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BUONA PASQUA (IN)SOSTENIBILE

da | 2 Apr 2021 | Non solo riso

rifiuti campagna

Oggi tutti si riempiono la bocca di “sostenibilità”, e lo fanno spesso a sproposito. Altrettanto a sproposito molti puntano il dito contro l’agricoltura produttiva, ovvero l’attività umana su cui da sempre (e sempre più intensamente al crescere della numerosità e delle necessità  degli individui) pesa l’onere di sostenere i fabbisogni della popolazione riproducendo beni e realizzando produzioni (energetiche prima ancora che semplicemente alimentari) con la massima efficienza di utilizzo di risorse non rinnovabili e riproducibili quali suolo, acqua ed aria.

Mentre tanti criminalizzano l’agricoltore che produce additandolo al pubblico ludibrio come fonte di tutti i mali del mondo, oltre che come archetipo di bieca ignoranza e di pervicace arretratezza culturale, quasi nessuno si occupa dei danni che l’agricoltura subisce ad opera di qualche “civilissimo” ed “evolutissimo” cittadino.

Il “tradizionale lancio del rifiuto in campagna”

Quasi nessuno si occupa ad esempio del fenomeno dell’abbandono in campagna di rifiuti urbani, talvolta tossici e pericolosi. Quello del “lancio del rifiuto in campagna” è sempre stato uno “sport” molto praticato (emblematico il caso di un anziano signore che, sorpreso dall’agricoltore mentre cercava di gettare in un canale di irrigazione un voluminoso e pesante sacco di immondizia faticosamente trascinato in campagna, si giustificò dicendo che “si è sempre fatto così…il “rudo” si è sempre buttato nel Cavone”), ma  pare essere cresciuto esponenzialmente dopo l’imposizione della “raccolta differenziata” in molti centri urbani.

Talvolta il fenomeno ha prodotto effetti tragici: è noto il caso di un importante allevamento di bovine da latte letteralmente sterminate per avvelenamento da piombo, dovuto a batterie gettate in campo da una piazzola dell’adiacente autostrada ed accidentalmente trinciate ed insilate assieme al foraggio che nel campo era coltivato. Altri casi sono più “comici”: a chi scrive capitò, ad esempio, di dover rimuovere a colpi di mazza ed ascia, sotto la pioggia battente e nel bel mezzo di una piena, un grosso divano della “marca” resa nota dallo slogan pubblicitario “Provare per credere” che qualche buontempone aveva pensato di gettare come rifiuto in prossimità della chiusa di un canale irriguo (lascio immaginare al lettore di quali affettuosi auguri sia stato oggetto l’ignoto autore del gesto). Altri ancora superano i limiti dell’assurdo, come nel caso del risicoltore lomellino cui i solerti agenti del Corpo Forestale dello Stato elevarono una salatissima contravvenzione (poi giustamente annullata in sede di ricorso, ma con necessità di sostenere un giudizio, effettuare delle perizie, ecc.) per abbandono di rifiuti, consistenti in alcuni vasetti vuoti di yogurt e bottiglie di birra palesemente gettati in campo dalla strada adiacente.

Rifiuti “smart”?

L’ultimo caso è certamente modesto e meno eclatante in termini “quantitativi”, ma altamente significativo di uno strisciante degrado culturale che attraversa la nostra società. La mattina del 1° aprile rinvenivo in un mio terreno adiacente la SP Robbio-Novara un voluminoso sacco di plastica contenente una confezione di rucola di “IV gamma” -quindi pronta per l’uso- e due confezioni da 230 gr ciascuna  di “carciofi grigliati conditi”, altra preparazione alimentare di tipo industriale pronta per l’impiego. Le confezioni riportavano date di scadenza comprese tra 2 e 19 aprile, anche se ad onor del vero ad un attento esame presentavano piccole lesioni (che peraltro potrebbero essere dovute all’impatto col terreno conseguente al “lancio del rifiuto”). Sulla confezione di rucola campeggiava la scritta “smart” (ovvero intelligente), che risulta particolarmente beffarda a fronte di un comportamento così idiota, come quello del “lancio del rifiuto”, ancor più se di rifiuto non si tratta.  Su quelle dei carciofi grigliati e conditi -a prescindere da ogni considerazione sull’implicito “inno al consumismo” che potrebbe attribuirsi a tali preparazioni, e che rientrano comunque in ambiti personali e soggettivi- erano riportate le raccomandazioni del fabbricante per il corretto smaltimento dei contenitori vuoti, sarcasticamente stridenti con la pratica sportiva del “lancio del rifiuto” messa in atto in questo caso.  Il sacco in cui erano contenute le confezioni di alimenti è del tipo “delivery” di una notissima catena della GDO e riporta data e periodo di consegna (27 marzo tra le 12.30 e le 14.00) oltre che il nominativo del destinatario, che ovviamente si omette sia per ragioni di riservatezza personale che di “garantismo”. Anche se –inutile negarlo- ad una rapida ricerca, il nominativo indicato sul sacco corrisponde, per colmo della beffa, a quello di una giovane signora impiegata come “auditor ambientale” e “quality manager” presso una importante ditta di un vicino capoluogo di Provincia piemontese. Solo per completezza preciso che, in un’ottica di economia circolare, le galline del pollaio di mia mamma sentitamente ringraziano…

In chiusura è doveroso ricordare che alcuni nostri “ambientalisti” hanno pensato di affrontare e risolvere il problema… proponendo di vietare la pratica agricola in prossimità delle strade pubbliche. Pare infatti che in una bozza del prossimo PAN (Piano di Azione Nazionale) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari sia prevista l’imposizione di “fasce di rispetto” in adiacenza delle strade pubbliche della larghezza di 10 metri lineari, riducibili a 5 se i trattamenti fitosanitari vengono effettuati “in notturna”, ovvero tra le ore 22 e le 6 del mattino. E’ assai probabile che, se accolta, tale proposta risolva o limiti il problema del rinvenimento di rifiuti in campo. Quali saranno le conseguenze a livello di produzione agroalimentare e di “sostenibilità” economica, ma anche ambientale e paesaggistica, di 20 metri (dieci per lato) di terreno incolto ai bordi delle strade pubbliche per la loro intera lunghezza su tutto il territorio nazionale è valutazione che si lascia al lettore. Autore: Flavio Barozzi 

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