I COMMERCIANTI: LE AZIENDE INIZIANO A NON PAGARE

L’allarme dei rivenditori di mezzi chimici conferma la gravità della crisi

«Se non paghi le rate del trattore, vengono a riprenderselo, ma se un cliente non mi salda la fattura del diserbante posso solo aspettare e sperare…» Dante Boieri esterna le preoccupazioni dei commercianti di mezzi tecnici per l’agricoltura. La sua ditta è una delle più importanti del Novarese. Il suo malessere è il riflesso di quello del settore risicolo e conferma che la crisi della risicoltura nazionale non è un’invenzione dei giornali: «Si consegnano i prodotti da marzo a giugno, sperando di essere pagati a settembre – spiega Boieri – a meno che l’agricoltore non si trovi in crisi di liquidità e debba aspettare la Pac. Che sovente ritarda…» Tempi lunghi, insomma, che si prolungano a dismisura quando arrivi a fine anno senza aver venduto il tuo risone, perché i listini sono crollati sotto quota 30.

«Tra Piemonte e Lombardia assistiamo a qualcosa di simile a quel che avvenne con la crisi della Fiat: si ferma la locomotiva e deraglia l’indotto» sintetizza Sergio Balzaretti, uno dei commercianti più noti del Vercellese. Secondo lui, le sofferenze, che solitamente si aggiravano intorno al 5% ora superano il trenta. Colpa della Cambogia e dei prezzi del risone, da profondo rosso. «I commercianti – racconta – hanno le armi spuntate: non esiste una normativa stringente – quella europea sulle sementi che dovrebbero essere pagate a 60 giorni non viene fatta applicare da nessuno – e si paga a babbo morto, diversamente da quel che avviene in Francia e in Spagna. Per questo la battaglia dei risicoltori diventa la nostra battaglia: per la sopravvivenza».

La Compag è il sindacato di categoria e nel Pavese e Lomellina è rappresentato da Pietro Pianzola, titolare della Nuova Fitochimica Srl, il quale ci spiega che «siamo alla resa dei conti per il grande squilibrio tra domanda ed offerta»; mercato saturo, eccessiva superficie risicola (che supera i 234.000 ettari) ed eccessive importazioni a dazio zero da Pma hanno condotto a questa situazione. «Un’azienda agricola spende in mezzi tecnici, fertilizzanti, fitofarmaci e fungicidi tra i 600-700 euro ad ettaro, sementi escluse, e con questi prezzi i risicoltori non ce la fanno. Manca un coordinamento serio di filiera» dichiara Pianzola il quale invoca l’applicazione della clausola di salvaguardia e ricorda che «è comunque necessario che le associazioni agricole lavorino all’unisono, per un obiettivo comune, che ad oggi è completamente disatteso».

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Risicoltura
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