, che possono essere molto diverse dallo “standard”. E comunque gli strumenti diagnostici e prescrittivi potranno essere d’ aiuto, ma se mancheranno gli strumenti operativi (ovvero principi attivi veramente efficaci) la difesa delle colture si farà sempre più difficile (rimando al proposito alle osservazioni come di consueto sagge e puntuali del prof. Ferrero si Riso Italiano: http://www.risoitaliano.eu/ferrero-presto-registrati-nuovi-principi-attivi/).

Un altro fronte sarà quello della registrazione dei trattamenti. Al seminario di Cremona i funzionari regionali hanno presentato alcune funzionalità del registro elettronico dei trattamenti in ambiente SISCO, che secondo quanto previsto dal PAR sarà obbligatorio dal 2016 nelle aziende con più di 300 ha di mais o 250 di riso. E’ probabile che sia invece revocato l’obbligo di tenuta del registro elettronico per le aziende che aderiranno alla prevista misura del nuovo PSR per l’ agricoltura integrata “volontaria”, che comunque pare abbia poche possibilità di vedere la luce nel 2015. Questo perché l’ UE, in sede di osservazioni al PSR lombardo, non avrebbe ritenuto corretto pagare un contributo per l’ adempimento (seppure in forma elettronica) ad un obbligo di legge (quello della tenuta del registro trattamenti), per cui tra l’ altro l’ importo dei  pagamenti agro-ambientali per la difesa integrata volontaria dovrebbe subire una leggera decurtazione. L’ applicativo presentato a Cremona ha effettivamente delle interessanti potenzialità. Credo abbia tuttavia, lo dico con spirito assolutamente costruttivo, alcune limitazioni che forse sarebbe opportuno cercare di correggere in questo anno “di prova” in cui, per usare le testuali parole del funzionario che lo ha presentato”scriveremo sulla carta del formaggio”. Una criticità (a parte i perduranti problemi di connessione ed operatività dell’ ambiente SISCO) è dovuta alla sua rigida connessione con il “fascicolo aziendale”, che sconta l’ incongruenza tra l’anno solare (cu cui si basa il fascicolo stesso) e l’annata agraria; ma che potrebbe non essere sempre aggiornato per cause indipendenti dalla volontà dell’ agricoltore (ad esempio per un contratto di compravendita non ancora registrato, o per il ritardo da parte di un Caa nel “carico/scarico” di particelle catastali oggetto di compravendita o affitto). Un ulteriore elemento di criticità potrebbe derivare dalla tempestività nell’ aggiornamento del database “Pestidoc”, curato dall’ Ospedale L.Sacco di Milano. Personalmente, in una simulazione, ho riscontrato l’assenza nel citato database di un formulato commerciale impiegato in agricoltura “conservativa” (formulato peraltro assolutamente registrato, autorizzato e presente sul database di un software “privato” di utilizzo relativamente diffuso): e se un prodotto non è nel database il trattamento non può essere registrato. Un’ ulteriore limitazione deriva, se consentito, dal fatto che il software “regionale” non effettua alcun calcolo circa la congruità dei dosaggi per unità di superficie, e quindi  rischia di perdere una parte importante di quella funzione “prescrittiva” che hanno altri prodotti per registrazione elettronica reperibili sul mercato.

Nel frattempo sul BURL n. 13 del 25 marzo 2015 sono state pubblicate le norme tecniche per difesa e diserbo 2015 per le misure agroambientali del PSR e per OCM ortofrutta.In esse Regione Lombardia precisa che per l’anno 2015:

1. viene adottato come base delle norme tecniche di difesa e diserbo il testo consolidato delle Linee Guida Nazionali;

2. le norme sono valide  per le misure agroambientali del PSR in scadenza (misura 214 az. b1 e b2) e per i programmi operativi delle organizzazioni dei produttori ortofrutticoli (OCM ortofrutta -Reg. 1308/13/CE), ma avranno validità anche per gli eventuali bandi (peraltro improbabili, a sentire le parole dei relatori del seminario cremonese) per Pagamenti Agro Climatico Ambientali (PACA) del nuovo PSR;

3. nelle norme sono contenute anche le schede di difesa e diserbo delle colture per le quali non è previsto il pagamento di premi specifici;

4. nel testo si sospende, per l’intero territorio regionale, l’obbligo di dare la preferenza alle formulazioni commerciali con un migliore profilo tossicologico, quando per la stessa sostanza attiva siano disponibili in commercio formulati con diverse classificazioni sia per quello che riguarda la tossicità acuta sia per quello che riguarda la presenza di frasi di rischio sulla tossicità cronica. Tale sospensiva viene concessa in considerazione del fatto che nelle linee guida nazionali è stato deciso di sospendere tale obbligo e che l’adozione del nuovo sistema di classificazione dei prodotti fitosanitari (CLP) introduce nuovi pittogrammi e nuove frasi di rischio che in un primo momento potrebbero essere di difficile interpretazione.

Di conseguenza fino al primo semestre 2017 sarà possibile trovare contemporaneamente in distribuzione due diverse etichette per lo stesso formulato commerciale, di cui una con la vecchia classificazione (DPD) e una con la nuova classificazione CLP.

Per quanto riguarda specificamente la coltura del riso si osservano alcune particolari situazioni. In specie, per quanto riguarda il diserbo, viene fortemente limitata la dose di impiego del Glifosate su riso crodo (da 0,8 a 1,5 lt per ettaro del formulato al 37,7% di p.a.), in accordo con quanto specificamente previsto dalle linee guida nazionali. A titolo puramente personale ho fatto notare al funzionario regionale competente che l’ efficacia di Glifosate impiegato da solo a questi dosaggi appare  perlomeno dubbia, a meno che non lo si utilizzi come “coadivante” di un AcCasi inibitore (ma in qualche caso, specie in presenza di temperature elevate, il Glifosate potrebbe avere un effetto “inibente”, ustionando le foglie dell’ infestante prima che l’ AcCasi inibitore sia traslocato ai meristemi apicali dove esplica l’ effetto erbicida). Peraltro quella del Glifosate (che comunque  nella coltura del riso rappresenta un principio attivo di impiego abbastanza limitato e circoscritto) rischia di diventare un vera telenovela (http://www.risoitaliano.eu/la-guerra-santa-del-glifosate/), su cui ci sarà modo di tornare.

In tema di difesa dagli insetti e dai parassiti fungini si nota come al momento l’ unico p.a. autorizzato sia Azoxystrobin per la protezione da Pyricularia e Drechslera, mentre non è autorizzato al momento nessun insetticida (neppure per la protezione dal punteruolo acquatico, che comunque andrebbe vista con un approccio molto “integrato”). E’ probabile che il testo sia emendato ed integrato nei prossimi giorni sulla base di correzioni ( ad esempio, per un probabile errore di impaginazione il p.a. Triclopyr viene erroneamente indicato come impiegabile su infestanti graminacee), modifiche ed “ampliamenti” che potrebbero riguardare le sostanze attive oggetto di recente autorizzazione di emergenza.
Le schede sono scaricabili da: http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/cs/Satellite?childpagename=DG_Agricoltura/Detail&c=Redazionale_P&cid=1213720300998&pagename=DG_AGRWrapper Autore: Flavio Barozzi, agronomo flavio.barozzi@odaf.mi.it (27.04.15)

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RisicolturaTecnica
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