CARRA’: L’EXPO CI COSTA 600MILA EURO

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailScusi Commissario, ma quanto Le costa questo stand? La domanda è da giornalista anglosassone. Nel senso che, per porla all’italiana, si dovrebbe partire da lontano; che so, dalle royalties...

paolo carràScusi Commissario, ma quanto Le costa questo stand? La domanda è da giornalista anglosassone. Nel senso che, per porla all’italiana, si dovrebbe partire da lontano; che so, dalle royalties del Clearfield, magari passando per la legge mercato interno e così via… Invece, la serata di gala all’Expo – venerdì 22 maggio – è talmente ben riuscita che Paolo Carrà risponde di getto: «Seicentomila euro». Restiamo interdetti. Non per la cifra, ma per il fatto che il commissario ce la riveli. Azzardiamo: non Le paiono tanti? Nel porre la domanda sappiamo bene che la risposta può essere solo “no”, perché altrimenti non li avrebbe spesi e perché le cifre che girano all’Expo sono elevatissime. Si dice che qualche decina di milioni sia costata al Comune di Novara una vetrina ben più modesta… Ma Carrà è generoso di spiegazioni: «Sapevamo – spiega – di dover spendere un bel po’ di soldi per partecipare a un evento internazionale di questa portata, inutile negarlo, ma ci sembrava giusto perché tra i compiti dell’Ente Risi vi è anche la divulgazione del prodotto e questa era un’opportunità imperdibile, proprio perché, come avete scritto, il riso rischiava di sparire dalla manifestazione, non essendo stato possibile entrare nel cluster e non essendoci altri spazi praticabili, a prezzi accettabili». Il presidente-commissario-(quasi)presidente non si risparmia: «Se avessimo speso i soldi per far vetrina, sarebbero stati soldi persi. Invece l’ottica e’ stata quella di divulgare la conoscenza del riso, far incontrare le aziende con buyers internazionali, organizzare eventi per i giornalisti». Come quello di venerdì.«Non è stato semplice – sottolinea -: 154 persone di cui più della metà giornalisti, i testimonial, il presentatore Patrizio Roversi, la regista, lo chef, la logistica. E devo dire che ho respirato un’aria estremamente positiva da parte di tutti: sono molto contento per la disponibilità di chi ha accettato di venire anche da lontano. E sono molto contento della passione con cui il personale dell’Ente ha lavorato per la riuscita dell’evento. Bravi tutti». Non vorremmo raffreddare l’entusiasmo, ma dobbiamo proprio farlo: il padiglione Cibus è Italia è in una posizione nascosta al pubblico ed è organizzato come una mostra campionaria, il che depotenzia il messaggio, ma questo è quello che passava il convento e sarebbe sbagliato addossarne la responsabilità all’Ente Risi, che ha allestito lo stand utilizzando i format e gli spazi consentiti e dovendo sottostare alle salatissime tariffe Expo. Carrà incassa il colpo ma ribatte: «Innanzi tutto, voglio ricordare che l’investimento è comprensivo delle cinque serate di gala che organizzeremo all’Expo e dell’opportunità offerta agli operatori della filiera risicola che hanno aderito di utilizzare i servizi dell’Expo per incontrare i buyer internazionali e aprirsi a nuovi mercati, un’opportunità che potevano e possono avere solo qui e solo grazie al fatto che abbiamo partecipato all’Expo. Quanto alla collocazione del padiglione Cibus è Italia, ricordo che è nell’area corpored e a me sembra una bella posizione, perché si trova accanto all’entrata di Roserio, dietro c’è la collina di Slow food, davanti il padiglione del Biologico, a lato quello della Coca Cola e a 100 metri l’albero della vita. Il problema è che Expo è stato organizzato concentrando tutto sul Decumano e dall’entrata Triulza ovvero dal lato opposto. Adesso hanno iniziato a far confluire i pullman anche a Roserio e durante la settimana la gente ed i visitatori sono aumentati. Ci sono sicuramente margini per aumentare le visite e su questo lavoreremo». Nella foto, il commissario dell’Ente Risi insieme al presentatore Patrizio Roversi alla serata di gala di venerdì 22 maggio. (23.05.2015)

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