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RACCOLTI BRUCIATI / 2

da | 17 Ago 2022 | NEWS

siccità
Abbiamo ascoltato i risicoltori di Cerano e Vespolate sull’esito della siccità e proseguiamo il nostro reportage con Nino Chiò di Olengo (NO). Anche per lui la situazione è difficile. «Quando era evidente che la siccità era conclamata (gennaio, febbraio e marzo i nevai erano ai minimi) abbiamo affiancato al riso con coltivazioni che hanno esigenze idriche nettamente  inferiori.  Da azienda prevalentemente a riso siamo diventati prevalentemente soia.  Alla rotazione “risparmiosa”  abbiamo introdotto l’irrigazione a pioggia. Mi spiego. Il riso si coltiva in sommersione e  usa grandi quantitativi  di acqua . Le coltivazioni tipo soia le abbiamo irrigate a pioggia con il cosiddetto “rotolone”.  Questa tecnica ottimizza l’uso dell’acqua,  perché usa da un /decimo a  un /ventesimo.   Coltivare  soia è stato un sacrificio economico sin dall’inizio, la soia ha un minore reddito e un minore accoppiato PAC.  Attrezzarsi con irrigazione a pioggia ha comportato investimenti importanti  che non trovano logica nella coltivazione riso, solo la situazione che si profilava ci ha portato a queste scelte, oggi i fatti ci danno ragione .  Ad oggi abbiamo sacrificato ( perso ) gli erbai , parte dei risi  sui terreni sabbiosi , e parte minore della soia.  Sacrificare significa scegliere chi vive chi muore, togliere l’acqua per concentrarla sui terreni con maggior possibilità  di arrivare a raccolto.  In sostanza togliere ai terreni più sabbiosi a favore dei  terreni impermeabili  con più argilla. La riduzione dell’acqua  80 – 85 – infine 90%  – conclude Nino Chiò  – è  stata inevitabile quello che si poteva evitare è stata la chiusura totale, arbitraria senza consultazione, e senza preavviso». Autore: Elettra Bandi
Foto : Giandomenico Polenghi, risaia in Lomellina

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