GLIFOSATO NELLE RISAIE ITALIANE

Siamo andati a vedere come i risicoltori usano il prodotto al centro di mille polemiche

Il glifosato è uno degli argomenti più dibattuti dall’opinione pubblica, relativamente all’agricoltura. Di queste ore è la notizia che probabilmente sarà sostituito da un altro prodotto, nel senso che la Bayer sta lavorandoci. Insomma, è tempo di bilanci anche per il glifosato. Eletto ad emblema della lotta a diserbanti e pesticidi, è stato più volte al centro di casi giudiziari negli USA, alcuni dei quali hanno avuto esito positivo per gli accusatori, costringendo la Bayer, che si è trovata esposta alla battaglia sul Roundup con l’acquisizione da 63 miliardi di dollari del colosso agrochimico Monsanto, ad ingenti risarcimenti. Solo per restare all’ultimo processo, a Oakland (California, USA) i legali della coppia che ha sporto denuncia, Alva e Alberta Pilliod, avevano chiesto 55 milioni di dollari di risarcimenti (18 per Ava e 37 per Alberta) e un miliardo di dollari di ulteriori danni. La giuria si è spinta oltre: ha punito la società con una sanzione complessiva da 2,055 miliardi. Ha riscontrato che il Roundup è stato un “fattore significativo” nella malattia dei coniugi, un tumore maligno che si origina dai linfociti (B e T), cellule principali del sistema immunitario. Il prodotto è stato considerato “difettoso” e la società accusata di non aver adeguatamente avvertito i consumatori dei rischi, agendo in modo negligente. Due precedenti casi erano terminati a loro volta con verdetti di responsabilità per danni rispettivamente da 78,5 milioni di dollari, lo scorso agosto, e da 80 milioni in marzo. In Europa non sono ancora stati registrati importanti casi giudiziari relativi a questo prodotto, ma si teme che sia questione di tempo, nonostante la scienza stia ancora discutendo circa il potenziale cancerogeno di questa sostanza, che pare sia per lo più legato ad una esposizione diretta ed a dosi assai elevate.

Studi e controstudi

In Francia, ad esempio, è imminente l’uscita di un rapporto elaborato dall’Ufficio parlamentare per la valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche, che assolverebbe l’erbicida più usato al mondo dalle accusa di cancerogenicità. Per dare credito allo studio, il senatore Pierre Medevielle ha sottolineato che il documento ha avuto il benestare dell’Anses, l’agenzia nazionale sulla sicurezza sanitaria e alimentare. In pratica nel rapporto parlamentare si sostiene che «la cancerogenicità dell’erbicida non è provata e che comunque sarebbe minore di quella relativa a carne rossa e salumi». Una conclusione opposta rispetto ad altri studi, come quello condotto in Brasile, dove nella città di Uruçuí pare che una madre su quattro non riesca a portare a termine la gravidanza. Vi è però una differenza importante in quelle zone, rispetto all’utilizzo che viene fatto in Italia o Francia; il contatto con la sostanza è diretto, essendo distribuito il prodotto con aerei anche sopra le abitazioni limitrofe ai campi. Ciò è dimostrato anche dai medici e ricercatori che hanno lavorato in quel luogo. La presenza della sostanza nel latte materno indica potenzialmente due cose: la contaminazione è diretta appunto e le quantità utilizzate nell’attività agricola della regione sono così elevate che l’eccesso non viene degradato dal metabolismo delle piante; si noti che le donne studiate non lavorano nemmeno nei campi…

In Italia

Ciò nel nostro Paese non potrebbe mai avvenire. I controlli e le restrizioni fanno si che non si possa creare uno scenario del genere: gli agricoltori, consapevoli del rischio, in primis per loro stessi, non abusano o mal utilizzano questo prodotto, nel rispetto della normativa vigente. In seguito al Decreto ministeriale 9 agosto 2016 del dicastero della Salute, infatti, è semaforo rosso sull’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione, quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie.

Rigidi divieti

In agricoltura il divieto riguarda l’uso in pre-raccolta, evitando qualsiasi contatto diretto per il consumatore, preservandolo da qualsiasi intossicazione. A sostenere questa posizione vi sono anche l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e l’Environmental Protection Agency (EPA), degli USA. Quest’ultima, in una recente pubblicazione afferma: «Non ci sono rischi se la sostanza è utilizzata in accordo con le indicazioni nell’etichetta», dimostrando che le problematiche possono essere legate solo ad utilizzi errati che non avvengono in Italia. In Europa la situazione legislativa è stata decisa nel novembre 2017, con il rinnovo dell’autorizzazione per 5 anni, raggiunta grazie ad una maggioranza qualificata attorno alla proposta della Commissione europea. A favore si sono espressi 18 paesi, nove contrari ed un astenuto, con il nostro Paese che optò per il voto contrario durante il Governo Renzi, dimostrando la sua distanza dalla realtà agricola italiana e l’ignoranza della pericolosità inesistente che scaturisce dall’utilizzo di glifosate attuato in quest’ultima. Appare dunque che fino al 2022 si possa rimanere tranquilli tuttavia, nella possibilità che le cose cambino in futuro, abbiamo chiesto ad alcuni venditori di prodotti per l’agricoltura, quale è il Roundup, quali potessero essere le alternative nel caso in cui il suo principio attivo venga reso inutilizzabile.

L’opinione di Balzaretti

Abbiamo parlato con Alberto Balzaretti, Di Balzaretti Agri-Business SNC: «Un prodotto vero, alternativo al glifosato in tutte le sue funzionalità, ad oggi non c’è. Centurion o Exoset (prodotti a base di clethodim, ndr) sono efficaci allo stesso modo ma solo sulle graminacee, con un costo doppio rispetto al Roundup. Per utilizzo domestico, magari nei parchi e negli orti, l’aceto può essere una buona alternativa, migliore rispetto all’acido pelargonico. Noi produciamo una miscela, che proponiamo per il verde pubblico e per gli orti o giardini di casa, contenente acido acetico da fermentazione naturale, una formulazione che ci viene fornita dalla Ponti, e acqua, in miscela diluita al massimo al 50%, altrimenti si perde l’efficacia. Si tratta di un disseccante naturale che, trovandosi in natura, non ha potenzialità tossiche conosciute. Potrebbe anche essere utilizzato come corroborante di altre molecole, in quel caso magari creando un prodotto adatto all’utilizzo in pieno campo, che ancora non c’è. Utilizzarlo da solo potrebbe portare a risultati soddisfacenti, ma vi sarebbe un problema logistico ed economico. Dovendo distribuire 300/400 L/ha di prodotto si avrebbe necessità di una cisterna di aceto da milioni di litri in un’azienda di medie dimensioni, inoltre l’usura dei macchinari per la distribuzione sarebbe elevata, trattandosi di un prodotto acido e corrosivo per i materiali plastici delle botti. Ricordo che in Italia non è possibile l’utilizzo di glifosato su coltivazioni in campo, non avendo OGM che lo richiedano per la terminazione ed essendoci una normativa che lo vieta. Noi usiamo il prodotto su terreno nudo, prevenendo qualsiasi contaminazione per il consumatore; l’operatore è colui che rischia di più, per questo ricordo l’importanza dell’utilizzo di mascherine e filtri al carbonio adatti».

L’opinione di Boieri

Dante Boieri, di Boieri SNC, espone così il suo punto di vista: «L’unico principio attivo che mi viene in mente come sostituto è il glufosinate ammonio, che tuttavia ha dei costi molto più elevati del glifosato. L’aceto potrebbe essere un’alternativa ma ritengo che, dovendone utilizzare quantità assai elevate, finirebbe anch’esso per destabilizzare gli equilibri ecologici, probabilmente in modo più incisivo. Il Roundup è sempre più importante in risicoltura, in particolare con l’avvento di semine interrate e minime lavorazioni, che lo necessitano per attuare un minimo di contenimento pre-semina. Ritengo che il problema nel nostro paese sia per lo più politico/mediatico, poiché le intossicazioni dovute all’uso improprio di questo prodotto non possono avvenire con prodotti nostrani. È evidente che, se lo distribuisco sull’orzo prima di trebbiarlo, me lo ritrovo successivamente nella birra ma questo in Italia non può succedere, tutelando perfettamente la salute di tutti. I dati delle ricerche, inoltre, parlano di quantità assai ingenti per l’effetto cancerogeno, diminuendo ancora i rischi relativi a questo prodotto».

L’opinione di Domenicale

Infine ci siamo confrontati con Fabrizio Domenicale, di Terrepadane, che ha spiegato: «Le alternative, soprattutto per la semina in asciutta, sarebbero poche e parziali. Le possibilità esistenti sono dedicate o a graminacee o a infestanti a larga foglia, inoltre, avendo un costo unitario superiore al Roundup, la spesa totale sarebbe assai più ingente per l’agricoltore. L’acido acetico e quello pelargonico potrebbero sembrare un’alternativa agronomica valida ma a livello di costi e distribuzione sarebbero inaccettabili in un’impostazione aziendale. Clethodim e cicloxidim, registrati su riso, potrebbero essere valide opzioni in risaia allagata, ma in asciutta l’efficacia sarebbe minore. Il glufosinate ammonio ad oggi non è registrato su riso ma stiamo sempre parlando di una molecola più lenta nell’azione, non adatta alle necessità della risicoltura per costi e spettro d’azione». Autore: Ezio Bosso

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Risicoltura
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