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«ECCO COSA VOGLIAMO PER IL RISO»

da | 28 Apr 2021 | NEWS

Si è svolta lo scorso 14 aprile una videoconferenza fra Confagricoltura Vercelli e Biella, Confagricoltura Novara, coordinate dalla Federazione Regionale e l’Assessore Regionale all’Agricoltura Marco Protopapa (in foto). L’occasione ha permesso a Confagricoltura di presentare alla Regione le proprie proposte per il comparto risicolo.

Risicoltura piemontese in cifre

  • Circa 115.000 ettari su 230.000 nazionali;
  • circa 8 milioni di quintali di risone prodotto;
  • circa 300 milioni di euro di P.L.V. risicola, oltre al valore esponenziale in termini economici dell’indotto;
  • circa 2 mila aziende risicole;
  • oltre 5.000 addetti all’attività risicola;

Aspetti preliminari

Consultazione/ concertazione preventiva: si reputa necessaria per consentire un’effettiva fruibilità delle risorse su interventi concretamente necessari alle aziende.

Controlli PAC: sarebbe opportuno che i CAA potessero ricevere i preavvisi di controllo con possibilità di visualizzare la motivazione (oggi l’informazione arriva all’agricoltore e di conseguenza al Caa a blocco dei pagamenti già avvenuto, con nessuna possibilità di interazione);

Polverizzazione delle risorse: è un aspetto che va evitato, stabilendo criteri che privilegino o almeno non penalizzino le aziende più strutturate che, a parità di importo, forniscono un ritorno in termini di benefici superiori anche per l’ambiente e la società (continuità di occupazione e nuova occupazione). Le aziende ben dimensionate sono spesso più virtuose e possono maggiormente garantire la sostenibilità ambientale.

Bandi: pur nel rispetto delle regole comunitarie, si ritiene che debbano essere impostati con un approccio più snello, al fine di garantire un più rapido e completo utilizzo delle risorse. Altrettanto vale per le istruttorie, che dovrebbero essere più rapide anche nell’ottica di inserirsi correttamente con i tempi agronomici; sarebbe anche utile precodificare margini di tolleranza su piccoli scostamenti parametrici, in particolare per le superfici, poiché da ciò potrebbero conseguire non trascurabili vantaggi, sia per le aziende stesse sia per la stessa Pubblica amministrazione che ne avrebbe giovamento in termini di efficacia e di rapidità.

Prolungamento del Psr

Confagricoltura Novara–VCO e Vercelli-Biella stimano positivamente la prosecuzione per due anni dell’azione 1 (minima lavorazione) – Op. 10.1.3, mentre ritengono insufficiente la dotazione del bando triennale riservata alle altre due azioni. Infatti, soprattutto per l’Azione 3 (compost), la platea dei nuovi beneficiari dovrà necessariamente ridursi rispetto al passato. Più in generale segnalano che la prosecuzione di alcune Operazioni della misura 10 implica, da parte dei beneficiari, la preventiva comunicazione agli uffici assessorili regionali dell’azione che intendono svolgere in campo. Tenuto conto della tardiva ufficializzazione da parte di codesto Assessorato della possibilità di proseguire gli impegni, esiste il concreto rischio della mancata comunicazione nei tempi previsti. A questo riguardo le organizzazioni chiedono quindi di individuare le opportune soluzioni per consentire l’accesso ai premi Psr anche in carenza di comunicazione.

Per quanto riguarda invece le misure strutturali, e in particolare le Operazioni 4.1.1. e 4.1.2, Confagricoltura Novara-VCO e Vercelli-Biella esprimono apprezzamento per l’ipotesi di modifica del sistema dei criteri di selezione e dei relativi punteggi, finalizzata a favorire l’accesso dei cerealicoltori e dei risicoltori alle provvidenze comunitarie. Ritengono tuttavia che occorrerebbe testare il nuovo sistema tramite specifiche simulazioni con aziende tipiche del comparto risicolo. Inoltre, pur valutando positivamente anche l’innalzamento della produzione standard a 250 mila euro, reputano tale soglia ancora insufficiente per far rientrare in questa fascia di priorità le aziende risicole le cui dimensioni in molti casi superano i 70-80 ettari di superficie. Per questi motivi le province risicole chiedono di valutare se esistano le condizioni per elevare il tetto della produzione standard a 350-400 mila euro. Indicazioni su nuova programmazione 2023-2027 in base alle esigenze aziendali.

Interventi strutturali

Tra gli interventi da sostenere si elencano, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • gli impianti di essicazione con apparecchiature di ottimizzazione delle temperature e dei tempi di essicazione, con conseguente minor impatto ambientale;
  • gli impianti di stoccaggio realizzati in forma associata, i quali favorirebbero un’evoluzione delle strategie di vendita del prodotto, un aumento della P.L.V. e, per le aziende site nei centri urbani, una riduzione dei vincoli e una maggiore compatibilità;
  • la refrigerazione degli impianti di stoccaggio, che porterebbe a una migliore conservazione del prodotto con conseguenti benefici sulle condizioni di sicurezza sanitaria dell’alimento, soprattutto per quanto riguarda l’abbattimento dei rischi conseguenti alla formazione di muffe e fermentazioni;
  • gli spianamenti delle camere di risaia, pratiche ormai piuttosto diffuse per razionalizzare e al tempo stesso ridurre i tempi di lavoro e delle emissioni in atmosfera;
  • sarebbe anche utile destinare risorse al “riordino fondiario” onde consentire alle aziende un più razionale utilizzo degli appezzamenti con annessa possibilità di effettuare sistemazioni catastali (frazionamenti, fusioni, etc.), anche al fine di renderli più aderenti alle necessità della graficazione;
  • la rimozione dell’amianto, intervento che rappresenta una pratica utile ai fini ambientali e anche alla percezione all’esterno della sostenibilità dell’azienda;
  • l’acquisto di macchine e attrezzature rispondenti agli standard ambientali e alle necessità di innovazione tecnologica è un altro intervento da privilegiare;
  • gli impianti fotovoltaici sarebbero da incrementare, poiché sono investimenti “green”, peraltro fortemente suggeriti dall’U.E;
  • la razionalizzazione della rete idrografica aziendale è un’operazione fortemente auspicabile, insieme agli spianamenti, al rivestimento delle canalizzazioni e all’aggiornamento degli edifici di invaso.

Misure eco-compatibili e sostenibili

Tra gli interventi da sostenere si elencano, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • la produzione integrata che costituisce pur sempre un’opzione interessante anche qualora modificata dalle norme europee;
  • la minima lavorazione, che dovrebbe essere alleggerita con criteri meno vincolanti che al momento creano alcuni problemi (per esempio i 5 anni sugli stessi appezzamenti, il divieto di utilizzo di alcune attrezzature, cover crops, etc.);
  • l’utilizzo del compost, che costituisce un intervento molto utile. Sarebbe però opportuno prevedere una maggiore elasticità nella comunicazione di inizio lavori ed effettuare controlli più severi presso gli stabilimenti di produzione e sulla composizione del prodotto immesso sul mercato: infatti la qualità del compost è diminuita nel tempo e a volte si registra una presenza di inquinanti, quali vetro e plastica, anche oltre i limiti di ammissibilità;
  • la sommersione invernale, che risulta una pratica necessaria per una migliore e più rapida degradazione delle paglie e la creazione di aree umide invernali;
  • la promozione della biodiversità, e in particolare la creazione dei fossi, risulta un’operazione utile, anche se sarebbe opportuno introdurre una maggiore tolleranza sulle dimensioni costruttive;
  • la manutenzione conservativa delle testate dei fontanili, che rappresenta una tipologia di intervento importante, volta a ottimizzare la portata idrica delle stesse e a preservare le zone umide ad esse sottese. Come misura solamente accessoria si potrebbe affiancare la piantumazione di appropriate essenze arboree.

(Fonte: Confagricoltura Vercelli e Biella)