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SOGNATORI UTOPICI O INNOVATORI?

da | 12 Dic 2022 | NEWS

riso seme

Riso Italiano incontra la famiglia Stocchi in quel di Rovasenda (Vc) presso la Cascina de l’Angelo. Intervistiamo Ugo Stocchi che, insieme ai fratelli, è titolare dell’azienda Una Garlanda. L’azienda dal 2001 è in regime biologico. L’azienda ha avuto un approccio graduale verso il bio a partire dagli anni Novanta. Anni che hanno visto l’applicazione delle rotazioni e la riduzione della chimica.

RISICOLTORI COSTITUTORI

Ad oggi l’azienda è quasi certamente – come ci assicura, iniziando questa intervista il titolare –  l’unica produttrice di semente di riso biologico che sposi i principi dell’agroecologia e il completo abbandono della chimica di sintesi.Per aumentare il più possibile il valore aggiunto, il riso per mezzo di una pileria interna è lavorato in azienda. Tuttavia, l’unicità di Una Garlanda è costituito dalla coltivazione di varietà non convenzionali che i non addetti ai lavori definiscono “antiche”.

Perché avete scelto di autoriprodurvi la semente senza più acquistarla dai circuiti usati da tutti i risicoltori?

Le altre aziende risicole non sono in grado di fornire riso proveniente da varietà pre – ibridazione anteguerra. C’è una nicchia di mercato che ha un’idealità molto precisa e vuole consumare solo riso di varietà non modificate dalle tecniche moderne di miglioramento genetico. Effettivamente dal punto di vista organolettico in queste varietà è apprezzabile un sapore più marcato. In futuro vorremmo fare delle analisi dettagliate per capire la differenza di sapore a cosa è dovuta. Sarebbe molto interessante scoprire anche altre caratteristiche salutistiche.

Come organizzate la propagazione delle varietà?

La propagazione delle varietà avviene in appositi campi catalogo di alcuni metri quadri. Qui l’obiettivo è produrre alcuni chili di granella per avere sempre uno stock fresco di seme. Non abbiamo particolari tecniche di stoccaggio e/o conservazione perché, appunto, la propagazione del seme avviene ogni annata agraria, salvo caso particolari.

La nostra azienda è diventata più recentemente una sementiera. Abbiamo iscritto dal 2007 otto varietà. Le prime accessioni provenivano dall’Ente Nazionale Risi e dal Crea. Le otto varietà sono: Nano, Lencino, Bertone, Chinese di Ostiglia, Chinese originario, Sancio, Dellarole, Precoce Gallina. Di queste solo tre sono coltivata su larga scala: Bertone, Dellarole e Chinese originario. Abbiamo già alcuni clienti nell’ambito della Grande distribuzione organizzata che richiedono seme certificato per dare vita a filiere speciali.

Certo è che per produrre semente abbiamo bisogno di due anni di tempo e, pertanto, le prenotazioni devono arrivare tempestivamente.

La produzione vera e propria quali varietà coinvolge?

Sono tre le varietà che coltiviamo a fine produttivo: Dellarole, Bertone e Chinese originario. Il primo è una mutazione spontanea osservata e isolata in un campo di Chinese originario che ha portato a un seme molto più grosso. Il Bertone è un riso precocissimo che in passato consentiva addirittura di fare un secondo taglio (non in Baraggia) e, infine, il Chinese originario è un tondo. Una parte della produzione, le rotture di riso in particolare, sono dedicate alla produzione di pasta di riso in vari formati.

Che agrotecnica applicate in campo?

Applichiamo l’agricoltura biologica. La rotazione per noi è fondamentale. Basti pensare che metà azienda è dedicata alla coltivazione di erbai quali fagiolo dall’occhio, segale, avena, pisello, miglio e lino. Attualmente stiamo sviluppando molto gli erbai autunno vernini da coltivare dopo la raccolta del riso. La coltivazione di questi erbai arricchisce di sostanza organica il terreno migliorandone le caratteristiche chimico fisiche, impedisce la proliferazione dei patogeni e in qualche caso differenzia ulteriormente la produzione.

Quali sono i principali vantaggi di queste varietà non convenzionali?

Dal punto di vista agronomico sono varietà più adatte ad una coltivazione a input zero come facciamo noi. Nessun concime, nessun prodotto fitosanitario, nessun diserbante. I principi nutritivi al terreno li apportiamo con il sovescio mentre i patogeni sono contrastati applicando rigorosamente le rotazioni. Solitamente sono piante più alte e che competono meglio con le malerbe. Da un punto di vista squisitamente commerciale forniscono un importante valore aggiunto che ci consente di smarcarci nettamente dal mercato dei risi convenzionali “indifferenziati”. La presenza di ariste in alcune varietà aiuta a mantenere lontani animali indesiderati. In linea generale non abbiamo dovuto fare particolari adattamenti al nostro parco macchine. Infine, non è da trascurare il valore della conoscenza che si stava perdendo circa queste varietà non convenzionali di cui aveva memoria solo qualche novantenne.

E gli svantaggi?

Talvolta la presenza di ariste complica la lavorazione (soprattutto se l’umidità alla raccolta è bassa) e favorisce l’allettamento. Le rese sono variabili e sono un po’ più basse. Altre varietà come il Bertone, invece, si rompono più facilmente e la lavorazione è più delicata. La maggiorparte degli anni queste varietà producono tra i 40 e i 50 q.li/ettaro. Tuttavia, faccio presente che la Baraggia è considerata un’area marginale e queste produzioni se ben valorizzate sono da ritenersi soddisfacenti. Ricordo, infine, che noi non facciamo nessun trattamento e la fertilità è demandata completamente al sovescio.

Quali possono essere le caratteristiche di maggiore pregio di queste varietà?

Le differenze sono più marcate e meglio identificabili rispetto alle varietà convenzionali. Per esempio, Dellarole presenta un tegumento più fine che rende la cottura più veloce. Lencino da origine a un risotto più “grasso” dove la mantecatura risulta eccezionale. Oppure pensiamo alla varietà Novara caratterizzata da ariste rosse capaci di colorare risaie belle da mozzafiato.

La vostra azienda mostra caratteristiche particolari rispetto alle scelte fatte?

In realtà la nostra azienda non ha caratteristiche speciali. Da un evento nefasto, la malattia di mio papà, è nata una consapevolezza maggiore rispetto al ruolo che l’uomo e l’agricoltura dovrebbero avere verso l’ambiente. Abbiamo fatto di necessità virtù!

La tessitura marcatamente argillosa dei nostri terreni rappresentano un vantaggio in annate particolarmente siccitose come quella appena trascorsa. Rispetto alle esigenze idriche l’argilla può dare indubbi vantaggi.

Per il futuro che prospettive avete vi ritenete soddisfatti delle scelte fatte?

Vogliamo diventare dei precursori per una risicoltura diversa rispettosa dell’ambiente e delle tradizioni. Ci è capitato di ricevere l’attenzione di risicoltori giapponesi e africani. Certo, c’è ancora tantissimo lavoro da fare soprattutto nell’ambito della ricerca.

Recentemente abbiamo fondato insieme ad altri agricoltori, proprio per diffondere questo modello agricolo due associazioni: Polyculturae e Biodistretto del riso Piemontese. Autore: Andrea Bucci, Dottore Agronomo. 

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Seme riso Una Garlanda

Famiglia Stocchi Una Garlanda

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