IN PIEMONTE SI LAVORA ALLA RETE ECOLOGICA

I risultati del convegno del Punto Macrobiotico sulla biodiversità in risaia
risaia stocchi

Avete un fontanile nella vostra risaia? La domanda non è oziosa. Ricostruire la rete ecologica nell’ecosistema risaia è il cardine delle politiche che tutelano la biodiversità e il fontanile, dove c’è, ha un ruolo importante. Se n’è parlato domenica 31 marzo, presso  la coorte del Castello di Rovasenda, dove si è tenuto il 16° Convegno “Il riso: alimento fondamentale per la salute umana”, organizzato dall’Associazione Internazionale Un Punto Macrobiotico.

Un paesaggio unico

Enrico Rivella (Arpa Piemonte) ha parlato del monitoraggio ambientale condotto dall’organismo che rappresenta, evidenziando l’importanza del “fontanile tra le risaie”, alla base di una rete ecologica funzionale per un habitat agricolo, dicendo: «Il paesaggio delle risaie padane per secoli, nonostante la monocultura imposta dalla necessità di rifornimento idrico, pullulava di vita, al punto da essere considerato un’unica zona umida artificiale. La cosiddetta rivoluzione verde ha eliminato gran parte della vegetazione naturale e degli spazi rifugio per le specie autoctone, generando una banalizzazione del territorio, in cui hanno la meglio le specie esotiche invasive. La rete ecologica, ovvero ricreare un paesaggio che sia funzionale ecologicamente, è uno dei cardini della pianificazione e delle decisioni da prendere sull’uso del territorio.  Nel Vercellese, il problema dell’assenza di connessioni ecologiche e della povertà di ambienti naturali è stato affrontato già da tempo e la Provincia è stata la prima a dotarsi di un piano che prevedesse la ricostruzione della rete ecologica. Molti anni sono passati, ma il concetto applicativo ancora stenta ad affermarsi, emblematico il fatto che anche il Piano di Sviluppo Rurale regionale, volto a sostenere economicamente le aziende agricole interessate a realizzare elementi naturaliformi, non abbia potuto aiutare gli agricoltori al di fuori delle aree protette, per l’assenza di una definizione coerente su tutto il territorio regionale di rete ecologica».

Il fontanile

Rivella ha affrontato il problema della popolazione di Testuggine Palustre (Emys orbicularis), in calo negli ultimi anni anche a causa della competizione con la Testuggine Nordamericana, importata come animale da acquario e incautamente liberata nelle campagne. Anche per la tutela di questa specie è stata individuata una rete ecologica. Quindi, ha parlato dei fontanili: «Essi, come è risaputo, sono ambienti di risorgiva che nella Pianura Padana, in sinistra idrografica del Po, si estendono in modo pressoché continuo. Particolarmente nel Vercellese, l’ambiente elettivo è intimamente connesso al sistema dei canali irrigui che alimentano le risaie ed esiste un’area, grosso modo tra Crescentino e San Germano Vercellese, in cui si ha un particolare addensamento. Queste acque sgorgano a temperature che in media si aggirano intorno ai 10°-16°C, con escursioni termiche annuali raramente superiori ai 5°- 6°C (De Luca et al. 2005), fredde d’estate (massimi in ottobre) e relativamente tiepide d’inverno (minime in febbraio-marzo). La portata, ancorché lievemente influenzata dal regime delle piogge, è continua-costante e anche la limpidezza può essere considerata simile nel corso del tempo. Tutte queste caratteristiche influiscono sullo sviluppo di una vegetazione molto peculiare. Dal punto di vista faunistico, i fontanili costituiscono ambienti di grande interesse, con animali esclusivi come alcuni crostacei ipogei, che trovano in queste aperture superficiali la continuità con il loro ambiente sotterraneo. Nella zona di maggior diffusione, compresa fra Crescentino e Olcenengo, sono stati censiti in totale 169 fontanili. Ogni fontanile è stato visitato e caratterizzato, in modo da impostare su questi tratti del reticolo irriguo la struttura della rete ecologica, che dovrà essere costruita dai proprietari frontisti con il supporto del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 (Misura 4.4.1) e che potrebbe  essere oggetto di azioni di tutela della qualità delle acque o di interventi pubblici di rafforzamento della compagine vegetale naturale, in modo da costituire dei veri e propri corridoi ecologici».

Costruire la rete ecologica

La rete ecologica, ha spiegato infine, è uno strumento che deve aver validità a scala di paesaggio. «Nel corso della prima indagine nazionale sul riconoscimento dei paesaggi rurali, ben due citazioni, su 6 paesaggi che sono stati individuati in Piemonte, riguardano il territorio risicolo: la Baraggia Biellese e Vercellese e il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, entrambi anche per la complementarietà con il paesaggio risicolo. ARPA Piemonte è stata incaricata dall’ISMEA, coordinatore per conto del MIPAAF, di effettuare una mappatura degli elementi del paesaggio agrario, che fosse consultabile tramite smartphone tramite l’app Google Maps. Li abbiamo quindi messi in rete con gli elementi di attrazione culturale legati al paesaggio storico o alla lavorazione del riso, che evidenziano il rapporto con il sistema agrario tradizionale. Infine, si sono evidenziate le reti di fruizione cicloturistica e i collegamenti con i paesaggi agrari vicini».

La parola agli agricoltori

Hanno poi preso la parola gli agricoltori, con Mattia Pastore, in rappresentanza di un gruppo di aziende risicole piemontesi unitesi nella neonata Associazione “Polyculturae”, dedicata al recupero, alla tutela e alla certificazione della biodiversità degli ecosistemi agricoli. «L’aggressione da parte dell’uomo alle risorse naturali – ha detto – sta minacciando ormai la sua stessa sopravvivenza. Agricoltura e biodiversità sono 2 temi profondamente legati.  L’approccio moderno e industriale, che, dalla seconda metà del secolo scorso, caratterizza l’agricoltura, è una delle cause principali della perdita di biodiversità, non solo di quella agricola, ma a livello planetario.  Di fronte a questa situazione, sperimentata nei decenni, tre aziende agricole hanno deciso di dar vita ad una Associazione di Produttori Agricoli, libera, democratica, senza finalità lucrative ed aperta all’adesione, partecipazione e condivisione di tutti gli agricoltori che, pur nelle diversità, condividono nella teoria e nella pratica il rispetto per tutte le forme di vita naturali dei campi. Una realtà che nasce dagli agricoltori e, nel tempo, intende continuare ad essere gestita dagli stessi. Tra le attività che si intendono realizzare vi è la previsione di una Certificazione di Agro-Biodiversità: il marchio “Biodiversitas”. Un marchio collettivo, una certificazione di sistema, e non di prodotto, a cui ogni azienda agricola può aspirare, a patto di impegnarsi concretamente a raggiungere certi obiettivi in termini di ripristino e tutela della naturalità degli agro-ecosistemi. Oggetto della valutazione di conformità a tali obiettivi, che verrà realizzata dalla Commissione Scientifica guidata dal prof. Taffetani (Ordinario di Botanica Applicata Università Politecnica delle Marche) e dalla prof.ssa Ilda Vagge (Docente di Botanica applicata Università degli Studi di Milano), non sarà tanto il modello di gestione o la tecnica agronomica, quanto il risultato raggiunto in termini di biodiversità, coltivata e spontanea, aziendale. Non è semplice individuare indicatori ben sperimentati, integrabili, applicabili su varie scale e che diano conto della estrema complessità degli ecosistemi, non dimenticandosi che per la loro reale utilizzazione debbono non essere troppo onerosi. Tenendo conto di questi fattori, ci sembra che l’approccio Fitosociologico e, in particolare, i bioindicatori proposti dal prof. Taffetani et al. presentino importanti vantaggi e sfruttino l’enorme bagaglio informativo della flora e della vegetazione, attribuendo alle cenosi valori numerici delle principali componenti dinamiche, fitogeografiche ed ecologiche, facilmente interpretabili. Come indici ci si ispirerà principalmente all’INDICE DI MATURITA’ (varia da 0 a 9), basati sulla maturità di una fitocenosi (complesso di piante o associazione vegetale che cresce in una data stazione, ossia in un ambiente fisico e chimico ben determinato, NDR). Questo sarà quindi il bioindicatore principale, anche se non l’unico, perché verranno valutati anche la biodiversità del suolo, la presenza di prati, boschi, etc., la diversificazione culturale e la conservazione delle varietà tradizionali, il metodo di gestione, le altre azioni a tutela della biodiversità». Il tema della biodiversità sarà affrontato ancora venerdì 26 aprile 2019, alle ore 11, presso Agrinatura 2019 (Lariofiere, Como-Lecco) nel Convegno AGRICOLTURA E TUTELA DELL’AGRO-BIODIVERSITA’. Autore: Ezio Bosso

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