IL PAN GIUDICATO DAGLI AGRONOMI

Abbiamo intervistato alcuni esperti sulla bozza che è in consultazione

Il parere degli agronomi sulla bozza del Pan oggetto di consultazione è variegato. A partire da Flavio Barozzi, agronomo, imprenditore agricolo e Presidente della Società agraria di Lombardia: «Sul piano tecnico la bozza di PAN scaturita dal lavoro del Comitato Tecnico Scientifico incaricato dell’aggiornamento del testo originario del 2014 appare complessivamente ispirata a principi di razionalità scientifica. Alcuni aspetti che non risultavano ben chiari nel testo precedente (ad esempio per quanto riguarda le operazioni affidate a contoterzisti) sembrano meglio delineati. Su altri dettagli tecnici potrebbero essere opportuni approfondimenti ed eventuali aggiustamenti per rendere il quadro normativo più adattabile alla realtà operativa, ma in genere il confronto tra tecnici, basato sull’oggettività degli elementi tecnico-scientifici, è sempre stato propositivo e costruttivo. Poi c’è una questione di fondo – continua Barozzi – ed è di tipo politico, specie in funzione degli eventuali sviluppi del quadro nazionale e della possibile costituzione di una maggioranza parlamentare con una più o meno spiccata connotazione “antiscientifica” e “pauperista”».

Barozzi si riferisce al tema dei prodotti fitosanitari: «in gennaio è stata presentata alla Camera dei Deputati una mozione per la proibizione totale dei cosiddetti “pesticidi”, sostenuta da uno schieramento partitico trasversale, sostanzialmente riconducibile ad un “asse giallorosso” in quel momento non ancora maggioritario in Parlamento. Grazie ad un intenso lavoro di confronto e collegamento con vari parlamentari di maggioranza e di opposizione condotto anche sulla base di una corposa documentazione scientifica dalla rete S.E.T.A. (Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura), ben coordinato dal prof. Luigi Mariani, era stato possibile giungere all’approvazione di una mozione unitaria ispirata a principi meno irrazionali ed integrata da premesse, considerazioni ed indicazioni scientificamente più corrette e meno “inquinate” da aspetti ideologici. Tanto che come Società Agraria di Lombardia, pur cogliendo alcune contraddizioni di fondo del testo parlamentare, ne avevamo dato una valutazione complessivamente non negativa».

Una posizione diametralmente opposta a quella di chi, come il grossetano Mario Apicella, definisce “raccapricciante” il sistema con cui è stata gestita la normativa italiana sull’uso dei pesticidi, contesta la difesa integrata volontaria «che contraddice la difesa integrata obbligatoria». Apicella si chiede: «Se copre solo sul 6% di superficie, come riferisce il Mipaaft, chi ha mai autorizzato tutte le aziende non bio ad utilizzare 300 pesticidi e 400 fertilizzanti pubblicizzati dai disciplinari di questa invenzione? Se “obbligatorio” vuol dire non passare col rosso, per “volontario” dovrebbe intendersi che non si passa neanche con il giallo, mentre nel nostro caso si autorizzano gli agricoltori a passare col rosso, garantendo la messa in stand by tutti gli interventi sanzionatori!» Se l’agronomo di Monticello Amiata, vicino al mondo bio, decreta il “completo fallimento” del precedente Pan («i rischi e gli impatti sono stati pochissimo monitorati in questi cinque anni, sono aumentate le vendite dei principi attivi non ammessi in agricoltura biologica dai 27 milioni di kg del 2013 ai 30 milioni di kg. del 2017, sono state rilasciate solo 340.000 abilitazioni all’acquisto ed all’utilizzazione dei prodotti fitosanitari, per coprire solo un quarto delle aziende italiane e sono aumentate le segnalazioni di disagio dovute ai trattamenti con fitosanitari effettuati a distanze ravvicinate dalle abitazioni, la sopravvivenza delle sole api è molto più a rischio con i nuovi pesticidi (neonicotinoidi, carbammati, fosforganici, piretroidi) di quanto lo è stata con lo stesso DDT…») l’agronomo lombardo Gianni Azzali, rileva al contrario un maggior coinvolgimento delle figure del PAN, tra queste quella del consulente, introdotta con il D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 150, per accompagnare l’applicazione delle azioni utili al raggiungimento degli “obiettivi quantitativi”. Un input importante alla costruzione della bozza di PAN è giunto dalle segnalazioni inviate da Bruxelles a seguito della visita conoscitiva della Commissione europea avvenuta nel maggio del 2018, dove accanto a elementi di riscontro positivi sono emerse alcune criticità, come ad esempio quella riguardante i controlli sull’applicazione della difesa integrata obbligatoria, osserva.

Con una recente circolare il Dipartimento CONAF “Sviluppo sostenibile dei sistemi produttivi vegetali, zootecnici e delle agroenergie”, considerati i risultati e le problematicità del primo ciclo di applicazione quinquennale del PAN ha invitato gli iscritti, attraverso le Federazioni Regionali e gli Ordini territoriali, a inviare il proprio contributo onde consentire di valutare e elaborare le osservazioni alla bozza. Secondo Azzali, «i principali “obiettivi quantitativi” da raggiungere nell’arco del quinquennio 2019-2024, elencati nella bozza di PAN, sono molto ambiziosi: per citarne qualcuno, si ricorda l’aumento del 30% della superficie agricola condotta con il metodo della produzione integrata e l’aumento dell’80% della superficie agricola condotta con il metodo dell’agricoltura biologica nelle aree naturali protette e nei Siti Natura 2000, con riferimento all’anno 2017».

Per quest’ultimo punto, nasce spontanea una domanda; quali potrebbero essere i riflessi gestionali per la risicoltura attuata su una porzione di territorio del Pavese? «Tra le azioni per raggiungere gli obiettivi prefissati, le “Misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico, e dell’acqua potabile, della biodiversità, e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari in aree specifiche” sono state ampliate con l’introduzione di ulteriori indicazioni puntuali, esempio l’uso dei pf nelle superfici agricole adiacenti alle abitazioni o loro pertinenze, attraverso l’adozione di distanze puntuali oppure applicando misure o combinazioni di misure rifacendosi al documento di orientamento pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Per ultimo, sempre in tema di applicazione delle misure di mitigazione, occorre annotare una specifica indicazione riguardo la compilazione e la tenuta dei registri dei trattamenti. La registrazione deve riportare, oltre ai dati previsti dal comma 3 del d.lgs. n.150/2012, la misura o la combinazione delle misure di mitigazione del rischio applicate. Quindi il coinvolgimento di tecnici preparati, tra cui i dottori agronomi, in qualità di consulenti PAN in base alle azioni riportate nel nuovo documento diventa sempre più importante e auspicabile. È da considerare inoltre interessante – aggiunge Azzali – la possibilità di disporre, si spera in un futuro non troppo lontano, delle conoscenze tecniche aggiornate in ambito formativo per potenziare la diffusione delle migliori soluzioni riguardanti le pratiche di difesa integrata e la sostenibilità dell’uso dei prodotti fitosanitari, attraverso la possibilità di stipulare accordi tra il MIPAAFT e gli Ordini professionali, impegnati nell’aggiornamento formativo dei propri iscritti, ai sensi della normativa vigente».

Dalla lettura della bozza del nuovo PAN emergono diversi punti e aspetti che porteranno gli addetti ai lavori, tra cui i dottori agronomi, ad esprimersi attraverso il modulo “schema per osservazioni” messo a disposizione dal MIPAAFT. Guardando all’esperienza del PAN precedente, dove le comunicazioni inviate sono state migliaia, tra cui alcune di rilievo purtroppo mai considerate e attuate, si spera in un’inversione di rotta nella stesura finale del nuovo atto normativo. «In due parole si tratta di una dichiarazione di guerra all’agricoltura convenzionale – è l’opinione dell’agronomo vercellese Giuseppe Sarasso – oltre ad appropriazione indebita dei fondi UE appartenenti agli agricoltori per finanziare ulteriore burocrazia».

«L’evoluzione del PAN, ma anche le decisioni di competenza nazionale sulla riforma PAC in itinere, saranno quindi banchi di prova per capire quali strade intende intraprendere il decisore politico circa il futuro della nostra agricoltura al bivio tra sostenibilità e “decrescita” certamente poco “felice”» conclude Barozzi. Autore: Martina Fasani
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Risicoltura
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