Secondo una bozza di relazione visionata da Euractiv, confermata da un articolo pubblicato sul sito web www.eruractiv.com, un gruppo di parlamentari europei che si sta occupando della revisione del quadro normativo dell’UE in materia di agrofarmaci, sta spingendo per una maggiore ambizione sia negli obiettivi, sia nelle scadenze per i tagli all’uso dei principi attivi in tutta l’Unione (leggi l’articolo).
DOSSIER VUOLE AUMENTARE RIDUZIONE PESTICIDI
La Commissione europea ha presentato la sua proposta di revisione della legislazione sull’uso sostenibile dei pesticidi nell’estate del 2022. L’obiettivo è dimezzare l’uso e il rischio degli agrofarmaci pericolosi entro il 2030, oltre a un divieto totale nelle aree “sensibili”.
CAMBIA IL PERIODO DI RIFERIMENTO
Inoltre, la bozza di relazione stabilisce parametri di riferimento più severi per misurare la riduzione relativa entro il 2030 in ogni Stato membro. Invece di ridurre i prodotti fitosanitari rispetto all’uso nel 2015-2017, il documento stabilisce come periodo di riferimento il 2018-2020. Quello che potrebbe sembrare un tecnicismo è una questione molto controversa. Gli Stati membri hanno sottolineato come alcuni Paesi che hanno già fatto molto per ridurre i quantitativi in passato non devono essere penalizzati.
MENO AREEE SENSIBILI
TASSA BASATA SUL RISCHIO
Il documento suggerisce che, oltre ai fondi della Pac, potrebbe essere introdotta una tassa “basata sul rischio” sui prodotti fitosanitari, sia da parte di ogni singolo Paese, sia a livello europeo. L’obiettivo è “promuovere l’attuazione e l’adozione della gestione integrata delle specie nocive e per rendere le relative misure più interessanti per gli agricoltori”.
La relazione subirà probabilmente una serie di modifiche nel processo di ricerca di compromessi tra i diversi gruppi politici e le commissioni parlamentari. Si dà un’idea dell’attuale pensiero del Parlamento e di quale potrebbe essere la sua posizione nei colloqui interistituzionali tra Commissione e Stati membri.
Per siglare un accordo di compromesso finale, il Parlamento europeo dovrà avviare i negoziati con i ministri dell’Ue, i quali hanno recentemente spinto per un’ulteriore valutazione d’impatto a causa delle preoccupazioni sulla mancanza di dati a sostegno della proposta della Commissione. Si tratta di una mossa criticata dai gruppi verdi come una tattica dilatoria.


