IL BABY CHE FA PAURA ALLE MICOTOSSINE

Il convegno dell'Ente Risi dimostra che esiste anche una strategia sanitaria contro le importazioni

Pienone di pubblico per il convegno “Progetto BabyRice: i risultati del primo anno di lavoro” svoltosi, ieri, 7 febbraio, al Centro Ricerche dell’ Ente Risi.  Presenti Marianna Garlanda di Regione Lombardia (il progetto pilota “Baby Food: un mercato da riconquistare” è cofinanziato nell’ambito della mis. 16.2.01 del PSR Lombardia), il direttore generale dell’ENR Roberto Magnaghi, il team tecnico-scientifico coordinato da Marco Romani di Ente Risi e composto Gian Maria Beone, Maria Chiara Fontanella, Terenzio Bertuzzi e Paola Giorni dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, da Maria Martin dell’Università di Torino oltre che da Umberto Rolla, Eleonora Miniotti e Gianluca Beltarre dell’Ente Risi. Presenti i responsabili delle aziende agricole coinvolte nel progetto, dal soggetto capofila Giovanni Daghetta a Paolo Braggio e Roberto Gamalerio, oltre al consulente agronomico Flavio Barozzi. Tutti coordinati dalla professoressa Elisabetta Barberis, docente di Chimica Agraria e pro-rettore dell’ Università di Torino, che ha svolto la funzione di moderatore al convegno. Da cui sono emersi i primi risultati di una sperimentazione tesa da un lato a verificare in campo l’applicabilità di protocolli per la riduzione dell’assorbimento di metalli pesanti, dall’altro ad indagare nel settore finora inesplorato delle possibili contaminazioni da micotossine nel riso.

Sul fronte delle possibili contaminazioni da metalli pesanti i dati sperimentali hanno evidenziato risultati non sempre univoci e che necessiteranno di ulteriori approfondimenti e accertamenti (anche se apparirebbe utile, sulla base dei primi dati raccolti, una verifica preliminare dell’idoneità dei suoli alla coltivazione del riso per baby food basata sulle caratteristiche chimico-fisiche ed idrauliche dei terreni, con preferenza per quelli che consentono una rapida e decisa asciutta in fase di levata o “mid season drainage”). Su quello delle micotossine, finora sostanzialmente non studiato dalla letteratura scientifica europea (il che rende il progetto Baby Food una sorta di vero apripista in questo campo della ricerca), i dati relativi alla produzione di riso nazionale appaiono piuttosto confortanti, in particolare se raffrontati con le numerose allerte per contaminazione da micotossine su partite di riso di provenienza estera (soprattutto asiatica). Come emerso nel corso del convegno i dati della sperimentazione potranno risultare utili non solo nella “nicchia” della produzione di riso per prima infanzia, ma per garantire un sempre maggiore qualità del riso italiano in generale. Magari contribuendo a differenziarlo ed a certificarne la qualità, ad esempio sul fronte delle micotossine, rispetto al prodotto di importazione. Autore: Marco Sassi

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