LA SIS CERCA RISAIE VERGINI

La società bolognese presenta al mondo risicolo la nuova filiera delle sementi di alta qualità

DSC01394«In certe annate, quando mentalmente hai già fatto la media di quel che prenderai, scoprire che devi girare una risaia perché è piena di grana rossa è doloroso. Eh sì, è doloroso…» L’accento è quello dell’Emilia famosa per le pesche e i pomodori da industria, e invece Mauro Tonello (foto piccola) coltiva riso. Per questo ci mette tanto calore nel presentare “Seme Alta Qualità”, ovvero l’ultimo progetto della Sis, la società sementiera bolognese famosa per il Bologna, primaria varietà di grano tenero, e per il Volano, che riempie le scatole di Arborio del Paese. Tonello, vicepresidente nazionale di Coldiretti, è anche presidente di questa società e di Cai, la holding dei consorzi agrari e il progetto Seme di alta qualità nasce da una collaborazione tra questi due soggetti e sotto l’egida dell’organizzazione agricola. Alla presentazione ufficiale in Lombardia, ieri pomeriggio alla Coldiretti di Pavia davanti a un centinaio di risicoltori, c’erano anche i vertici del Consorzio agrario Terrepadane, pronti a muoversi nella logica, come hanno testimoniato, del «sistema integrato». La sostanza del progetto è quella di creare una filiera italiana del seme di alta qualità, sia perché, come ha detto Tonello, affiancato dal responsabile riso di Sis Carlo Minoia, «le multinazionali non investiranno mai per risolvere i problemi di una nicchia come la risicoltura italiana, quindi dobbiamo organizzarci noi per sconfiggere il crodo e il nematode, producendo un seme il più possibile esente da infestanti e malattie»; sia perché «all’agricoltore puoi chiedere di pagare qualcosa in più per il seme certificato se quel seme è veramente di qualità, altrimenti uno si fa quattro conti… e ve lo dice un risicoltore!»

Con una franchezza tutta emiliana, Tonello ha spiegato che la Sis è pronta a pagare la qualità: il premio va dai 18 ai 20 (Minoia si è spinto a quota 22) euro al quintale, in aggiunta al prezzo della semente, calcolato sulla media dei listini. «Ma vogliamo un seme davvero pulito: per riconoscere 22 euro vogliamo risaie vergini, che non siano state coltivate a riso da otto anni» ha spiegato Minoia. Il contratto Sis valuta ogni anno in meno con una decurtazione di 50 centesimi di premio, perché ritiene che con otto anni di rotazione il campo sia stato sufficientemente ripulito dalle infestanti che compromettono i raccolti. «Nessuno potrà mai essere certo di aver sconfitto il nematode – ha precisato il tecnico Sis – ma si può contenerlo in questo modo e noi vogliamo farlo». Il progetto è già molto avanzato. Sono sotto contratto cento ettari nel Pavese e altrettanti nel Ferrarese. Le varietà interessate finora sono Yume e Volano, ma si sta lavorando anche sul Giglio, un nuovo riso profumato da 140 giorni e 80 quintali ad ettaro. Le prime prove sono state effettuate alla cascina Gambarana di Pieve del Cairo. Si lavora con prebase e base e con una gran fretta, segno che il mercato preme. Tonello conferma: «Cerchiamo urgentemente risaie vergini o dove non si coltiva riso da anni – ha detto ieri – per creare una filiera di moltiplicatori di alta qualità, che seguiremo passo passo e che vedranno ben remunerato il loro lavoro». (09.02.2016)

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