È IL MERCATO BABY !

Completata la ricerca sul Babyrice, volta a riconquistare gli spazi perduti sul mercato del baby food

Ad aprile 2019 è stato ultimato il Progetto “Riso baby food un mercato da riconquistare”, finanziato da Regione Lombardia mediante il FEASR, nell’ambito dell’Operazione Psr 16.2.01 “Progetti pilota e sviluppo di innovazione”. Al Progetto hanno partecipato Ente Nazionale Risi, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Università degli Studi di Torino, e tre aziende agricole: l’azienda Daghetta, la Società Agricola Braggio e Carnevale Miacca e l’azienda Gamalerio, tutte in provincia di Pavia. L’obiettivo del Progetto è stato trasferire e validare direttamente nelle aziende quelle tecniche e strategie agronomiche che a livello di ricerca hanno mostrato le migliori performance nel ridurre la presenza di arsenico (As), cadmio (Cd) e micotossine. Il lavoro svolto ha portato alla stesura di un “Manuale di linee guida” (scarica il Manuale Babyrice) dove sono riportate le migliore pratiche agronomiche e tecniche di conservazione del risone per il controllo dei contaminanti inorganici.

Assecondare gli standard del mercato

«I risultati ottenuti nel triennio 2016-2018 ci consentono di rilasciare indicazioni utili ai produttori circa le migliori tecniche e strategie agronomiche che permettono di produrre un riso conforme agli standard qualitativi del mercato baby food», dichiara Marco Romani, Responsabile Agronomico Ente Nazionale Risi. Le aziende risicole italiane, in particolare in Lombardia, in passato hanno conquistato importanti sbocchi di mercato nel settore del baby food. Recentemente le vendite sono calate a causa di un mercato sempre più esigente dal punto di vista degli standard qualitativi. Le principali criticità sono dovute alla presenza di arsenico (As) e cadmio (Cd), talvolta eccedenti i limiti imposti dai Regolamenti UE per il riso da baby food, rispettivamente a 0,10 (forma inorganica) e 0,04 mg/kg, o da disciplinari commerciali ancora più restrittivi.  Le micotossine hanno causato fino ad ora problemi limitati, ma sono considerabili come contaminanti emergenti poiché la loro presenza nei cereali prodotti nel Nord-Italia è in aumento e potrebbe impedire al nostro riso di rientrare in questa filiera di qualità. Dallo studio tra queste ultimi le principali emerse sono le seguenti: Aflatossina: 0,10 μg/kg; Ocratossina: 0,50 μg/kg; Zearalenone: 20 μg/kg; Deossinivalenolo: 200 μg/kg.

L’esigenza di partenza

Abbiamo chiesto quale sia la ragion d’essere di questa collaborazione: «Si parte da una esigenza: fino ha qualche anno fa sul baby food avevamo un mercato florido – spiega Giovanni Daghetta, risicoltore di Robbio e partner capofila del progetto- . A seguito degli abbassamenti dei limiti, molto restrittivi, gli spagnoli si sono trovati più preparati, il 70% del mercato UE Baby Rice e’ in mano loro.. Trattasi di un mercato di nicchia ma importante: vengono prodotte annualmente circa 50-60 mila tonnellate di risone». Cosa serve per essere competitivi? «Già da 10 anni producevamo per baby food ma a seguito di problemi circa la qualità soprattutto a causa della presenza dei metalli pesanti nei terreni si è cercata una soluzione con Ente Risi per poter rilanciare il nostro prodotto – sottolinea Roberto Gamalerio, risicoltore di Galliavola -; suoli più ricchi di argilla e limo, tendono a causare condizioni di anossia più spinte e, dunque, una maggiore disponibilità dell’arsenico. Gli spagnoli in questo partono avantaggiati».

Le strategie

Quali strategie si devono adottare e cosa è emerso in breve dagli studi? «La scelta varietale, l’utilizzo della calce e la gestione dell’acqua sono solo alcuni degli accorgimenti funzionali ad ottenere un prodotto di qualità – continua Riccardo Braggio, risicoltore di Zeme -: per esempio il periodo di asciutta migliore per gestire i contaminanti è quello della metà levata; le concimazioni con calce diminuiscono il contenuto di Cd nel riso; inoltre, è stato riscontrato che concimi fosfatici apportano Cd al suolo; la fertilizzazione con zolfo sembra ridurre (condotta durante il primo anno di indagine) l’As inorganico nella soluzione circolante, insieme alla diminuzione di accumulo di As in granella; anche una buona disponibilità di Silicio nel suolo determina una minore quantità di arsenico in granella». Autore: Martina Fasani

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