L’ASCIUTTA CI SALVERA’?

Anche per il 2026 siamo giunti a quella che i risicoltori chiamano “la madonna di Agosto” ossia il 15 del mese e ci si avvia verso la conclusione di una delle coltivazioni più impegnative e avversate dal clima degli ultimi anni.

Tra poco potremo constatare se la natura consentirà di premiare gli sforzi dei risicoltori con un raccolto almeno dignitoso o se le previsioni catastrofiche di alcuni si avvereranno. Come risaputo, la carenza idrica e le alte temperature hanno caratterizzato tutto il ciclo colturale: ma quali sono le influenze che potrebbero aver avuto sul riso?

I DATI CLIMATICI

In primo luogo, analizziamo i dati climatici degli ultimi due mesi, Giugno e Luglio, come riportato da un sito internet specializzato. I dati sono calcolati utilizzando le rilevazioni della stazione ufficiale di Milano-Linate, rappresentativa del clima della Valpadana centro-occidentale, integrati con i dati delle stazioni della rete del Centro Meteo Lombardo e con i radiosondaggi della stazione di Cameri – NO dell’Aeronautica Militare. Per il mese di Agosto i numeri non sono ancora disponibili.

La temperatura media massima è rispettivamente di 31,6°C per Giugno e 33,1°C per Luglio. Per quest’ultimo mese risulta un incremento di +1,9°C rispetto alla media del periodo 2016-2025 e di ben +4,2°C rispetto al periodo 1961-1990 mentre per Giugno rispettivamente +2,3 °C rispetto al 2016-2025 e di ben +5,5°C rispetto al periodo 1961-1990. Queste temperature decisamente anomale che influenza possono aver avuto sullo sviluppo della coltura?

LE CONSEGUENZE AGRONOMICHE

La tecnica ci insegna che il periodo di maggior vulnerabilità del riso alle temperature sfavorevoli è quello tra la differenziazione della pannocchia e la fioritura. La temperatura ottimale per la fioritura del riso è compresa tra i 25°C e i 30°C, accompagnata da un’alta luminosità e un’umidità relativa vicina al 70%. Temperature basse, sotto i 15-18°C, causano nella pianta shock vegetativi che si manifestano con la morte dei fiori e, conseguentemente, un elevata sterilità delle spighette a causa della mancata fecondazione.

Anche temperature sopra i 35°C danneggiano il polline riducendo la fecondazione dei fiori e portando all’aborto fiorale o a un riempimento anomalo del chicco. Tipica è la così detta “colatura apicale” che si presenta con parti della pannocchia di colore biancastro, completamente sterili e che sono caratteristiche di alcune varietà come l’Arborio o di alcune zone di coltivazione come la “Baraggia Vercellese e Novarese”.

CALDO O FREDDO PARI SONO

Da sottolineare che le conseguenze sulla pannocchia di un eccessivo “freddo” o di un eccessivo “caldo” sono le stesse.

Quando la temperatura ambientale supera i 35 °C, la pianta subisce quindi un forte stress, accelerando l’apertura dei fiori prima del completamento della maturazione del polline o, al contrario, provocando il disseccamento precoce delle antere, l’organo di riproduzione maschile, impedendo la corretta impollinazione. I granuli pollinici possono perdere completamente la loro capacità di fecondare il fiore femminile.

La conseguenza è “l’abbandono” della spighetta da parte della pianta che dopo poco secca e cade. Il fenomeno può riguardare parti importanti della pannocchia e, a volte, l’intera pannocchia.

L’UMIDITA’

Come abbiamo visto dai dati rilevati dalla stazione di Milano- Linate queste condizioni si sono verificate spesso nel corso degli ultimi due mesi e quindi è lecito attendersi che la percentuale di spighette “sterili”, in gergo indicate come, “scatola”, sia rilevante per il raccolto 2026. Per quanto riguarda l’umidità lo stesso sito rileva che nel mese di Luglio 2026 sono caduti solo 25 millimetri di pioggia con un calo di – 60 millimetri rispetto al periodo 2021-2025 e di – 45 millimetri rispetto al periodo 1961-1990.

Nel mese di Giugno 2026 la situazione è stata migliore con ben 105 millimetri di pioggia caduta e un incremento rispettivamente di +40 millimetri rispetto al 2016-2025 e + 40 millimetri per il periodo 1961-1990.

PIOGGE CONCENTRATE

Tuttavia le piogge non sono state equamente distribuite. In alcune zone, tradizionalmente beneficiate da maggiori precipitazioni, quest’anno l’acqua è caduta con insolita scarsità e l’assenza di bacini di accumulo non ha permesso di trattenere in modo adeguato l’acqua caduta per utilizzarla all’occorrenza. Questo è quanto avvenuto principalmente nella “Baraggia Vercellese e Novarese” ma anche in altre zone che non sono collegate a bacini di accumulo come il lago Maggiore.

Un altro esempio è quanto accaduto nel bacino irriguo del Roggione di Sartirana, in Lomellina, che dipende quasi esclusivamente dall’acqua del fiume Sesia e dalle risorgive ed è privo di un vero e proprio bacino di accumulo. La mancanza d’acqua nel terreno ha provocato gravi conseguenze sulle piante. Fortunatamente il riso ha conservato, durante la sua evoluzione, una forte capacità di resistere alla carenza idrica ed è in grado di sopravvivere anche a lunghi periodi di siccità.

STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

Tuttavia questo non è senza conseguenze. Lo stress idrico riduce il turgore cellulare e limita l’apertura degli stomi, le aperture sulle foglie tramite le quali il riso assorbe anidride carbonica ed emette ossigeno. Il riso è costretto a bloccare la traspirazione, rinunciando così al raffreddamento naturale della pianta e al suo sviluppo. Esteriormente la pianta si avvolge su se stessa per ridurre al massimo la perdita di acqua e riduce al minimo la vegetazione.

SICCITA’ IN FIORITURA

Se la carenza di acqua si manifesta durante la fioritura i granuli pollinici vanno incontro ad una rapida disidratazione e perdono completamente la loro capacità di fecondare. La conseguenza è “l’abbandono” della spighetta da parte della pianta che, come per l’aborto causato da temperature avverse, dopo poco secca e cade. Il fenomeno può riguardare porzioni importanti della pannocchia. La mancanza di umidità durante la fioritura impedisce, inoltre, lo sviluppo ottimale dello stigma, la parte del fiore femminile che raccoglie il polline e lo indirizza nell’ovario, che diventa secco e poco ricettivo causando l’aborto del fiore.

COMBINAZIONE PERVERSA

La combinazione di temperature elevate e stress idrico rappresenta, quindi, una delle minacce più severe per la produttività della risaia, specialmente nelle fasi fenologiche critiche di botticella e fioritura. Naturalmente le conseguenze sulla produzione variano a seconda di numerosi fattori quali: la varietà coltivata, il tipo di semina, lo stadio di sviluppo della pianta nel momento in cui si verificano le carenza ed altri.

Alcune varietà di riso come gli “ibridi americani” sono stati selezionati per avere radici in grado di approfondirsi maggiormente nel terreno e utilizzare così una maggiore quantità di acqua. Altre varietà, come il Selenio, crescono bene anche con pochissime irrigazioni. In alcuni terreni sono state sufficienti poche irrigazioni per completare il ciclo con discreti risultati produttivi. La selezione di nuove varietà di alcuni costitutori è già indirizzata verso questo tipo di pianta e alcune sono già disponibili sul mercato.

IL VANTAGGIO DELLA SEMINA IN ASCIUTTA

Anche il tipo di semina può influire. Le piante seminate con il sistema della “semina interrata a file” tendono ad approfondire l’apparato radicale più di quelle seminate “in acqua” e anche questo può risultare utile in caso di carenza idrica. Uno dei meccanismi di risposta del riso alle condizioni ambientali avverse è, come ricordato precedentemente, la riduzione dello sviluppo sino quasi a bloccarlo.

Pertanto, se le condizioni avverse si verificano prima della fioritura, la pianta “si ferma” e attende il più possibile il ritorno delle condizioni favorevoli. Naturalmente questo è possibile per un periodo limitato di tempo, trascorso il quale la pianta soccombe. Durante la coltivazione del 2022 nelle aree dove maggiore è stata la carenza idrica, il ritorno dell’acqua dopo anche 40 giorni ha consentito a coltivazioni fortemente compromesse di riprendere la loro vegetazione. Tuttavia si è verificato un allungamento del ciclo vegetativo che ha portato la fioritura alla fine di settembre recuperando solo parzialmente i giorni persi aspettando l’irrigazione.

INCUBO CADMIO

Altro problema che è bene ricordare è l’accumulo di metalli pesanti. La carenza di irrigazione rende il Cadmio dei terreni più disponibile per l’assorbimento e questo può provocare l’accumulo dello stesso nelle spighette.

Le condizioni economiche dell’annata hanno indotto i risicoltori a non effettuare, ove necessario,le “calcitazioni” utili a contrastare l’accumulo di Cadmio e questa potrebbe essere un’altra conseguenza dell’annata. Inoltre, per la prima volta, quest’anno entrano in vigore i nuovi limiti massimi di residuo o LMR di Nichel nel riso, che sono stati fissati dall’Unione Europea tramite il Regolamento UE 2024/1987. I limiti per il riso sono validi dal 1° luglio 2026: 1,5 mg/kg per il riso lavorato e 2,0 mg/kg per il riso “semigreggio”.

Tuttavia la presenza di questo metallo nel riso non è solitamente influenzata dalla temperatura o dall’apporto di acqua, anzi, un terreno alcalino, come si determina in genere con la mancanza di acqua di sommersione, può ridurre l’assorbimento. Un aspetto positivo di questa pazza estate è l’anticipo della maturazione nelle coltivazioni a cui non sono mancati gli apporti idrici: potrebbe avere conseguenze positive per i più fortunati. Con molta probabilità prima della fine del mese entreranno in azione le mietitrebbie e vedremo con quali risultati.

NON CI SI DIFENDE SENZA DISERBANTI

Un ultimo aspetto da sottolineare è la mancata o ridotta efficacia dei diserbanti. Le alte temperature favoriscono, in genere, l’attività degli erbicidi mentre la carenza di acqua di irrigazione la riduce. In gran parte delle risaie quest’anno sono presenti infestanti in numero superiore al solito. Ciò è una diretta conseguenza dell’annata oltre che del diminuito numero ed efficacia dei principi attivi che è possibile impiegare.

La sempre maggiore diffusione delle infestanti resistenti ad alcuni prodotti costituisce la principale causa della loro scarsa attività e la carenza di irrigazione non aiuta di certo. In conclusione, il ciclo vegetativo è stato caratterizzato sinora da un clima estremamente avverso a cui i risicoltori e gli enti preposti hanno cercato di porre rimedio per quanto possibile sopportando costi ben superiori a quelli delle scorse annate.

«E’ il mese di Agosto il periodo decisivo per la produzione complessiva. Se la situazione delle temperature e dell’approvvigionamento idrico non sarà più favorevole rispetto agli scorsi mesi si rischia una forte riduzione sia della produzione che della qualità del risone» afferma Lorenzo Bozzola, giovane tecnico novarese. E noi concordiamo con lui. Autore: Franco Sciorati

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