IL DIRE E IL FARE

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CASCINAOggi vi sottoponiamo un piccolo confronto tra il dire e il fare. Il Greemont College of Agriculture situato in Irlanda, tra Belfast e Londonderry, ha inaugurato a fine Luglio 2013 una nuova stalla che viene utilizzata per le esercitazioni pratiche degli studenti. Lo riferisce la rivista Profi di maggio. Con un investimento di 2,5 milioni di sterline, circa 3,8 milioni di Euro, in poco più di un anno di lavoro è stata demolita la vecchia struttura trentennale, non più ritenuta adeguata per addestrare gli studenti alle tecnologie più moderne, e ne è stata edificata una nuova (foto grande), la quale ospita 150 vacche in lattazione, con 12 postazioni per i parti: mediamente una vacca partorisce ogni  392 giorni. Esiste una sala mungitura a spina di pesce con 32 posti, che garantisce la mungitura di tutti i capi nel giro di un’ora e mezza. La pavimentazione, gli impianti per il trattamento e lo stoccaggio dei liquami, per la ventilazione e per l’abbeveraggio degli animali, e per la refrigerazione del latte rispondono ai requisiti  più avanzati. Sono già stati 5.000 i visitatori dell’impianto nel corso dei quasi due  di attività: oltre all’istruzione degli allievi, la scuola diffonde la tecnologia tra gli allevatori. Fin qui, ovviamente, parlavamo del fare, che in Italia va molto di moda ma che all’estero mettono in pratica. E veniamo al dire. Nel nostro Paese, dove in tutti i discorsi ufficiali viene sottolineata  la centralità della scuola, ci sono realtà che muoiono giorno dopo giorno. Prendiamo ad esempio l’Istituto Tecnico Agrario  G. Ferraris che sorge a Vercelli, nel cuore della risicoltura: la Provincia, che dovrebbe essere in fase di smantellamento e invece assume decisioni impegnative per le generazioni future, per fare cassa ha venduto quasi tutti  i terreni (19 ha) dell’azienda didattica Boschine (foto piccola). Sono rimasti i fabbricati, il frutteto  ed un piccolo pezzo di orto. Tutte le macchine per la coltivazione del riso sono finite all’asta: naturalmente, data l’età avanzata delle medesime e la base d’asta forse troppo ambiziosa, la maggior parte di esse è rimasta invenduta. In questi giorni è stata riaperta l’asta, ad offerta libera: si spera di ricavare 30.000 €, per acquistare tutte  le attrezzature necessarie a  coltivare il frutteto, il tunnel installato quest’anno, e  l’orto. Con questo stanziamento gli allievi si dovranno probabilmente accontentare di attrezzi da hobbisti: per conoscere le performances delle macchine innovative si limiteranno a visionare filmati e modellini. Potranno invece avvicinarsi alla risicoltura ma dovranno restare alla finestra ed assistere alle operazioni eseguite dall’acquirente del terreno alienato, che  ha generosamente concesso il suo permesso a queste esercitazioni “a bordo campo”. Autore: Giuseppe Sarasso, agronomo. (04.05.2015)

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Risicoltura
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