Dal 2023, di volta in volta, Franco Bullano è temuto e riverito, accusato e rispettato, attaccato e blandito. In un momento di siccità strutturale, decidere dove mandare la poca acqua che c’è è un grande potere.
Lo abbiamo segnalato per primi, commentando così il regolamento con cui Est Sesia ha normato le turnazioni dall’aprile del 2023: «Da questa lunga elaborazione una novità però è uscita – scrivevamo – : l’enorme potere discrezionale attribuito a chi coordinerà le turnazioni. E di conseguenza la gestione della risorsa idrica.
IL CENTRO DELLE RICHIESTE DEI RISICOLTORI
Questo è un potere che il regolamento demanda al responsabile del servizio idrometrico e capo settore risorse idriche. Il responsabile si troverà al centro delle richieste di tutti i risicoltori serviti dal consorzio». Va detto che Bullano (“il Franco” per gli amici) è un tecnico di grande esperienza. E’ anche un politico – sindaco di Villata, nel Vercellese – e ha sempre incassato le critiche con fair play.
Oggi ci incontra per spiegare che questo “potere” è «discrezionale ma non arbitrario – come ci dice iniziando l’intervista -, perché si fonda sull’esperienza nella gestione irrigua, sulla fiducia del commissario e del direttore generale, sullo spirito di servizio dei colleghi e soprattutto sullo stato di necessità: quando manca l’acqua o qualcuno decide in fretta e – possibilmente – bene o si perdono i raccolti».
QUANTA ACQUA PER LE RISAIE
Come decidete quanta acqua deve esserci nei canali irrigui?
Iniziamo a lavorare alle sette del mattino, quando arrivano i dati all’imbocco del Po, del Farini, del Depretis, dell’Ivrea e del canale Regina Elena. Da quel momento, inizia il monitoraggio, abbinato alle conseguenti manovre idrauliche, che vengono determinate anche dal riparto, quotidiano, che viene fatto con Ovest Sesia.
Chi decide quanta acqua deve darvi Vercelli?
La legge. Il decreto del 1990 prevede un calcolo su superficie e competenza e, in base alle portate derivate disponibili, dopo che l’ufficio idrometrico di Coutenza Canali Cavour, gestito da Est Sesia, si confronta con l’ufficio idrometrico di Ovest Sesia, vengono ripartite le risorse, con puntuali verifiche.
Qual è il checkpoint Charlie dell’acqua tra Vercelli e Novara?
Lo scaricatore di Formigliana, la consegna avviene all’altezza del ponte Cervo, dove una volta c’era un misuratore meccanico, collegato alla sede degli uffici di via Negroni, a Novara. Ora il sistema è elettronico.
GESTIONE DELLE ACQUE
Quanta acqua gestite?
A portata massima, per alimentare oltre 10mila chilometri di rete dobbiamo avere 60 metri cubi secondo dal Canale Cavour e 70 dal canale Regina Elena, 12 dalla Roggia Mora da Sesia e 27 dal Roggione di Sartirana da Sesia, e 22 dal Naviglio Langosco, 9 dal Naviglio Sforzesco, 10 dalla Magna Castellana, queste ultime tre dal fiume Ticino.
Da quando si pratica la semina a file interrate – in asciutta – la domanda di dispensa coincide, come accaduto anche nel 2025, con le esigenze del mais, si entra quindi in sofferenza, anche a causa dei sempre minori apporti nevosi dalle Alpi, sia anche perché la semina in asciutta non contribuisce a rimpinguare la falda e a alimentare molte risorgive, per una mancanza di un apporto molto significativo nel comprensorio.
Ma il problema maggiore è l’hydropeaking, cioè gli sbalzi di portata provenienti dal fiume Po e dalla Dora Baltea: in brevissimo tempo possiamo trovarci con la portata dimezzata o raddoppiata e questo apporto, maggiore o minore, va gestito in tempi rapidissimi, il che spiega anche la ragione per cui esiste una persona cui viene delegata la decisione tecnica su quali canali utilizzare per fare in modo di arginare la piena, quando la risorsa eccede, o assicurare che l’acqua arrivi il più lontano possibile e a tutte le aree possibili, quando è poca e non “cammina”.
L’hydropeaking è una bestiaccia: stiamo studiando come governarlo ma servirebbero investimenti importanti, come quelli che stiamo esaminando alle Tombe del Sesia, dove si potrebbe bacinizzare un milione di metri cubi, per il quale stiamo lavorando con il Politecnico di Milano.
La rete è in grado di aiutarvi in queste manovre?
Stiamo investendo sul canale Regina Elena, sul diramatore Vigevano, sulla roggia Busca e sulla roggia Biraga ma non è un mistero che la rete ha oltre un secolo fa, su una domanda irrigua diversa da quella di oggi. Far camminare l’acqua è frutto di calcoli e di scelte basate su calcoli, logico che l’agricoltore rimasto a secco pensi a oscuri complotti. Se poi si esaminano le scelte alla luce dei vincoli fisici e regolamentari si capisce che facciamo proprio il massimo. E il massimo ha fatto il personale Est Sesia anche nelle nottate terribili del 2025.
CRITICITA’ STRUTTURALI
I problemi ci sono stati anche quest’anno…
Esatto. E a riprova che c’è sempre da imparare, quest’anno il lago Maggiore ha aiutato il Cavour, sopperendo alle carenze di Po e Dora Baltea, come non era mai successo. Abbiamo avuto un calo drastico del Po e della Dora Baltea e non riuscivamo a far fronte, con il 70% di riduzione, alle richieste, temendo di collassare. Poi è arrivato pure l’hydropeaking e ho dovuto lavorare d’esperienza, spostando l’acqua di parte del comprensorio, per tramite di turnazioni, aiutandoci dopo rapido confronto con le parti datoriali, con il Diramatore Alto Novarese. Siamo riusciti a salvare i raccolti ma che fatica! Per tornare alla rete, è evidente che è sempre sotto stress e non è dimensionata per far fronte all’hydropeaking . La rete costruita intorno al Cavour è nata per gestire portate costanti. Aggiungiamoci che le centrali idroelettriche sui grandi invasi alpini rilasciano la risorsa idrica quando conviene a loro e non c’è verso di fare una politica di bacino.
REGINA ELENA E DEFLUSSO
Perché i lavori al Regina Elena sono così importanti per Est Sesia?
Le perdite valgono complessivamente circa 12 metri cubi al secondo, quasi pari alla portata del Diramatore Vigevano. Speriamo che proseguano con gli altri lotti.
Concludiamo con il vituperato deflusso. La legge regionale non è (ancora) impugnata. Qual è la situazione?
Conclusa la sperimentazione sul fiume Ticino, abbiamo in atto una sperimentazione sulla Dora Baltea. Questa ci consente di derogare al deflusso ecologico. Abbiamo iniziato anche a lavorare sul fiume Po e sul fiume Sesia. Si dovrebbe aprire una discussione ampia, anche con il mondo ambientalista. Si dovrebbe spiegare che senz’acqua non muore solo l’agricoltura ma tutta la pianura irrigua, compreso l’ecosistema.
La legge nazionale sulla qualità dei fiumi è ideologica, estremizzando le indicazioni della legge quadro del 2000 e quelle europee. Queste ultime non parlavano neanche di portate minime. La normativa nazionale andrebbe rivista, perché se la siccità proseguirà e il livello dei fiumi resterà basso per molti mesi dell’anno scatterà il divieto di derivare e con esso, di fatto, quello di coltivare e di abitare ampie zone della Pianura Padana. Autore: Paolo Viana
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