Ricerca Avanzata





Data inizio:

Data fine:

OTTOCENTO RISAIE MONITORATE PER NEMATODE

da | 22 Feb 2021 | NEWS

I risicoltori chiedono linee guida sempre più precise e verificate per difendere i raccolti da Meloidogyne graminicola. Dopo avervi presentato la situazione in Lombardia, tocca a Regione Piemonte fare il punto sulla lotta con Risoitaliano.eu. Innanzi tutto, è utile riprendere le caratteristiche più importanti del patogeno. 

Ciclo del nematode

I nematodi galligeni appartenenti al genere Meloidogyne sono microrganismi endoparassiti sedentari associati alle radici delle piante. Si tratta di uno dei gruppi di nematodi fitoparassiti cosmopoliti più importanti, adattati alle condizioni climatiche più disparate e in grado di attaccare moltissime specie vegetali. La durata del ciclo vitale di Meloidogyne graminicola può variare tra 21 e 90 giorni in relazione ai fattori ambientali.

Le forme infestanti, ovvero le larve di secondo stadio, presentano una fase di vita libera nel terreno. Il numero di larve e la loro capacità di invadere le radici dipendono dalla composizione, temperatura e pH del suolo e dallo stadio di crescita delle piante.

Diffusione e strategie del patogeno

ll riso è la pianta ospite economicamente più importante, ma questo nematode ha un’ampia gamma di ospiti alternativi comprese molte piante infestanti la risaia. Attualmente in Piemonte è stato riscontrato su panico (Panicum dichotomiflorum), heterantera (Heteranthera reniformis), cipero (Cyperus difformis), giavone (Echinochloa crus-galli), riso crodo (Oryza sativa var. selvatica), murdannia (Murdannia keisak) e alisma (Alisma plantago). Può attaccare molte altre famiglie di piante sia spontanee che coltivate.

La diffusione di uova e larve può avvenire attraverso terra e residui di radici, trasportati tramite veicoli da lavoro, calzature, uccelli e altri animali. Possono essere vettori di diffusione anche piantine con pane di terra o a radice nuda con galle sull’apparato radicale. Questo nematode non si trasmette per seme. Nel sud-est asiatico è stato osservato che in condizioni di sommersione continua, il numero di larve nel terreno diminuisce drasticamente dopo quattro mesi, anche se le uova che si conservano in masse gelatinose possono rimanere vitali per almeno 14 mesi

Danni del nematode

Dopo avere invaso la radice la larva diventa sedentaria, si nutre del contenuto cellulare e, dopo tre mute, raggiunge lo stadio adulto, assumendo la forma vermiforme dei maschi o sacciforme delle femmine. La femmina depone le uova all’interno di un ovisacco. La prima muta avviene nell’uovo, per cui a emergere da questo è lo stadio giovanile di seconda età, che dà inizio a una nuova generazione. Le uova nell’ovisacco e le larve libere sopravvivono a lungo nel terreno o dentro parti di piante non decomposte consentendo il perpetuarsi dell’infestazione da un anno all’altro. L’attacco da parte di questi nematodi riduce la funzionalità dell’apparato radicale, che non è più in grado di assorbire le sostanze nutritive in quantità sufficiente a garantire l’equilibrato sviluppo della pianta e la relativa produzione.

I sintomi principali sono una grave riduzione della crescita, la presenza di spighette vuote, clorosi e appassimenti delle piante e scarsa produzione di cariossidi. Tali manifestazioni sono più evidenti in condizioni di semina interrata o con periodi prolungati di assenza di acqua. La distribuzione in campo è a chiazze più o meno ampie. La diagnosi è possibile dall’osservazione delle radici, che presentano galle dalla caratteristica forma ad uncino, o piccoli rigonfiamenti, ben visibili ad occhio nudo, che sono la risposta dell’ospite all’invasione da parte del nematode.

L’azione della Regione Piemonte: il monitoraggio del nematode

Tenuto conto della gravità dei danni provocati dal nematode, della sua possibile diffusione e del pericolo che esso rappresenta per l’economia risicola piemontese, il Settore Fitosanitario e servizi tecnico scientifici della Regione Piemonte, in collaborazione con l’Ente Nazionale Risi, hanno tempestivamente attivato interventi di monitoraggio, eradicazione e contrasto alla diffusione di questo parassita. La Regione Piemonte ha adottato il Piano di azione 2020 per contrastare il nematode galligeno del riso in Piemonte. Le prime segnalazioni della presenza del parassita in Piemonte sono state accertate dal Settore fitosanitario nel mese di luglio 2016 a Buronzo (Vc) e nel Biellese, a Gifflenga e Mottalciata. Grazie al monitoraggio effettuato dal Settore Fitosanitario regionale in collaborazione con l’Ente nazionale Risi, nel 2017 sono state individuati 48 appezzamenti coltivati a riso infestati dal nematode. Il monitoraggio è proseguito negli anni 2018 e 2019, per arrivare a fine 2019 con 77 risaie infestate su una superficie complessiva di 95 ettari.

In totale nel triennio 2017-2019 sono state sottoposte a monitoraggio 805 risaie. A partire dalle risaie infestate sono stati controllati gli appezzamenti che ricadono in un raggio di 100 metri intorno a ogni campo infestato (detto zona cuscinetto) e inseguito sono state monitorate le risaie limitrofe a questi. Per definire delle soglie oltre le quali la presenza del patogeno non causa danni significativi, dal 2019 i Servizi fitosanitari della Regione Piemonte stanno effettuando prove su quattro diverse fasi fenologiche. La validazione dei dati ha bisogno di alcuni anni. (SCARICA LA DETERMINAZIONE SULLE ZONE)

L’azione della Regione Piemonte: le misure agronomiche e fitosanitarie non azzerano le popolazioni

Le misure fitosanitarie per il contrasto del nematode adottate in Piemonte fanno riferimento al Decreto ministeriale del 2017 sulle misure di emergenza per impedire la diffusione del Meloidogyne graminicola nel territorio italiano, e sono: la sommersione continua e prolungata dell’appezzamento associata al diserbo chimico o meccanico; laddove non sia possibile applicare la sommersione continua, verranno applicate la semina e sovescio di piante ad azione tossica sul nematode; l’utilizzo di nematocidi biologici. In questi casi, la coltivazione e il sovescio di piante ad effetto biofumigante, anche sotto forma di pellet, e di piante trappola possono comportare una progressiva riduzione dell’infestazione di nematodi nel suolo.

Nei nostri climi l’inverno più freddo potrebbe bloccare l’attività vitale dei nematodi e la sommersione potrebbe essere più breve. Nel caso della risaia, la semina in sommersione sfavorisce il ciclo vitale di questo nematode ma non lo elimina: quando il terreno è allagato le larve non sono in grado di invadere nuove piante, ma rimangono vitali e si associano rapidamente alle radici non appena il terreno viene prosciugato. Incrementare la fertilità del suolo con l’utilizzo di concimi può aiutare la pianta a reagire ad un attacco di Meloidogyne graminicola. Una possibilità per un controllo efficace ed economico delle popolazioni di nematodi potrebbe essere la selezione di varietà di riso resistenti. I risultati ottenuti dimostrano che le strategie adottate si sono rivelate efficaci per ridurre drasticamente la popolazione di M. graminicola, anche se la completa eradicazione risulta più complessa e difficile da raggiungere. L’analisi effettuata sui campioni di suolo ha infatti mostrato la presenza di larve ancora in 10 appezzamenti sottoposti alle misure agronomiche e fitosanitarie nel 2018 ed in 16 nel 2019, anche se con densità molto basse. Autore: Andrea Bucci

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Informativa sulla Privacy

* Campo obbligatorio