FEDERBIO: BASTA COL DOSSIERAGGIO

Il presidente propone un distretto del riso biologico in Piemonte. «Ma la Regione non faccia come Roma...»

carnemolla Basta col dossieraggio che sputtana tutti. Fuori i nomi dei furbetti del biologico. La filiera del bio è disponibile a sottoscrivere un protocollo con la Regione Piemonte per definire criteri di controllo, ma non deve succedere come con il governo nazionale, che impone le soluzioni dall’alto. Questo è il succo dell’intervento di Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, al tavolo aperto sul riso biologico che la Regione Piemonte ha attivato ieri a Vercelli, nella sede del Cra (QUI PUOI LEGGERE LA CRONACA). L’intervento di Federbio era molto atteso dopo lo scambio di “letteracce” tra l’organizzazione che riunisce i produttori di bio e le Regione, che abbiamo pubblicato nei mesi scorsi. Carnemolla ha accusato genericamente una parte del settore risicolo e i media di «dossieraggio continuo» dal 2014, prendendo le distanze dai furbetti che aderiscono a questa coltivazione, ottenendo prezzi all’origine superiori a quelli del prodotto convenzionale, ma mostrano rese incomprensibilmente identiche a quelle del riso trattato con concimi e diserbanti non autorizzati dai disciplinari. «Noi non temiamo le segnalazioni e la collaborazione con le autorità ma sul mio tavolo non arrivano nomi e cognomi…» ha detto Carnemolla, affermando che comunque, oggi, i certificati rappresentati da Federbio effettuano il doppio delle visite su riso e 4 volte le visite non annunciate rispetto ad altri settore, avendo peraltro raddoppiato i prelievi. Fin qui l’arringa difensiva, seguita da un botta e risposta con un risicoltore di Pavia, Adriano Bandi.

Ma Federbio, ieri a Vercelli, ha anche rilanciato, chiedendo di intensificare la ricerca – peraltro, è stato detto durante i lavori, esisterebbero già i dati di una produzione biologica piemontese su 10mila ettari cui attingere, se non fosse che su quei 10mila ettari iperproduttivi gravano troppi sospetti… – e ha affrontato il nodo della contaminazione ambientale: «Se il terreno e l’acqua sono contaminati possiamo fare bio? Noi diciamo che dobbiamo farlo, per invertire la tendenza. Anzi, credo che si debba fare un distretto dell’agricoltura bio e farlo adesso che ci sono le condizioni di mercato per colmare le minori rese con il prezzo più elevato che è riconosciuto al prodotto». Carnemolla ha ricordato anche che attualmente i terreni non sono classificati in base alla contaminazione ed è quindi impossibile decidere che in una data area non si possa fare riso bio in quanto quel che esce da quel terreno è viziato all’origine. Conclusione: «siamo disponibili a fare un protocollo d’intesa con la Regione, anzi ci sono le condizioni per fare un piano di conversione al bio su un distretto, il che costituirebbe un elemento straordinario di marketing territoriale». L’intero intervento di Carnemolla si può seguire nel video che riproduciamo. Inoltre, sulla pagina Facebook di Risoitaliano si può assistere al dibattito tra il presidente di Federbio e un risicoltore di Pavia.

 

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Risicoltura
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