FRODI PAC, COLPA DEL MORTO

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DSC00310_1Sono stati bloccati i pagamenti Pac a 50.000 aziende agricole coinvolte nell’operazione Bonifica della Guardia di Finanza. La vicenda che sta mettendo a rumore la risaia italiana si complica di ora in ora. Secondo le informazioni raccolte da Risoitaliano, il blocco sarebbe stato consigliato l’Agea alle agenzie regionali, in attesa che si concludano le indagini preliminari. L’intervento delle fiamme gialle è scattato il 2 ottobre e punta a verificare il corretto funzionamento del sistema delle erogazioni pubbliche in agricoltura. I finanzieri, circa un migliaio, hanno acquisito nei Centri di Assistenza Agricola la documentazione relativa a soggetti individuati dal Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie attraverso un’analisi di rischio elaborata sui dati forniti dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura e dagli altri organismi pagatori. L’indagine riguarda quindi sia le imprese che sono sospettate di illecito che una quota campione, selezionata in base a diverse variabili. L’obiettivo degli inquirenti è quello di rafforzare il livello di legalità in un settore che assorbe ogni anno 7 miliardi di euro dall’Unione europea. Si vogliono verificare le eventuali infiltrazioni criminali nel settore agricolo ma l’inchiesta avrebbe fatto emergere numerose irregolarità formali. In particolare, l’operazione Bonifica potrebbe dimostrare l’inadeguatezza giuridica dell’istituto del contratto verbale di coltivazione, che può essere registrato, permettendo di ricevere il pagamento unico, anche senza alcun intervento del proprietario. Il quale, in parecchi casi sarebbe una persona deceduta o addirittura il Demanio. Abitualmente, i controlli vengono effettuati sulle superfici ammesse al pagamento unico e non sul titolo di proprietà, per il quale scattano solo controlli campionari, e comunque una difformità nella proprietà fondiaria non insospettisce nessuno, dati i cronici ritardi del Catasto. Insomma, una serie di buchi nella rete dei controlli e delle autorizzazioni che permette ancora oggi la stipula di “contratti con il morto”, che potrebbero essere oggetto dell’attuale “retata”. La quale, tuttavia, rischia di provocare un danno serio alle imprese oneste, colpendo anche chi è incorso in un errore procedurale o semplicemente si trova indagato in virtù di parametri statistici. (25.11.13)

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